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COME COLTIVARE E CURARE LE NOSTRE PIANTE
CALLA
(Zantedeschia)
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LE ESPERIENZE E LE TESTIMONIANZE DI DARIO TOFFOLON

Inseriamo questa testimonianza per mettere in evidenza la passione, la dedizione, l'abilità, la pazienza ma soprattutto l'amore che Dario ha nei confronti di queste creature a dimostrazione che l'amore non ha sesso, non ha forma, non ha colore. (n.d.r.)

Buongiorno, anche qui porto la mia piccola esperienza. coltivo in piena terra queste magnifiche piante (sia a fiore bianco che verde e rosa), in montagna, dove d'inverno la temperatura è rigida. i rizomi sono ad una profondità di almeno 30 - 40 cm, proprio per scongiurare che siano raggiunti dal gelo e marciscano. ogni anno godo di MAGNIFICHE fioriture e l'apparato fogliare, generoso e vivido non è meno appariscente dei fiori. le foglie durano fino alle prime nevicate, che le distruggono (ma le piante non rinuncia immediatamente a continuare a crescere. così nuove foglie emergono, a stento, tra le neve. presto o tardi il freddo avrà la meglio su di loro che rigermoglieranno giusto nel periodo di Pasqua). nel frattempo crescono rigogliosi (tra il ghiaccio!) tutti gli arum, il cui apparato fogliare è simile a quello della calla, che appartiene alla medesima famiglia. queste incredibili araceae crescono d’inverno e fioriscono a primavera (qualcuna anche in altri momenti dell’anno) e hanno una dormienza estiva (sarebbero l’ideale per chi le volesse coltivare in vaso e non rinuncia a lunghe vacanze estive! potrebbe partire sereno mentre la pianta aspetterà di ricrescere nel successivo autunno). la cosa stupefacente è vedere le foglie completamente congelate (si spaccano come il vetro, di notte, se si cerca di piegarle, con temperature di molti gradi sotto zero) o “inglobate” da macigni di ghiaccio che, al loro scongelamento, si rialzano come se nulla fosse accaduto.

anche di queste ho molte foto. mando immediatamente alcune fra quelle attuali (tra i ghiacci) ma appena potrò preparerò una scheda con fioriture e maggiori dettagli.

N.B.: non tutto ciò che allevo dimostra di sopportare i rigori dell’inverno, ne tantomeno tutti gli “esperimenti” sulla tolleranza al gelo hanno dato esito positivo. purtroppo numerosi sono anche stati i fallimenti (infelici ma anche utili per imparare; non mancherò di raccontarli quando invierò informazioni sulle piante in questione), magari basandomi proprio su dati trovati su internet riguardo le caratteristiche di piante che per la prima volta provavo ad allevare. la cosa migliore in questi casi è non limitarsi a leggere le informazioni che appaiono sul primo sito trovato ma di leggere NUMEROSI siti (soprattutto inglesi, tedeschi e olandesi: l’Italia è molto “povera” di informazioni, di appassionati e di cultura verso le piante) comparando le indicazioni date. purtroppo non mancano indicazioni del tutto improprie e solo in questo modo si può scongiurare clamorosi insuccessi.

il resto lo fa la fortuna ma anche la nostra sensibilità alla natura che, a livello puramente istintivo, ci fa capire che qualcosa non va anche quando le apparenze non lo dimostrerebbero. ed è quell’istinto che talvolta mi ha permesso di “salvare” piante rare e delicate da morte certa.

un caro saluto

Dario

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