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NEWS DAL MONDO DELL'AMBIENTE
Gli Estoni potrebbero riacquistare il diritto di cacciare le foche


29 agosto 2010
Estoni che riaprono la caccia alla foca grigia
Nota 1

Una notizia che dovrebbe fare riflettere: i 500 residenti della piccola isola Kihnu, a 40 km a sud est di Pärnu, nel Golfo di Riga (Estonia) nel Mar Baltico, potrebbero riacquistare il diritto di cacciare la foca grigia (Halichoerus grypus), vietato fino ad oggi da una moratoria durata ben 30 anni. Gli abitanti dell'isola hanno infatti rivendicato presso il Ministero locale il diritto di poter ritornare a mangiare carne di foca, così come vuole la loro tradizione, in quanto la popolazione del pinnipede è aumentata e quindi si dovrebbe poter riprendere la caccia. Secondo il Ministero infatti la popolazione della foca grigia sarebbe aumentata da 1.500 a 4.000 esemplari negli ultimi dieci anni grazie alle migliori condizioni del Mar Baltico. In conseguenza di questa richiesta il governo sta pertanto elaborando un progetto di legge per rendere legale la riapertura della caccia stimando che potrebbero essere cacciate l'1% all'anno di foche grigie, calcolate su quelle contate nell'anno precedente.

Riapertura della caccia alla foca in Estonia
Nota 3
Riapertura della caccia alla foca in Estonia

La questione è complicata però dal fatto che le autorità competenti stanno riflettendo se dare questo permesso solo agli abitanti dell'isola di Kihnu oppure se estendere il privilegio anche alle altre isole vicine. Perchè infatti dovrebbero essere favoriri solo i pochi abitanti di Kihnu? Le foche sono animali mobili, che vanno anche nelle isole vicine, quindi perchè non dare la possibilità di cacciarle anche agli abitanti delle altre isole? Inoltre le autorità locali stanno disquisendo su un'altra grave questione: riconoscere il diritto di caccia solo ai discendenti dei primi abitanti dell'isola o anche ai nuovi arrivati che nulla hanno a che fare con le tradizioni locali ma hanno solo comprato casa nell'isola.

Fa riflettere come in un'epoca dove si parla di diritti degli animali, i animali in estinzione, di riserve marine ... ci sia ancora chi, per "salvaguardare la tradizione di mangiare uno stufato di foca", chieda di riaprire la caccia ad un animale considerato minacciato di estinzione dalla Red List dell'IUCN.

I sondaggi indicano una popolazione totale di circa 10.000 esemplari in tutto il Baltico, soprattutto nella zone svedese e finlandese e nelle acque dell'Estonia. Questa cifra rappresenta un notevole recupero di una popolazione che era intorno ai 2.000 esemplari nel 1970, ma si stima che un secolo fa, il Baltico aveva una popolazione di circa 100.000 foche grigie. La caccia è stata la causa principale del loro declino fino al 1940, mentre problemi riproduttivi, di malattie, di inquinamento, sono stati i problemi principali dal 1960ad oggi.

Si riapre la caccia alla foca grigia in Estonia
Nota 2

Oggi le foche grige muiono perchè restano intrappolate nella reti da pesca e non si sa di che cifre si possa parlare perche i pescatori non sono tenuti a comunicare queste catture. Inoltre è ormai accertato che la carne ed il grasso, soprattuttto della foca grigia del Mar Baltico rispetto alle altre popolazioni che vivono in altre zone del mondo, sono carichi di sostanze inquinanti quali PCB e DDT in considerazione del fatto che sono animali costieri che vivono nelle vicinanze delle città ed il Mar Baltico è un mare particolarmente inquinato, così come sono stati trovati residui di oligoelementi quali mercurio, cadmio, piombo e selenio. Oltre ciò tutte le foche grigie sono portatrici del Morbillivirus vale a dire del «Virus del cimurro delle foche» (PDV ), in tutte le popolazioni del mondo, comprese quelle del Mar Baltico. Sono stati inoltre accertati aumenti significativi delle ulcere intestinali, la cui causa è tuttora sconosciuta e una diminuzione significativa dello spessore del grasso nei tessuti nel corso degli ultimi 10 anni.

Conseguentemente a queste osservazioni, le foche grige del Mar Baltico, non sembrano animali sani le cui carni possono essere mangiate senza riflettere su quello che si sta facendo, pertanto la domanda sorge spontanea: perchè voler cacciare un animale il cui utilizzo commestibile è molto dubbio?

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