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CLIMA E AMBIENTE
I grandi periodi di siccità invernale maggiori di trenta giorni
I grandi periodi di siccità invernale maggiori di trenta giorni

I dati sono ricavati dal sito del Centro Geofisico Prealpino Statistiche Meteoclimatiche.

Quando si sente parlare di lunghi periodi di siccità è istintivo andare con la mente alle lunghe estati torride o ai climi aridi delle aree desertiche, ma quando s'instaura un lungo periodo di siccità nei mesi invernali, per di più contraddistinto da temperature notevolmente basse per le nostre latitudini, è logico domandarsi: quali sono le cause di tal eccezionalità?

Certamente non stiamo vivendo un inverno con le caratteristiche tipiche di un clima temperato, com'è quello mediterraneo, ma una siccità come quella che stiamo vivendo è davvero eccezionale?

Fortunatamente ci sono le statistiche che ci permettono di rinfrescarci la memoria per vedere che periodi ad alta siccità alle nostre latitudini non sono così eccezionali. Senza andare ai secoli passati è sufficiente vedere negli ultimi 50 anni la distribuzione dei periodi di prolungata siccità, come indicato nel grafico riportato in testa all'articolo.

Infatti prendendo a es. le zone prealpine durante la seconda metà del secolo passato si sono verificati diversi periodi di siccità, generalmente con durata tra i 30 e i 50 giorni, ma dal 1988 si sono avuti per tre volte periodi di siccità di tre mesi, compreso quello attuale, con tutte le conseguenze economiche note a tutti.

Quali sono le normali caratteristiche del clima invernale nel Mediterraneo e da quali fattori meteorologici sono regolate?

I grandi periodi di siccità invernale maggiori di trenta giorni
Da Il tempo per tutti di Guido Caroselli Ed. Mursia

Nel nostro emisfero vi sono tre aree caratterizzate, con relativa stabilità, dalla presenza di zone ad alta pressione (anticicloniche) situate in corrispondenza del territorio Russo-siberiano, delle isole Azzorre e della California. Sono queste tre entità che regolano, in concomitanza con altri fattori, il clima attraverso l'alternarsi di fasi in espansione e di contrazione, determinando, a media durata, gli andamenti stagionali e, a brevissima durata, le condizioni meteorologiche giornaliere

Le condizioni climatiche del Mediterraneo e dell'Italia in particolare, sono privilegiate rispetto al resto dell'Europa, per la sua configurazione in quanto può usufruire dell'azione termoregolatrice del Mare e la protezione dai gelidi venti del Nord a opera dei rilievi alpino-himalaiani.

Prevalentemente durante tutto l'anno, l'area mediterranea è interessata da correnti umide di provenienza atlantica, che determinano, anche durante i mesi invernali, un clima relativamente mite, a meno che anticiclone russo-siberiano non si espanda verso occidente, per cui sull'Europa vengono a instaurarsi aree di alte pressioni a scarsa umidità.

Di conseguenza l'incontro delle correnti più calde cariche di umidità s'incontrano con l'atmosfera rigida del Nord, lungo un fronte anche a latitudini più basse. E' ciò che generalmente accade spesso durante gli inverni "non eccezionali", normalmente per la durata di una o due settimane. Con tali condizioni si ha nel Nord Italia l'instaurazione di alte pressioni a scarsa umidità e formazione di nebbie, alternate a precipitazioni nevose a basse altitudini, anche in pianura. Nel Centro e Sud Italia si hanno precipitazioni a carattere nevoso solo ad alte altitudini, interessanti l'arco appenninico, con temperature minime non eccessivamente basse.

Purtroppo con una certa frequenza l'anticiclone russo-siberiano si espande fino a installarsi su tutta l'Europa, spingendosi verso Sud al di là delle consuete latitudini e con durata oltre il mese, come indicato nel grafico.

Con tali condizioni in Italia il fronte tra l'alta pressione e le correnti cariche di umidità, viene a investire le regioni meridionali con precipitazioni nevose a bassissima altitudine accompagnate da temperature siberiane anche di 20°C, mentre al Nord, in corrispondenza dell'alta pressione, l'atmosfera è immobile, secca con temperature rigide, condizioni ideali per la formazione di persistenti nebbie specie nelle ore notturne.

E' ciò che si è verificato quest'anno con gravissime conseguenze, specie economiche. Da tre mesi nel Nord Italia s'invoca la pioggia, perché lo smog ha raggiunto livelli catastrofici per l'inquinamento dell'aria, combattuto con provvedimenti palliativi tipo quello di arrestare la circolazione delle vetture, mentre nel Meridione, le prolungate basse temperature, hanno recato danni irreparabili all'agricoltura, distruggendo con il gelo estese coltivazioni di ortaggi, con conseguenti maggiori spese per il consumatore, dovute anche alle inevitabili speculazioni che s'innestano sempre in occasione di calamità.

Come avranno rilevato i nostri lettori, in occasione di eventi eccezionali come quello che abbiamo attraversato in questi ultimi mesi, i mass media non hanno gridato sugli alti valori dell'inquinamento che provocano danni come l'effetto serra, il buco dell'ozono, etc., usualmente invocati durante l'estate. Finalmente sia la stampa sia le istituzioni hanno puntualizzato che il danno reale e immediato è la salute degli uomini e nessuno ha cercato le cause in fattori astrusi, ma si è accettato che l'instaurazione di alte pressioni per lunghi periodi è la causa dell'accumulo di particelle nocive legate alla circolazione delle auto e al riscaldamento.

Si è presa coscienza che i provvedimenti di ridurre per qualche giorno la circolazione delle auto non è risolutivo, a meno di bloccare tutte le attività.

I grandi periodi di siccità invernale maggiori di trenta giorni

Inoltre ci si è resi conto che il problema potrebbe essere risolto solo con interventi straordinari basati in pratica sul creare una densa rete pubblica a trazione elettrica, come hanno fatto alcune città europee, ma ciò andava fatto diversi anni fa perché oggi il provvedimento presenta difficoltà insormontabili. Ma con l'arrivo delle prime piogge tutto passerà nel dimenticatoio fino alla prossima espansione dell'anticiclone russo-siberiano.

Per quanto riguarda i danni ai prodotti ortofrutticoli bisognerà adattarsi a nutrirsi solo con prodotti stagionali, onde evitare il lutto nazionale per la scomparsa delle zucchine di serra.

Dott. Pio Petrocchi

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