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PARASSITI E MALATTIE DELLE PIANTE
ALEURODIDI

Adulto di Bemisia tabaci - Nota 1
CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA (*)


Regno
:
Animalia

Phylum
:
Arthropoda

Subphylum
:
Hexapoda

Classe
:
Insecta

Subclasse
:
Pterygota

Ordine
:
Rhynchota
o
Acarina

Sottordine
:
Homoptera
o
Acarina

Sezione
:
Sternorrhyncha

Superfamiglia
:
Aleyrodoidea

Nome comune
: moscerini bianchi o mosche bianche.
CARATTERISTICHE GENERALI

Gli insetti appartenenti alla famiglia degli Aleyrodidae (più spesso chiamati aleirodidi o aleurodidi), sono comunemente conosciuti come moscerini bianchi o mosche bianche.

Sono insetti di dimensioni molto piccole (circa 1,5 - 3 mm) e ricordano delle farfalline di colore bianco o giallastro questo perchè tutto il corpo è ricoperto da un sottile strato di pruina cerosa simile a farina da cui appunto deriva il loro nome dal greco aleyron «farina».


Adulti e neanidi di Bemisia argentifolii - Nota 2

Sono carattezzati dal fatto di possedere delle ali membranose con il paio anteriori più sviluppate di quelle posteriori e quando l'insetto è fermo rimangono ripiegate "a tetto" sul dorso. Le zampe sono molto esili e quelle posteriori sono debolmente saltatorie.

Normalmente vivono in colonie che si localizzano su una delle pagine delle foglie, di solito quelle inferiori, e si nutrono della linfa delle piante prelevata direttamente dal sistema linfatico grazie al loro apparato boccale pungente-succhiante.

Gli aleurodidi sono insetti per la maggior parte oligofagi ma la polifagia è molto frequente.

Una cosa curiosa e che non attaccano le Magnoliophyta (ex Angiospermae) come a esempio le conifere.

In questa famiglia si ritrovano un migliaio di specie diffuse soprattutto nelle zone tropicali dove sono equiparate ai nostri afidi per diffusione e pericolosità.

Tra le specie più conosciute della famiglia Aleyrodidae ricordiamo: Trialeurodes vaporariorum che è la mosca bianca delle serre; Dialeurodes citri che è l'aleurode che attacca gli agrumi; Bemisia tabacii o aleurodide del tabacco e del pomodoro; Aleyroides proletella, aleurodide o mosca bianca del cavolfiore.

COME SI RIPRODUCONO

Gli aleurodidi hanno un ciclo riproduttivo molto rapido e compiono diverse generazioni nell'arco di un anno se le condizioni ambientali sono ottimali.

Le uova sono deposte dalla femmina o in seguito a un accoppiamento (riproduzione anfigonica) e in questo caso vengono deposte uova fecondate oppure anche per semplice partenogenesi vale a dire che le uova non sono fecondate in quanto non c'è stato l'intervento del maschio e in conseguenza di questo tipo di riproduzione si possono avere solo maschi (partenogenesi arrenotoca) o solo femmine (partenogenesi telitoca). Solo per alcune specie è stato osservato che possono nascere entrambi i sessi.

Le uova sono deposte dalle femmine con il loro ovopositore nei tessuti del lembo fogliare, nella pagina inferiore delle foglie con un corto peduncolo.

Dalle uova dopo pochi giorni nascono delle neanidi che rassomigliano a delle cocciniglie perchè hanno una forma appiattita.

In genere negli aleurodidi si hanno quattro stadi giovani (di cui solo il primo è mobile) per arrivare allo stadio di adulto. La neanide del quarto stadio si trasforma in una specie di pupario spesso ricoperto da numerose formazioni cerose che poi darà origine dall'adulto.


Trialeurodes vaporariorum

In genere occorrono da un paio di settimane a qualche mese per completare il ciclo e avere un aleurodide adulto a seconda della specie, della pianta e delle condizioni climatiche.

L'insetto può svernare come adulto o come neanide.

CONDIZIONI CLIMATICHE FAVOREVOLI ALLO SVILUPPO

Gli aleurodidi sono insetti che si trovano in tutto il mondo ma il loro ambiente ideale è un clima caldo umido (come quello delle serre). C'è da precisare però che si sono adattati a vivere anche nelle regioni a clima temperato dove per alcune coltivazioni sono diventati delle vere e proprie calamità come a esempio nelle solanacee (es. pomodoro), nelle cucurbitacee (es. angurie), negli agrumi, in molte piante ornamentali e praticamente in tutte le colture in serra.

SINTOMI E DANNI SULLA PIANTA IN CONSEGUENZA DI UN ATTACCO

In conseguenze delle loro punture non provocano deformazione delle foglie.

I danni provocati dagli aleurodidi sono determinati dalla sottrazione della linfa e dalla produzione della melata che altro non è che gli escrementi degli insetti che si presentano come un liquido viscoso e zuccherino che si deposita sui tessuti delle piante rendendoli lucidi.


Bemisia argentifolii - Nota 3

Di per se la melata non è dannosa ma lo diventa perchè crea sulle foglie una sorta di pellicola (foto sotto) che riduce la traspirazione e crea un pericoloso effetto lente che concentra i raggi solari provocando delle vere e proprie ustioni sui tessuti. Inoltre è molto frequente che sulla melata si insedino funghi quali la fumaggine che forma una patina scura ostacolando la fotosintesi clorofilliana.

Melata di afidi
Foglie con melata
Fumaggine
Foglie con fumaggine

Si hanno anche i danni più diretti provocati dalle femmine con le punture fatte dall'ovopositore per la deposizione delle uova.

Gli aleirodidi possono essere inoltre portatori di virus.

In caso di forti infestazioni le foglie ingialliscono e cadono precocemente con conseguente deperimento dell'intera pianta.

LOTTA

La lotta contro gli aleurodidi è molto difficile perchè si riproducono molto velocemente e quindi su una stessa pianta normalmente si trova l'insetto in tutti i suoi stadi di sviluppo comprese le uova che sono le più difficili da combattere perchè protette da uno strato ceroso che le rende resistenti ai comuni antiparassitari. La lotta si presenta inoltre difficile anche perchè nel giro di poche generazioni gli insetti acquistano resistenza agli antiparassitari.

In natura hanno numerosi antagonisti naturali come ditteri cecidomidi, drosofilidi, coleotteri coccinellidi e imenotteri Afelinidi del genere Encarsia.

Un primo sistema di lotta semplice ed ecologico da attuare a casa è quello di usare trappole cromotropiche di colore giallo, cosparse di vischio entomologico dalle quali questi insetti sono attratti e dove rimangono attaccati. Se però il loro numero inizia a non poter essere più sotto controllo, allora occorre intervenire con sostanze chimiche alternando diversi principi attivi con diverso meccanismo d’azione. I prodotti che si consigliano sono a base di piretroidi (quali a esempio la permetrina), pymetrozine, piretrine, aftametrina e imidacloprid.

Note

(1) Original photograph courtesy of US Department of Agriculture, foto by Stephen Ausmus
(2) Original photograph courtesy of US Department of Agriculture, foto by Scott Bauer
(3) Original photograph courtesy Division of Plant Industry Archive, Florida Department of Agriculture and Consumer Services

(*) Le vedute sull'evoluzione degli insetti sono spesso in contrasto fra loro e oggetto di continue revisioni. La stessa classificazione degli Artropodi è instabile e oggetto di polemiche spesso infruttuose. L'ultima classificazione di rilievo (Scudder et al. 1979) viene qui riportata più che altro a scopo di curiosità scientifica, per lo meno dal nostro punto di vista "applicato". (E. Tremblay - Entomologia applicata, Vol. II, parte 1, 1983)
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