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PARLIAMO DEI VECCHI SITI GEOLOGICI PER CONSERVARNE LA MEMORIA
IL CONTESTO TERRITORIALE DELLE TAGGHJATE

IL COMPRENSORIO DI MONTE BELVEDERE-SANT'ELIA-MONTEDORO NEI COMUNI DI SAN GIORGIO JONICO, ROCCAFORZATA E FAGGIANO


(a cura di: Prof. G.nni Carafa)
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PARTE PRIMA
Al fine di rendere l'inscindibile unicum culturale-storico-etnico-antropico-paesaggistico-naturalistico del contesto territoriale di appartenenza dell'emergenza “Tagghjate” di San Giorgio Jonico (Taranto), si propone, qui, di seguito, un breve itinerario turistico di viaggio nel comprensorio di più diretta afferenza.

I territori oggetto della presente insistono, per quanto qui interessato, sull'evidenza orografica Monte Belvedere-Sant'Elia-Montedoro, denominazione questa agevolmente assumibile in termini di “comprensorio” anche se i diversi toponimi di cui essa si compone trovano il proprio idioma nelle singole identità locali di volta in volta più direttamente spazialmente coinvolte, e, segnatamente: San Giorgio Jonico, Roccaforzata e Faggiano, comunità, queste, site nel versante sud dell'ultima propaggine della murgia Tarantina, pertanto, in area salentina.

SAN GIORGIO JONICO
Generalità e cenni storici

E' situato nel quadrante sud-est della provincia di Taranto lungo le direttrice per Brindisi (ex SS. 7 Appia) e Lecce (SS.7 ter). Ha circa 16 mila abitanti e da sempre ha vocazione agricola. E' adagiato sul versante nord-est del cosiddetto Monte Belvedere, un'evidenza orografica la cui sommità (pianoro) si colloca a 135 m.s.l.m. a mo' di balcone naturale sulla piana del vicino capoluogo scorgentesi all'orizzonte ad appena 13 Km ad ovest. Si arrampica sul colle secondo una successione di calcinati caseggiati cubici che ancora fino ai primi anni '60 del secolo scorso erano maggiormente evidenti. Le origini storiche sono controverse a causa di dati documentari dubbi, specialmente quelli riferiti a prima del secolo XVI per gli incerti riferimenti allo specifico nome della località (San Giorgio). Nonostante ciò la comunità così come si è etnicamente sedimentate ha tradizioni rientranti nella cosiddetta Albania tarantina, quel primo nucleo di coloni orientali che nel XV sec., guidati da Giorgio Castriota Scanderbeg, occupò i casali diruti avuti in concessione per i servigi resi nel soccorrere la corona d'Aragona nel sedare la famosa congiura dei baroni intentata anche dai prìcipi Orsini di Taranto. L'originaria osservanza del rito greco-ortodosso, documentata sin dalla seconda metà del XVI sec. dal resoconto delle Sante visite di Monsignor Lelio Brancaccio di Taranto e da quelle successive, è stata via via soppiantata in modo subdolo dal rito latino.

Ad un'attenta lettura di alcuni modi di dire e di fare, di superstiti vestigia di usi, costumi e tradizioni il substrato culturale d'origine della comunità rivela, pur se timidamente, le sue più genuine connotazioni specialmente in quello che da sempre è stato l'umile, semplice e inconsapevole proprio portato valoriale: la cucina etnica, quella locale, che è dato conoscere ed apprezzare quasi unicamente nel più intimo privato familiare.

Il paese
Piazza Regina Margherita (già)

La visita può senz’altro iniziare dal cuore più antico del paese, Piazza San Giorgio (già, Regina Margherita) (Foto nr. 1).

Piazza San Giorgio  (già Regina Margherita)
Foto nr. 1 - Piazza San Giorgio

E’ la tipica piazza che accomuna tanti paesi di questa parte del Mezzogiorno d’Italia. Su di essa si affaccia l’immancabile palazzo gentilizio (popolarmente conosciuto col nome dell’ultima famiglia che lo ha abitato: De Siati) che con un po’ di fortuna (reperendo i giusti referenti) potrebbe essere visitato, una visita, questa, tanto necessaria quanto ignara alla maggior parte dei sangiorgesi (Foto nr. 2).

Palazzo de Siati
Foto nr. 2- Palazzo De Siati

Un palazzo sòbrio nei suoi lineamenti architettonici esterni dove si distingue subito il grande portale d’ingresso (Foto nr. 3) - una tempo, evidentemente, anche passo d’accesso per carrozze - gelosamente celante, all’interno, l’esistenza di un atrio dalla pluralità di affacci arcuati privati e scalinata monumentale d’accesso ai piani superiori. Pare che le ampie stanze d’abitazione siano decorate da un’insolita presenza pittorica di volta (affreschi) ed altro (stucchi?) oltre che dal tradizionale severo mobilio.

3) Palazzo De Siati: portale d'ingresso
Foto nr. 3 - Palazzo De Siati: portale d'ingresso

Sulla vecchia farmacia del centro (Calò-Mùrgolo) il palazzo presenta una graziosa balconata ad affaccio diretto sulla piazza. Nei tempi passati si ricorda una significativa presenza floreale, a mo’ di volta, con bouganiville e ricchi vasi di gerani, bocche di leone e garofani rossi sporgenti dalle colonnine tufacee della balaustra; un tocco di verace solarità mediterranea (Foto nr. 4).

Palazzo De Siati: balconata
Foto nr. 4 - Palazzo De Siati: balconata
L’ex Palazzo Municipale

Sul lato opposto fa da eco il vecchio palazzo di Città (ex Municipio), anch’esso affacciantesi sulla piazza con la sua significativa balconata cerimoniale (appena sovrastante la lapide ai caduti della Grande guerra) memore di tanti passati nostalgici proclami cittadini (Foto nr.5).

Ex Palazzo municipale: balconata cerimoniale
Foto nr. 5 - Ex Palazzo municipale: balconata cerimoniale

La sottostante esterna, appartata, piccola, vecchia scalinata laterale d’accesso, invece, solamente all’interno trova il suo naturale proseguo in quella maggiore, ufficiale, recante i segni del tempo nel suo lastricato di pietra viva consunta. Anche qui, una breve visita è rivelatoria: un inaspettato susseguirsi di corridoi e piccoli pertùgi (vani) – adattamenti per le necessità amministrativo-funzionali della piccola comunità di un tempo - insistenti su due piani di livello accompagnati da ampie vetrate interne, il tutto, quasi in un interminabile gioco al nascondiglio. Ma è l’improvvisa più volte “rimaneggiata” ex Sala consiliare a far da contrasto alla circostante detta modestia; in cambio, però, dalle sue finestre è possibile godere di una veduta unica della sottostante Piazza San Giorgio immaginando anche l’ultimo fremitante pullulante di vita attorno al quotidiano mercato cittadino dei primi anni ’60 del secolo scorso, con la corriera postale alla sua fermata, che dal cuore del paese portava al vicino capoluogo, o anche, il ritrovo serale dei tanti contadini che dal religioso ritorno dal duro lavoro nei campi convenivano lì, per pattuire la giornata successiva.

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