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La forza dei piccoli grandi passi: la transumanza ieri e oggi

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Dopo l’Unità d’Italia, soltanto alcuni percorsi tratturali di un certo rilievo e strettamente necessari all'esercizio della pastorizia quali “Aquila-Foggia”, “Celano-Foggia”, “Pescasseroli- Candela”, “Castel di Sangro-Lucera”, venivano conservati nella loro consistenza originaria,mentre per le reti di minore importanza, venne prevista la vendita (anche se in realtà rimasero proprietà statale) oppure la trasformazione in strade ordinarie. Tale situazione probabilmente è stata determinata dalla necessità di legittimare il possesso abusivo dei suoli, attenuando in questo modo le rivolte delle masse contadine e bracciantili affamate di terra. Questa tendenza venne accentuata in epoca fascista, in sintonia con l'ideologia dominante che auspicava un forte incremento della produzione agricola e, pertanto, i tratturi registrarono un profondo cambiamento nella loro destinazione d'uso venendo, di fatto, trasformati in strade rotabili oppure destinati alla coltivazione dei cereali. Questo scenario rimase invariato perlomeno sino agli anni settanta, periodo nel quale avvenne la gran parte di abusi ed usurpazioni dei tratturi, poi legittimati in vario modo, ma si sviluppa anche una tiepida attenzione per le esigenze di conservazione dei percorsi. In effetti, verso la metà anni ‘70, venne emanato il Decreto del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali del 15 giugno 1976, che attribuisce al patrimonio tratturale una valenza culturale e ambientale; quello che resta della rete viene dichiarato inalienabile in quanto meritevole d'interesse per l'archeologia e la storia economica, sociale e culturale e, pertanto, è sottoposto alla tutela della Legge nazionale 1089/39 relativa ai beni culturali.

La transumanza e il tratturo

I resti del tracciato del grande Tratturo Magno L’Aquila Foggia, che, passando tra il Castello di Pietranico e quello di Ripalta (situato nello stesso territorio del paese) raggiungeva il territorio di Corvara per poi sostare in località Forca di Penne, e quindi arrivare, dopo aver transitato per Capestrano, Navelli e Caporciano a Santa Maria di Collemaggio de L’Aquila. Una deviazione del noto Tratturo Magno L’Aquila-Foggia, che, deviando in località ponte delle fascine di Rosciano, dopo aver attraversato il territorio di Alanno - in località S. Maria delle Grazie - e la dorsale Ciappino di Pietranico - in località Santa Maria della Croce - passava a sud est del Borgo pietranichese per poi andarsi a ricongiungere in località S. Antonio al predetto Tratturo Magno L’Aquila Foggia a nord di Pietranico, il più imponente ed importante dei tratturi che già prima dell’età romana ma soprattutto dopo il medio evo permettevano a milioni di pecore di raggiungere i verdi pascoli d’Abruzzo in primavera e poi ritornare nelle Puglie con l’approssimarsi dell’autunno.

La transumanza e il tratturo

L’attività pastorale

Ogni masseria di una certa consistenza possedeva un suo gregge la cui grandezza dipendeva dall'ampiezza dell'azienda e dalla disponibilità di pascolo. Il complesso di bestiame, ambienti, pascoli e strumentario connesso con l'allevamento ovi-caprino costituiva la masseria di pecore e/o capre, che spesso aveva una gestione affatto distinta rispetto alla masseria di campo, cerealicola. I due sistemi gestionali più in voga erano la società, con la divisione del guadagno ricavato dalla vendita dei prodotti (formaggi, agnelli, capretti, lana) e l'affitto. A sovrintendere le operazioni era il massaro di pecore, che era dotato di una giumenta per i propri spostamenti e si avvaleva di più pastori e garzoni per la custodia delle greggi.I ricetti delle pecore erano costituiti originariamente da semplici recinti e grotte, naturali o artificiali (spesso si trattava di ambienti ricavati da antichi insediamenti rupestri abbandonati e riattati), poi sostituite da jazzi, edifici più o meno complessi costituiti da più recinti (curti) scorpati (rivestiti cioè sulla sommità da rovi, gli scorpi), da arcate ricettizie ( le suppenne), dalle abitazioni dei pastori e dal casolare, ove aveva sede il camino per la trasformazione del latte nei prodotti caseari. La maturazione dei formaggi e le cure da prestar loro avveniva in appositi ambienti, gelosamente custoditi.

Le principali dinamiche degli allevamenti degli ultimi 20 anni

C’è attualmente, a fronte della crisi degli ultimi 15 20 anni che ha visto una drastica riduzione degli allevamenti zootecnici ed in particolare bovini ed ovini sia in Abruzzo che in altre regioni italiane, una tendenza alla ristrutturazione del settore soprattutto nelle regioni come l’Abruzzo dove vi è un ritorno all’utilizzazione di superfici pascolive delle zone montane in particolare da parte di pastori che attraverso tali risorse foraggere possono aumentare le dimensioni degli allevamenti . L’allevamento degli ovini è infatti attualmente caratterizzato dalla presenza di un gran numero di allevamenti familiari e da un numero piuttosto ridotto di allevamenti che superano i 500 capi.

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Molte superfici rappresentate da pascoli permanenti sono state abbandonate con notevole impatto negativo su ecosistemi di grande rilevanza per il mantenimento della biodiversità e per il mantenimento di grandi superfici agricole utilizzabili.

Cardine fondamentale del sistema erano le locazioni, o Poste, costituite da appezzamenti di terreno erboso, che venivano date in affitto ai locati, per pascolare le loro pecore, in modo direttamente proporzionale alla consistenza del gregge. Nelle intenzioni del Doganiere era il tentativo di dividere gli erbaggi in modo più equo rispetto alle epoche precedenti, in cui chi prima arrivava prima prendeva possesso dei territori più grandi e ricchi d’erba, a scapito dei più lenti e dei più deboli. Ma con il tempo la conta delle pecore tassabili da parte dei funzionari doganali venne sostituita dalla Professazione Volontaria, cioè dalla dichiarazione del numero di pecore fatta dai locati stessi, i quali, al fine di ottenere una superficie erbosa più che abbondante per il proprio gregge, cominciarono, anno dopo anno, a dichiarare un numero di pecore superiore al reale.

La transumanza e il tratturo

La Regia Dogana assunse un atteggiamento di tacito accordo a questa specie di imbroglio, poichè esso comunque veicolava una maggior quantità di denaro nelle casse fiscali, ma al contempo favoriva quei locati che potevano permettersi di pagare cifre maggiori per avere territori migliori e più vicini alle Soste. E’ così che si perpetuava la millenaria forma di speculazione e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un’altra forma di speculazione era quella dell’accaparramento di erbaggi ricadenti in proprietà di privati, essendo quelli demaniali insufficienti per tutti. I proprietari di questi appezzamenti, constatata la ricaduta di guadagno, iniziarono a migliorare lo stato dei terreni, onde poter alzare i prezzi, e a diminuire la quota di essi dedicata alla coltivazione. Quest’ultima pratica si aggiungeva al più grande conflitto tra pastorizia e agricoltura generato dal passaggio e dall’occupazione del territorio da parte dell’esercito di uomini e di animali transumanti, il quale si è protratto nel tempo fino alla metà dl Settecento, quando una serie di fattori cominciò a minare la pastorizia a favore dell’agricoltura. Il primo di questi fu l’aumento progressivo di bocche da sfamare a causa dell’esplosivo aumento demografico: solo l’agricoltura poteva venire incontro a questa esigenza. Un secondo fattore fu lo sviluppo gigantesco degli allevamenti merinos e di altre specie negli immensi pascoli di Argentina e Australia, dove milioni di capi potevano essere allevati con minore dispendio di energie e di risorse economiche.

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Il terzo e decisivo fattore fu la Rivoluzione francese, o meglio l’arrivo dei francesi nell’Italia meridionale, i quali, nel 1806, modernizzarono la società dell’epoca con cambiamenti radicali, non ultimo quello della soppressione della Dogana di Foggia, e la messa in vendita dei territori del Tavoliere a chi volesse acquistarli a scopo agricolo: la battaglia era ormai vinta a favore dell’agricoltura, mentre una società intera, quella dei pastori abruzzesi e delle loro famiglie, si apprestava a diventare una società di emigranti.

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