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PIANTE GRASSE

Welwitschia mirabilis
la pianta grassa più strana al mondo

La Welwitschia mirabilis è una pianta che ritroviamo nell'Africa sud-occidentale, nelle zone desertiche del Kalahari e del Namib, tra l'Angola e la Namibia. È l'unica specie dell'ordine Welwitschiales e della famiglia delle Welwitschiaceae.

Si tratta di una gimnosperma (come a esempio le cicas, il Gingko biloba, i cipressi e le conifere in generale) e cresce là dove ci sono le nebbie, entro 25 - 120 km dalla costa, lungo una striscia di circa 1000 km, che va dal Kuiseb River, in Namibia, a Moçamedes, in Angola.

E' una pianta perenne con due enormi foglie non caduche che esce completamente dagli schemi tradizionali di vita delle piante dei subdeserti. Questo perchè non è una pianta del deserto, ma è un incredibile adattamento a un clima arido di un’albero della foresta.

La Welwitschia mirabilis appartiene a un gruppo di piante molto antiche che hanno avuto la loro massima diffusione 135-205 milioni di anni fa, quando i deserti erano delle foreste pluviali. Possono essere considerate a tutti gli effetti gli ultimi alberi d’una foresta preistorica.

Fu scoperta per la prima volta da Friedrich Martin Joseph Welwitsch (da cui il nome), medico e naturalista austriaco che scoprì la Welwitschia, vicino a Cabo Negro in Angola, il 3 settembre del 1859.

Welwitschia mirabilis

Charles Darvin la definì l’ornitorinco del regno vegetale (nota 1).

Ha un fusto molto breve e massiccio e due enormi foglie nastriformi che vivono tutta la vita e crescono sfilacciandosi al contatto del suolo rovente del deserto.

Le Welwitschia mirabilis crescono senza sosta, 10-20 cm all’anno. Potrebbero teoricamente raggiungere il metro e mezzo di larghezza e una lunghezza indefinita, ma nel loro continuo movimento le punte toccando il suolo si bruciano e quindi si sfilacciano e col tempo si spezzano in tante strisce, lungo le nervature. E’ l’unico caso di foglie che crescono perennemente. Un tessuto meristematico produce di continuo nuove cellule e nella sua lunga vita questa pianta fabbrica almeno 1.000 m2 di foglie!

Ciascuno individio può vivere fino a 2.000 anni. 

Le foglie della Welwitschia mirabilis sono dure, coriacee, mancano del rivestimento ceroso tipico di molte piante del deserto e offrono al sole una superficie enorme, come se la pianta abbondasse d’acqua.

Per quanto riguarda gli stomi, si potrebbe pensare che ne abbiamo pochissimi, pensando alle perdite legate alla fotosintesi nel deserto. Al contrario, ne contano oltre 250 per mm2, su entrambi i lati, più della maggior parte delle piante. Un ricordo, forse, della vita trascorsa, milioni d’anni fa, nelle foreste pluviali. Si pensa che abbiano mantenuto questa caratteristica perchè più stomi ci sono, più acqua possono assorbire al mattino. Poi, durante il giorno, quando l’aria diventa molto calda e asciutta, gli stomi si chiudono. Infatti la Welwitschia mirabilis adotta il metabolismo CAM (Crassulacean Acid Metabolism), scoperto per la prima volta in un gruppo di piante grasse, le Crassulaceae. In pratica la pianta apre gli stomi di notte o all’alba, quando fa fresco e l’anidride carbonica può entrare senza che il vento e il caldo si portino via troppa acqua. La CO2 viene trattenuta in acidi organici e viene trasformata successivamente col sole, in zuccheri e amidi. Sorprendente!

Sono piante dioche vale a dire che ci sono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili.

Per quanto riguarda l'impollinazione, questa è affidata al vento, in pratica però se ne occupa un insetto, il Probergrothius sexpunctatus, che vive quasi in simbiosi con la Welwitschia mirabilis. Passa gran parte della sua vita succhiando i coni femminili, e favorendone l’infezione da parte di funghi microscopici, contribuendo così a far si che dei 10.000-20.000 semi teorici per pianta, se ne salvino solo 20-200 all’anno. I semi, una volta formati non vanno molto lontano dalla pianta madre ma cadono li vicino. Dato però che le risorse di acqua e nutrimento sono molto scarse, le giovani piante non entrano in competizione con la pianta madre e si organizzano per crescere a una certa distanza. Infatti i semi sono ricoperti da potenti inibitori germinativi (per rimuoverli occorrono almeno 25 mm di pioggia, continua o concentrata in 2-3 giorni ) e il Probergrothius sexpunctatus, provocando la morte e la caduta della maggior parte dei semi, fa si che questi si sciolgano quasi tutti alla base della pianta madre. In breve il terreno intorno è intriso di sostanze antigerminative e in questo modo la nascita di altre piante è impossibile e si salveranno solo i semi che sono caduti lontano dalla pianta madre..

Semi di Welwitschia mirabilis
Nota 2

L’impollinazione, avviene fra novembre e marzo. Dopo di che i coni femminili si gonfiano, le scaglie si sollevano e i semi vengono dispersi dal vento. I semi, ricchi di proteine e carboidrati, sono estremamente igroscopici e possono aspettare anche 3 anni per germinare, aspettando che le condizioni ambientali lo permettono.

Le radici della Welwitschia mirabilis si allungano di diversi metri nel terreno e sono profonde quanto la larghezza della pianta. Svolgono un’importante funzione di riserva e assorbono, con le loro ramificazioni laterali, l’acqua che filtra nel sottosuolo. Inoltre è stato osservato che le enormi radici a forma di carota, emettano nel suolo delle sostanze tossiche.

Insomma... abbiamo a che fare con un grande capolavoro della natura.

 

Note
1. L'ornitorinco è considerato un mix tra anatra, castoro, lontra e scorpione: l'anatra per il becco e per le zampe palmate, il castoro per la coda e la lontra per il corpo e per il pelo. Lo scorpione perchè i maschi sono anche velenosi. Sui talloni delle zampe posteriori hanno speroni pungenti che possono usare per attaccare con il veleno qualsiasi nemico La riproduzione dell'ornitorinco è pressoché unica. È uno dei soli due mammiferi a deporre uova (l'altro è l’echidna).

2. Immagine concessa sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported per gentile concessione di Bries


Fonti bibliografiche online: Monano Nature Encyclopedia

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