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CONSERVAZIONE DELLE SPECIE E DELL'AMBIENTE
Ancora sulle stragi preistoriche
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Nel numero precedente abbiamo parlato di quello che è il caso più indagato di strage preistorica, quello dei Clovis. Vediamo ora alcuni altri casi, in zone diverse del globo. L’ipotesi di un'estinzione di grandi mammiferi da parte dell’uomo viene avanzata già da Charles Darwin e da Charles Lyell, nella seconda metà dell’ottocento; Paul S. Martin negli anni sessanta del secolo successivo approfondisce la ricerca degli indizi, ed esamina il problema in chiave mondiale: dappertutto trova conferme.

Giancarlo Lagostena - Le stragi preistoriche

I conteggi eseguiti rivelano che in Nord America si estinsero il 73 per cento dei generi di grandi mammiferi; in Sud America il 79 per cento; in Australia, l’86 per cento; in Africa, solo il 14 per cento. In Europa si hanno percentuali intermedie, e spariscono tra gli altri il mammuth, il mastodonte, il rinoceronte lanoso, l’orso delle caverne, il cervo gigante, la "tigre" dai denti a scimitarra

Europei di qualche tempo fa

Di lato, l’europeo dalle corna più grandi; è Cervus megaceros, e le corna sono da record: tre metri di apertura. Forse erano un intralcio, quando cominciò a doversi sottrarre alle attenzioni dei primi Sapiens europei, e così sparì, più o meno come il rinoceronte lanoso qui sotto, che era comune per esempio nel sud della Francia.

Giancarlo Lagostena - Le stragi preistoriche

L’Asia non è stata ancora indagata a fondo; per ora sembra presentare un quadro simile a quello dell’Europa. In Australia le estinzioni si verificano circa tra 50.000 e 40.000 anni fa, all’arrivo delle prime popolazioni di aborigeni dal sud est asiatico; l’abitudine degli aborigeni di appiccare il fuoco alla vegetazione, assieme alla caccia, spiega l’altissima percentuale di estinzioni che si ha nel continente, a danno essenzialmente di mammiferi marsupiali. Un po’ più tardi (a partire da circa 40.000 anni fa) si hanno le estinzioni europee, forse in fase con la sostituzione dei Neandertal da parte di Sapiens. In tre aree insulari in cui l’uomo arriva molto tardi, le estinzioni sono corrispondentemente recenti. Vediamole.

Lì di fronte, ma lontanissimo e diverso

Nell’Africa che sta proprio lì di fronte, l’uomo ed i suoi antenati ominidi ci sono stati fin dagli inizi, almeno per quattro milioni di anni. Ma in Madagascar stranamente ci sono arrivati solo attorno al sesto secolo dopo Cristo; lì hanno trovato un mondo diverso e straordinario, dove l’evoluzione aveva agito separatamente per milioni di anni. Quel mondo non ha resistito a lungo, al nuovo predatore.

Giancarlo Lagostena - Le stragi preistoriche

In Madagascar i primi uomini si vedono circa 1500 anni fa. L’estinzione della fauna di quell’isola inizia subito dopo, ed in 500 anni la lista delle estinzioni è quasi completa: su diciassette generi di lemuri, solo dieci sopravvivono fino a mille anni orsono.

Madagascar la conta delle perdite è ancora in corso, ma il panorama non è diverso da quello delle altre zone del pianeta.

In Nuova Zelanda la prima popolazione di polinesiani arriva circa 1000 anni fa, e vi trova una strana fauna, in cui abbondano i grandi uccelli non volatori. Questa è una caratteristica comune delle isole in cui non ci sono predatori: gli uccelli vi arrivano, man mano sviluppano dimensioni più grandi, e rinunciano al volo; evidentemente spesso volare è per gli uccelli una strategia difensiva, che in assenza di predatori diventa inutile. I primi europei che arrivano in Nuova Zelanda non fanno a tempo a vedere i moa, grandi uccelli alti fino a tre metri e pesanti più di 200 chili; gli ultimi sparirono tra il millecinquecento ed il milleottocento; in totale più di venti specie. Sull’isola che rappresenta la metà meridionale della Nuova Zelanda, la civiltà dei Maori, che deriva da quei primi polinesiani, dapprima distrusse col fuoco le foreste che ricoprivano l’isola (e la fauna che le abitava). L’erosione del suolo conseguente al disboscamento creò un ambiente degradato. La caccia eccessiva di grandi uccelli e foche fece il resto: la civiltà Maori sparì dalla Nuova Zelanda del Sud molto prima che vi arrivassero gli Europei.

Grandi arrosti, sulle isole!

Di lato, la ricostruzione di un moa, che oggi sarebbe il pollo d’allevamento ideale, se i primi neozelandesi non lo avessero estinto. Infatti, non ha ali ed ha un grande corpo carnoso, che al peso supera molti vitelli dei nostri allevamenti.

Sotto, un dodo; anche questo era un uccello molto grande, aveva carni succulente e non volava. Viveva piuttosto bene alle isole Mauritius, finchè le isole non furono raggiunte da predatori pericolosi: i marinai portoghesi iniziarono a farvi scalo nei loro viaggi verso est. Come i polinesiani, anche i portoghesi non erano vegetariani, e così il dodo si estinse in un profumo d’arrosto

Giancarlo Lagostena - Le stragi preistoriche

La conta dei grandi uccelli mancanti da secoli è in corso, in Nuova Zelanda, ed ha già raggiunto le 35 specie. La caccia come sempre è indiziata, ma si sa che su quelle due isole a sud dell’Australia il fuoco ha fatto la sua parte: esso è stato usato intensamente per disboscare il terreno e far posto alle coltivazioni; mentre "ripuliva" il terreno, arrostiva anche qualche grosso tacchino.

Nelle isole Hawaii il panorama è ancora più chiaro: vi sono stati eseguiti studi intensivi, negli ultimi vent’anni. I primi uomini arrivarono alle Hawaii nel quarto o quinto secolo, provenienti forse dalle isole Marchesi; erano quindi dei polinesiani, e portarono con sé sia piante che animali. Si ritiene che essi abbiano introdotto i polli, i cani, i maiali, e purtroppo anche il ratto. Alcuni degli animali importati non causarono problemi alla flora e fauna locale, ma i maiali, i cani e specialmente i ratti ebbero un effetto disastroso sulla fauna originaria delle isole.

Giancarlo Lagostena - Le stragi preistoriche

La popolazione umana restò bassa per alcuni secoli, poi iniziò a crescere, tanto che nel 1600 si avvicinò (secondo alcune stime) ad un milione di persone, più di quante le isole potessero mantenere.

Questo comportò di dedicare tutto il suolo all’agricoltura, e la vegetazione originaria fu quasi completamente sostituita da piante coltivate. Quando il capitano James Cook nel 1778 "scopre" le isole per gli europei, la sua nave porta con sé un bel po’ di microorganismi contro cui gli isolani non hanno difese immunitarie: la tubercolosi, il morbillo, l’influenza, la sifilide, e altre ancora. A causa di quei microbi, entro un secolo la popolazione delle isole è più che decimata, ridotta a meno di 50.000 persone; le coltivazioni del secolo precedente sono abbandonate, ed i campi si rinselvatichiscono. In quella situazione di degrado intervengono gli europei, e la distruzione di quel poco che resta della vita originaria delle isole viene quasi completata. Alle Hawaii fino agli anni ‘80 si pensava che la distruzione delle specie originarie fosse iniziata con l’arrivo degli europei, ed i locali andavano fieri delle supposte abitudini ecologiche dei loro antenati.

Giancarlo Lagostena

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