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COME COLTIVARE E CURARE LE NOSTRE PIANTE
GLICINE
moltiplicazione, malattie, curiosità e il suo significato nel linguaggio dei fiori
Wisteria sinensis
Wisteria sinensis
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Contenuti dell'articolo
Glicine moltiplicazione

Il glicine si moltiplica soprattutto per talea o per propaggine.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA

Le talee di glicine si fanno dalla fine del mese di luglio alla fine di agosto. Si prelevano dei rami dell'anno e si mettono a radicare in un terreno formato da torba e sabbia in parti uguali. Per il taglio è importante usare una lama pulita e disinfettata alla fiamma, per evitare di trasmette pericolose malattie.

Moltiplicazione per talea: fare dei buchi nel terreno per la sistemazione delle talee
Moltiplicazione per talea: busta messa a cappuccio nel vaso per mantenere una temperatura costante e evitare l'eccessiva perdita di umidità

E' preferibile ricoprire il vaso con la talea con della plastica trasparente (o un sacchetto messo a cappuccio) e sistemarlo all'ombra, a una temperatura intorno ai 16°C mantenendo il terreno sempre leggermente umido. Importante è annaffiare con acqua a temperatura ambiente, non calcarea e facendo attenzione a non bagnare le talee in radicazione. Ogni giorno si toglie la plastica per controllate l'umidità del terreno ed eliminare la condensa dalla plastica. Una volta che iniziano a comparire i primi germogli, vuol dire che la talea ha radicato. A quel punto si toglie la plastica e si sistema il vaso in una zona più luminosa e alla stessa temperatura.

MOLTIPLICAZIONE PER PROPAGGINE

La moltiplicazione per propaggine si realizza in autunno. Si tratta di piegare un ramo lasciandolo attaccato alla pianta madre in modo da interrarne solo la parte ripiegata, dopo aver inciso i tessuti nel punto in cui sono interrati. Le propaggini possono essere staccate dopo un anno dalla pianta madre.
Moltiplicazione per propaggine
Glicine, parassiti, avversità e come curarli

Il glicine non è una pianta che viene particolarmente aggredita dai parassiti.

Clorosi fogliare

La clorosi fogliare è causata da un terreno troppo calcareo che rende insolubile il ferro causando anche una debolezza generale della pianta. In pratica la pianta non riesce a svolgere la fotosintesi clorofilliana. I sintomi sono chiari: un progressivo ingiallimento delle foglie, dove sono evidenti le nervature di un colore più scuro rispetto al resto della foglie e un deperimento generale della pianta, che spesso non riesce a fiorire.

Clorosi ferrica

Rimedi: somministrare del solfato di ferro per acidificare il terreno e per il futuro, utilizzare acqua non calcarea per irrigare.

La pianta ha poca fioritura ma molte foglie

Se accade questo vuol dire che alla vostra pianta state somministrando troppo azoto, o le potature non sono state eseguite correttamente o la pianta non è sufficientemente esposta al sole.

Rimedi: analizzate come avete allevato la pianta sino a ora seguendo le indicazioni riportate nella presente scheda e comportatevi di conseguenza.

La pianta presenta delle forme tumorali nel fusto

Questo sintomo è molto grave e denota la presenza di un batterio, l'Agrobacterium tumefaciens, molto dannoso. Il pratica il batterio trasmette un pezzo del suo DNA all’interno delle cellule, manifestandosi poi con delle forme tumorali evidenti a occhio nudo sia sui fusti i sui rami che nelle radici.

Agrobacterium tumefaciens
Nota 1

Rimedi: bisogna fare molta attenzione a non fare insorgere l'infezione soprattutto quando potiamo usando attrezzi puliti e disinfettati alla fiamma ed evitare di tagliare all'altezza del colletto della pianta. Dopo una potatura sarebbe opportuno trattare le parti tagliate con prodotti a base di rame, come la poltiglia bordolese.

Se l'infezione è in atto, non c'è nulla da fare. Occorre eliminare la pianta.

Presenza di piccoli animaletti biancastri sulla pianta

Se notate dei piccoli insetti mobili di colore bianco-giallastro-verdastri siete quasi sicuramente in presenza di afidi o come comunemente sono chiamati pidocchi. In genere si localizzano sugli apici fogliari o sui boccioli fiorali.
Osservateli con una lente di ingrandimento e confrontateli con la foto riportata sotto, sono inconfondibili, non ci si può sbagliare. La loro presenza risulta ancora più evidente dal fatto che si ritrovano foglie accartocchiate e soprattutto dalla melata, una sostanza appiccicosa localizzata per lo più nella pagina inferiore delle foglie che altro non è che gli escrementi degli afidi. Tale sostanza, in genere è associata alla presenza delle formiche dato che ne sono molto ghiotte.

In genere l'attacco inizia a metà primavera.

Afidi sulle piante di evonimo

Rimedi: dato che gli afidi prosperano negli ambienti caldi e umidi, come prevenzione cercare di mantenere una buona circolazione dell'aria e della luce tra i rami e le foglie delle piante. Una volta che è in atto l'infestazione è opportuno trattare la pianta con antiparassitari specifici facilmente reperibili da un buon vivaista. Si tratta in genere di prodotti sistemici, vale a dire che entrano nel circolo linfatico della pianta e quindi sono assorbiti durante la nutrizione degli insetti.

Foglie che iniziano a ingiallire, appaiono macchiettate di giallo e marrone

Se le foglie iniziano a ingiallire e successivamente si accartocciano, assumono un aspetto quasi polverulento e cadono. Se si osserva attentamente si notano anche delle sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie. Con questa sintomatologia si è in presenza di acari o ragnetto rosso, come più comunemente è conosciuto.

In genere la loro presenza si ha durante l'estate, quando c'è un clima caldo e secco.

Acari delle piante

Rimedi: aumentare la frequenza delle nebulizzazioni alla chioma (la mancanza di umidità favorisce la loro prolificazione) ed eventualmente, solo nel caso di infestazioni particolarmente gravi, usare un insetticida specifico. Se l'infezione è grave si può intervenire durante l'inverno usando degli oli bianchi attivato (mescolato) con un acaricida attivo nei confronti delle uova e delle forme larvali in modo da contenere l'infezione estiva.

La pianta si ricopre di una patina polverulenta biancastra

Questo sintomo si manifesta soprattutto quando la primavera è stata particolarmente piovosa. Si tratta una infezione di mal bianco o oidio. Questa malattia è provocata da un fungo e interessa tutte le parti della pianta ma predilige le parti più tenere. La patina biancastra è il micelio del fungo.

Mal bianco causato da diverse specie di funghi

Rimedi: si consiglia di intervenire subito eliminando le foglie colpite e trattando la pianta con dello zolfo in polvere o bagnabile.

Glicine, curiosità

Circa l'etimologia del nome Wisteria, esistono diverse verità: Thomas Nuttall (botanico e zoologo britannico che ha vissuto e lavorato in America dal 1808 al 1841 e vissuto dal 1786 al 1859), il botanico che ha identificato per primo la pianta, ha affermato che l'aveva dedicata a  Caspar Wistar (1761-1818) un medico americano; altri affermano invece che molto più probabilmente era stata dedicata a Nuttall Charles Jones Wister Sr., di Grumblethorpe , amico di  Thomas Nuttal.

L'aspetto curioso del glicine è che gli steli della pianta si avvolgono al supporto seguendo un andamento antiorario o orario a seconda della specie.

La pianta di Wisteria sinensis (glicine comune o glicine cinese, il più diffuso in Italia) ha i fiori commestibili.

Il glicine è molto amato dalle api. Infatti si legge che tra il 1500-1600 il miele di glicine venisse usato per curare la tosse secca. Venivano anche usati come impasto per curare i lividi e le vene varicose.

Glicine, significato nel linguaggio dei fiori

Nel linguaggio dei fiori il glicine indica riconoscenza e amicizia.

E' l'essenza astrale del segno zodiacale dei pesci. Infatti riattiverebbe, nei nati sotto questo segno, le idee che tendono a essere vaghe e spesso poco ancorate alla realtà. Quindi alla fine ne risulta una maggiore concretezza.

E' considerato inoltre un potente talismano contro le calamità.

Glicine, tossicità

Quasi tutte le parti della pianta di glicine, foglie, rami, frutti o semi sono tossiche per la presenza di wistarina un glucoside che provoca vomito, diarrea e dolori addominali se ingerite. L'unica eccezione sono i fiori della Wisteria sinensis che possono essere pastellati e mangiati fritti oppure crudi a insalata.

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Altre fonti bibliografiche
- Patrizia Gaidano, MangiAmo i fiori. Ricette con fiori ed erbe selvatiche, Youcanprint editore, 2020

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