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PARLIAMO DEI VECCHI SITI GEOLOGICI PER CONSERVARNE LA MEMORIA
IL CONTESTO TERRITORIALE DELLE TAGGHJATE

IL COMPRENSORIO DI MONTE BELVEDERE-SANT'ELIA-MONTEDORO NEI COMUNI DI SAN GIORGIO JONICO, ROCCAFORZATA E FAGGIANO


(a cura di: Prof. G.nni Carafa)
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Sempre su via Vittorio Emanuele, quasi di fronte all'unica edicola (rivendita di giornali) del paese, è l'ex sede della Casa Comunale, un'antica e semplicissima struttura architettonica raggiungibile con una significativa inerpicante scala in pietra viva; i recenti restauri le hanno restituito tutto il fascino del tempo (Foto nr. 47).

Faggiano, ex Casa comunale
Foto nr. 47 - Faggiano, ex Casa comunale

In ogni dove il paese è nel paesaggio e il paesaggio è nel paese; ad esempio, risalendo via Skanderbergh, la via per Roccaforzata, e sostando all'incrocio con via Matteotti , in corrispondenza della vecchia fontana pubblica EAAP (Ente Autonomo Acquedotto Pugliese), (Foto nr. 48) è possibile deliziarsi della veduta in discesa della stessa via aprentesi all'orizzonte con una stupefacente veduta del versante ovest del monte Sant'Elia e più in là di Monte Belvedere (Foto nr. 49-50).

Faggiano, supestite vecchia fontana pubblica EAAP
Foto nr. 48 - Faggiano, vecchia fontana pubblica EAAP
Faggiano,  paese e paesaggio, la pineta
Foto nr. 49 - Faggiano, paese e paesaggio, la pineta
Faggiano, veduta su Monte Sant'Elia
Foto nr. 50 - Faggiano, veduta su Monte Sant'Elia

La veduta è ancor più suggestiva in piena estate nelle forti componenti cromatiche della vegetazione spontanea: giallo oro, e tutte le variazione dei verdi vescica, nonché del grigio calcareo. Più a valle, invece, è via Verdi che aprendo ai piedi del rilievo si prolunga nell'antico tratturo di collegamento intercomunale con le Tagghjàte di San Giorgio Jonico (Foto nr. 51). Ma, tornando nel paese, non da meno sono le vedute che concludono via del Monte e via Trento sul declivio del Montedòro e le prime delimitazioni arboree della insistente pineta.

Faggiano, ulivi sul prolungamento di  Via Verdi
Foto nr. 51 - Faggiano, ulivi sul prolungamento di via Verdi
LE CAVE DISMESSE

Le ultime propaggini del paese, in direzione della frazione di San Crispieri, aprono ad un susseguirsi di segni di un nefasto recente passato di invasivi interventi di cava: un vero attacco all'ambiente e al paesaggio. I fronti a tutta vista , al contrario del lineare andamento delle Tagghjàte, interrompono ritmicamente, in ogni dove, la continuità territoriale. Solamente il naturale ristabilirsi cromatico della nuda roccia (dilavaggi) restituisce una qualche nota di accoglimento visivo nelle sue variegate intonazioni terra; il restante è ascrivibile ad una mera pietosa archeologia industriale, anche qui, frutto delle vicissitudini di un'imprenditoria allegra che ha avuto la meglio sulle istanze più vere del territorio e dell'ambiente quando ancora la coscienza culturale del relativo portato non era di dominio pubblico. Ma, allora, domandiamoci pure, l'uomo
contemporaneo, qui, cosa fa, come si esprime e, soprattutto, come si pone nell'ambito del recupero, della salvaguardia e della valorizzazione del bene ambientale?

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