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PARLIAMO DEI VECCHI SITI GEOLOGICI PER CONSERVARNE LA MEMORIA
Istanza adozione progetto tagghjate
Al Signor Presidente
del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
On.le Matteo Renzi

presidente@pec.governo.it
matteo@governo.it
Ill.mo Signor Presidente,
innanzitutto mi scuso per l'inoltro della presente ad una e-mail non istituzionale; pur possedendo un casella di posta certificata governativa non sono proprio riuscito a reperire un Suo corrispondente indirizzo (*), ma non ha importanza, mentre ritengo ne abbia, e me lo auguro di tutto cuore, il poterLe comunque partecipare quanto mi accingo ad esprimere.
Sono un insegnante di ruolo di Liceo artistico di materie d'indirizzo (Discipline pittoriche), sono innammorato del mio lavoro e adoro i ragazzi, mi offrono continuamente una carica di vitalità facendomi sentire giovane come loro e sempre più impegnato a dare il meglio tanto come docente che come uomo. A volte, mi creda, non riesco proprio a dormire la notte per poter risolvere al meglio problemi pratici di organizzazione/approfondimenti didattici o a riflettere sulle eventuali mancanze ovvero riuscite della mia azione formativa, magari, del giorno precedente, consapevole del delicatissimo ruolo assolto dallo specifico professionale. Ho fatto moltissimi sacrifici per svolgere questo mio tanto desiderato lavoro; sin da quando ero giovinetto desideravo per il mio futuro rimanere nel circuito scolastico, offrire tutto me stesso e, oggi, che evidenzio già i segni argentei del tempo, sento che sia arrivato il momento di quasi lasciare alle nuove generazioni una testimonianza ancora più tangibile di un vivido vissuto specialmente d'identità territoriale e abnegazione civica, segnatamente riferita alla mia terra d'origine: la terra di Puglia, Terra Jonica (zona orientale del tarantino: la piccola comunità di San Giorgio Jonico che mi ha visto nascere e crescere).
Vivo in Sardegna da circa vent'anni, è una terra incantata che mi ha accolto nel suo grembo e offerto quelle opportunità professionali da me tanto agognate, e, di ciò, ne sono infinitamente grato anche al Signore Iddìo.
Qui, i ragazzi mi fanno ricordare ancora il ragazzo che ero e che forse sono ancora; è bello! E' magnifico! Certamente, la mia formazione d'origine ha offerto le basi di sviluppo a quello che in me era solamente in potenza, lo riconosco, ma quasi per uno strano destino sembra proprio che solamente l'attuale mio impegno lavorativo riscatti (?), o, forse sarebbe meglio dire, confermi ciò che nella amata terra d'origine mi è sempre stato negato e, quindi, rimaneva sempre allo stato di pura intenzionalità: la possibilità, cioè, di vedere concretamente e sinceramente applicati i frutti della propria specifica formazione maturati nel corso di tanti anni di studi prima, e di approfondite riflessioni poi; quasi un voler restituire alla società quel naturale innegabile impegno che ad essa ogni cittadino di dovere deve.
Ma non è per una personale aspirazione di riconoscimento che esprimo queste mie, anzi; ora che gli umori giovanili sono lontani, posso veramente dire di poter guardare la realtà con molta più serenità d'animo e sincera umiltà d'intenti e d'azione.

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Era una sabato primaverile dei lontani e mitici anni '60, l'ultimo anno di scuola media, e la classe per protesta verso la disposizione del preside che non aver accordato la sospensione delle lezioni nella ricorrenza del santo patrono (San Giorgio martire), sobillata anche dai compagni più avanti negli anni di studio (...), decise in massa di disertare le lezioni del giorno. Dopo un attento esame sul da farsi, anche al fine di sottrarsi all'ineludibile (oggi, salutare) vigilanza sociale del vicinato paesano, si optò per il trascorrere l'intera mattinata sulle adiacenti pendici del Monte Belvedere, pertanto, una vera scampagnata. E' inutile dire che il diretto rapporto con la natura, lo scoprire di persona tutte le evidenze ambientali, storiche, antropiche e paesaggistiche di tale sito (che col suo pianoro a 135 mt s.l.m. - ultima propaggine della Murgia tarantina – costituisce un vero e proprio balcone naturale sul golfo di Taranto) mi trovava continuamente stupìto, meravigliato di una conoscenza del territorio che i più smaliziati adulti compagni nell'ambito delle loro illustrazioni d'avventura facevano sfoggio; il Monte – così nel gergo paesano è chiamato il rilievo - era il luogo delle loro abituali frequentazioni (!?).
Una giornata, quella, veramente indimenticabile, trascorsa in una occasione di sincera amicizia, aggregazione (anche se pur sempre nell'aura di un avvincente “collodiano”). Molte furono le esperienze e le emozioni di quel trascorso, varrebbe proprio la pena di scrivere un bel racconto (…), chissà se un domani non decida in merito! Comunque, verso mezzogiorno – partecipato anche dal lontano suono dell'antico campanile della chiesa madre del paese - sulla strada del ritorno, allorchè l'allegra ciurmaglia transitava sul versante ovest della collina, prontamente, quasi come una vedetta, il più audace dei compagni adulti partecipava al gruppo tutto l'imminente ingresso-tour (?!) all'interno delle Tagghjàte. Il nome ai più era familiare, ma di fatto in cosa esse consistessero era un vero mistero, come, d'altronde – l'ho scoperto solamente più tardi negli anni - lo era e forse lo è ancora per la stragrande maggioranza dei compaesani.
Si tratta di vecchie cave di tufo dismesse delle quali rimando dettagliatamente al documento di Proposta di progetto di recupero, salvaguardia e valorizzazione ”Notturono alle Tagghjate” allegato alla presente (Vedasi).
La visita alle Tagghjàte per me si rivelò essere un vero e proprio innammoramento a prima vista in un continuo meraviglioso crescendo inatteso. Per i più, dopo il primo curiosare, esse sono state quasi null'altro che un ameno luogo di gioco, scherzi, lontano da tutto e da tutti, ma per me quello era stato un vero imprinting di un incognito, recondito - non saprei -, di un qualcosa di diverso, di strano, prontamente partecipato al mio amico intimo di sempre, anche se, a dir il vero, non sempre lui è ugualmente rimasto del tutto ammaliato dalla mia fascinazione. Tralascio ogni altro particolare degli accadimenti e della conclusione della escursione (?1) nonché, delle inevitabili giuste conseguenze e preoccupazione degli adulti tanto in ambitro familiare che scolastico (…).
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Quell'esperienza - segnatamente riferita alle Tagghjàte – da quel momento è stata un mio sogno nascosto, un auspicato orizzonte seppur, allora, rimasto momentaneamente nell'ambito di una sospensiva conoscitiva di vita, di rimando a tempi formativi più maturi capaci di poter offrire all'occorrenza un valido chiarimento di quel “primum movens”. Gli studi liceali artistici prima e quelli d'Accademia poi, nonché le successive esperienze e riflessioni altre di approfondimento, hanno dato il “la” a sollecitazioni sociali atte a diffondere-sviluppare la coscienza del portato valoriale delle Tagghjàte, di tale bene storico, paesaggistico, ambientale e culturale (per ogni considerazione specifica rimando al citatò documento di Proposta di progetto di recupero, salvaguardia e valorizzazione).

La mia obbligata scelta di vita lontana dai luoghi di origine e la sconcertante constatazione del perseverante oblìo sociale nei confronti delle Tagghjàte, del loro degrado e abbandono e della sempre più urgente ed ineludibile necessità di recuperarle, salvaguardarle e valorizzarle - magari coinvolgendo il mondo dell'associazionismo culturale, ambientalistico, dei privati cittadini e delle istituzioni locali e non - e, ancor più, la distorsione informativa riscontrata in merito alla problematica stessa, ora anche copiosamente diffusa dalle enormi possibilità offerte dal web e da un suo sconsiderato uso spesso lontano dalle vere istanze di ricerca-restituzione di un'identità che una comunità ha smarrito, hanno indotto lo scrivente, nell'ottobre 2013 (formalizzazione tramite E-PEC del 09/X/2013 e segg.), a proporre all'ente locale istituzionale (Comune di San Giorgio Jonico) un progetto di recupero delle Tagghjàte, un progetto rispettoso delle istanze ambientali, culturali e paesaggistiche (Vedasi, file-Proposta in allegato).

A tutt'oggi non avendo ancora avuto da parte del detto ente territoriale istituzionale alcun riscontro in merito - pur nell'ambito di una “Proposta” offerta in forma del tutto gratuita - senza la richiesta di alcun corrispettivo economico (Vedasi, documento) -

FACCIO APPELLO


alla Sua sensibilità, Signor Presidente, perchè Ella voglia accogliere, “adottare”, direttamente sotto l'egida dell'azione del Governo della Repubblica Italiana, la citata “Proposta” progettuale, visto, anche l'impegno politico che Codesta Istituzione centrale ha assunto per l'area jonica nell'ambito delle varie possibili incombenze territoriali altre di riscatto più che la sola esclusiva monocultura ILVA.

Pertanto, un'istanza, questa, di far propria la citata “Proposta”, magari facendo ricorso al sicuro maggior qualificato competente supporto progettuale-tecnico-operativo del Suo ufficio.

E' consigliabile, infine, prendere visione dell'intera “Proposta progettuale” anche laddove l'aspetto propriamente tecnico (“Seconda parte” del documento-Progetto) possa, di necessità, sembrare più pedante, mentre, invece, è possibile, al suo interno, evincere spunti di ricaduta diretta sul territorio in termini di nuova diversificata produttività/occupazione che un augurabile costituendo “Parco delle Tagghjàte” garantirebbe e, più estesamente, un ripensamento in termini di “comprensorio” dei territori viciniori dell'intera evidenza orografica di Monte Belvedere (comune di San Giorgio Jonico), Monte Sant'Elia (comune i Roccaforzata) e Montedoro-Monte Sant'Angelo (comune di Faggiano) nelle rispettive valenze storico-antropico, paesaggistiche ed, ambientali (Vedasi, altro file allegato: Metamorfosi dell'immaginario delle rovine, dal parco delle Tagghjate al comprensorio del Belvedere, del 29 giugno 2013 - a suo tempo partecipato ai Sigg. Sindaci delle comunità territoriali succitate).

Nel ringraziarLa anticipatamente per l'attenzione che vorrà dedicare alla presente, Le porgo, Signor Presidente, i più cordiali saluti e l'augurio di un proficuo anno nuovo.

ORISTANO, 01 gennaio 2015

(Prof. Giovanni CARAFA)


Note:
(*) In realtà solo all'ultimo momento, poco prima di procedere all'inoltro, sono venuto a conoscenza della E-PEC istituzionale a cui ora la presente è diretta; di fatto, però, ho ancora problemi nella trasmissione, nonostante la pregiata collaborazione della Sua Segreteria e del Centromessaggi di codesta Presidenza, sembra che la mia casella di posta certificata governativa aperta a Poste italiane comporti … cosa? … non saprei: ogni volta all’atto dell’invio mi compare la scritta in rosso: “destinatario presidente@pec.governo.it non ammesso”. Pertanto, non sono sicuro che il presente corpus-documenti Le perverrà – tenterò in varie modalità; me ne scuso anticipatamente.

INDIRIZZO
(per ogni eventuale comunicazione)

Prof. Giovanni Carafa
Via...

cell...
e-mail: crfgnn@gmail.com
E-mail PEC: giovanni.carafa-0306@postacertificata.gov.it




PS., Oltre ai files di seguito indicati in allegato, per motivi strettamente tecnici di trasmissione, procederò, con altro invio a parte, a produrre un corpus integrativo di nr. 15 (quindici) files-foto relativi alle evidenze signiche delle Tagghjàte sangiorgesi al fine di rendere una più immediata lettura anche visiva del portato valoriale delle stesse.
ALLEGATI:


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Trovapiante