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RACCONTI DI VIAGGIO
ERINNERE!

viaggio in Germania
Germania viaggio
MIMMA ED ALBA HANNO RITROVATO I 4 CANI, IL CAMPER E, COSA CHE NON GUASTA, UN MARITO, TUTTI IN VIAGGIO VERSO LA GERMANIA
Venerdì 23 Maggio 2003 Partenza h. 10,30 – Km 0,00

In questo viaggio la popolazione canina è in maggioranza: quattro chihuahua contro tre umani.

Per fortuna che c’è Pepito a sovrintendere con il suo pacato equilibrio alle intemperanze degli alieni, composti dalla solita reginetta Bonita (grazie ai mancati successi della quale stiamo percorrendo, dall’estate scorsa, in lungo e largo l’Europa), da sua figlia Querida, tenera focomelica sopravvissuta faticosamente, per un destino beffardo, ad un parto sfortunato e difficile in cui perì il fratellino sano, lasciando a lei il testimone per un percorso di vita a tre zampe, già faticoso in partenza.

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Pepito
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Bonita
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Querida

Querida, arrancando ed incespicando, è comunque cresciuta serena, circondata dall’affetto e dalla protezione di tutti gli umani. Amorosamente soprannominata "Zampanò", fa quasi dimenticare la sua menomazione quando, nella corsa, sfreccia veloce come una scheggia, grazie alla velocità che le permette di mantenere un equilibrio quasi perfetto, salvo impuntarsi di muso al momento dell’arresto, per poi scrollarsi e riprendere il suo zoppicante andare, come se niente fosse.

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Ramon
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Paco

Ramon, invece, appartenente al gruppo geriatrico dell’´´orda selvaggia,, che normalmente resta a casa, funge di tanto in tanto da accompagnatore, sia perché ci tiene, sia perché invecchiando è diventato un gran rompiscatole e non si perita a romperle al vegliardo in assoluto Paco, di 17 anni, il quale tiene l’anima con i denti, sta in piedi per miracolo ed è la vittima preferita delle intemperanze "giovanili" del dodicenne Ramon.

Ci avviciniamo alla Svizzera attraversando il ricordo di un passato che mi serra la gola.

Saronno, Turate, Lomazzo, Pianbosco: nomi ficcati in fondo alla memoria, che questo viaggio fa riaffiorare con immediatezza, riaccendendo un presente che non ha mai voluto essere passato.

Anni, mesi, giorni, ore, scolpiti su queste strade percorse avanti e indietro dalle mie figlie, da mio marito, da me ed abbandonate per raggiungere chissà quale meta, senza accorgersi che la meta era lì, era già raggiunta. Trovarsi nel posto dove si vorrebbe essere e rinunziarvi per inseguire un altro futuro; consegnare ad una casa undici anni della propria vita e poi partire, tradendola e tradendoci.

So che mia figlia un giorno ricomprerà la nostra casa che lei chiamò, in una sua poesia, "madre delle nostre vite". Ho la certezza che lo farà, perché in quel bosco incantato è rimasta una promessa e lei non la dimenticherà. La manterrà.

Sabato 24 Maggio 2003 Partenza h. 10,30 – Km 690

Siamo diretti a Baden Baden attraverso la Schwarzwald (Foresta Nera).

Ci addentriamo nel fondo valle della foresta incontrando paesini nitidi e ordinati, fissati in un tempo senza epoca, protetti da soffici colline, generose di vegetazione. Poi, mentre ci arrampichiamo su per la Schwarzwald, incontriamo vaste aree di alberi stecchiti, fantasmi di giganti minati dalla corrosione delle piogge acide, come denunciò, già trent’anni fa, l’etologo Konrad Lorenz, uno dei miei grandi miti.

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Foresta nera

Ci fermiamo in una Rasthof (piazzola) e facciamo scendere i quattro cani per una passeggiatina igienica.

Mentre procedo con tre di loro, facendo attenzione a non incespicare nelle enormi radici che affiorano dal terreno, alle mie spalle sento Romano che mormora a Pepito, tra l’incredulo e l’accorato:"…oh Pepi, ‘un fai nulla?..siamo nella Foresta Nera, ‘un ti bastano gli alberi?!!!…"

Pepito, infatti, non sembra molto colpito dal fatto di essere circondato da migliaia di alberi, di cui non immagina nemmeno la cima, e continua a considerare di grande soddisfazione le umili pianticelle del sottobosco, alte non più di dieci centimetri, ma che ritiene più consone all’alzata di gamba di un chihuahua.

Nel primo pomeriggio raggiungiamo Baden Baden, famosa cittadina termale dei secoli scorsi, gioiello incastonato in una natura delirante di rododendri, azalee, rose ed alberi; alberi talmente antichi da risultare imponenti, misteriosi monumenti vegetali.

Si respira un’atmosfera mitteleuropea, fatta di distacco e di cura, di discrezione e di ricercatezza.

E’ tutto come deve essere, come deve apparire: accuratamente perfetto. Soavità, garbo e gentilezza: così si pone la città, così si pongono le persone, così si pongono le carrozze con le pariglie ed il vetturino in bombetta, così si pongono persino le automobili, lustre, pulite, parcheggiate e guidate con cura, educate, consapevoli di occupare uno spazio che non compete loro, uno spazio rappresentativo di un’epoca passata, la Belle Epoque, ma tutt’ora percepibile nel languore delle spalliere di glicine bianco, nelle decorazioni liberty dei vetri o delle inferriate, nella romantica ridondanza dei cespugli fioriti

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Baden Baden
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Baden Baden gazebo

In piazza, nel grande gazebo di fronte al Casinò, l’orchestra, alle quattro in punto, davanti ad un pubblico compito ed ammirato, comincia a suonare musiche di Mahler.

Sento che non dovrei essere io a trovarmi qui, ma mio marito. So che questo è il suo mondo, il mondo di provenienza della sua famiglia materna, la sua origine mitteleuropea, cui invecchiando si sente sempre più di appartenere e che, sempre più frequentemente, rimpiange

Certo, vivendo nel centro Italia, trova ben poco di queste sussurrate atmosfere, di queste pacate, fiorite malinconie. Morendo i suoi genitori ed allontanandosi dal resto della sua famiglia, certe consuetudini, certe ritualità, certi cibi, certi sapori, certi profumi per lui sono scomparsi.

Restano nella memoria, risvegliati a volte fino alla commozione, da una musica, da un’immagine, da un profumo inatteso.

Anche se non mi appartiene, ammiro molto questa cultura mitteleuropea che ha attraversato gli ultimi due secoli con la sua raffinata eleganza e la sua distaccata signorilità.

Domenica 25 maggio Partenza h. 10,20 – Km 1.116

Abbiamo dormito in un campeggio male attrezzato nei pressi di Worms (antica città di origine celtica della Rheinland-Pfalz), ma collocato in un luogo incantevole, turgido di alberi e vegetazione, presso la riva del Reno.

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Memori delle SS, venendo in Germania, a nessuno di noi era passato per la testa di proseguire anche qui con la rischiosa, ma elettrizzante "campagna concimazione terreni europei" (che tanto successo riscosse in Andalusia e un po’ meno in Francia), tant’è vero che Romano, appena arrivata a Siena da Velletri, ebbe subito a mostrarmi, con malcelato orgoglio, un fantastico, enorme sacco di robusta plastica verde, corredato di tubo e bocchettone d’ingresso per la raccolta delle deiezioni umane (per i cani bastano sacchettini molto più moderati sempre verdi).

"Con questo" mi annunciò Romano "non avremo più assilli: potremo abbondare!"

"Sì"pensai senza esprimermi, trafitta da un dubbio pungente, "ma quanto peserà quando sarà pieno di….contenuto?!". Fieri, quindi, della nostra nuova attrezzatura, stamani l’abbiamo incignata.

Mai svuotamento "du cabinet chimique" fu più raccapricciante e travolgente. Senza scendere in particolari, ad un certo punto ci siamo trovati con un enorme sacco di materiale intrasportabile senza l’aiuto di un carrellino per valigie, che avevamo preventivamente adibito all’uso, non senza essere incorsi prima in qualche involontario spargimento del contenuto.

Terrorizzati dalle indimenticate memorie delle SS, io ho immediatamente provveduto a raccattare il possibile utilizzando i sacchettini dei cani, Romano si è impossessato del sacco ed è sparito verso le toilettes con il carrello e tutto, Mimma è corsa a prendere lo spazzolino del WC e me l’ha consegnato affinché spazzolassi via ogni traccia dell’involontario spargimento di…scorie.

Quando, soddisfatte del nostro operato, con una sensazione di vertigine per lo scampato pericolo, abbiamo raggiunto Romano nel luogo preposto allo scarico, l’abbiamo trovato prossimo all’infarto, abbracciato al suo sacco, il carrello abbandonato fuori dell’ingresso ai piedi dei gradini, vagante in mezzo alle docce, in disperata ricerca di un WC. WC che, obnubilato dalla paura delle SS e dalla tensione, aveva già superato senza nemmeno accorgersene.

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In tre abbiamo portato il sacco a destinazione, Mimma ha preso in pugno la situazione e si è messa al comando delle operazioni, io ho gestito, ai suoi ordini, i flussi d’acqua per i vari risciacqui e Romano ha compiuto le operazioni di scarico, finite le quali ci siamo sentiti quasi svenire.

Per non mostrare ai tedeschi il nostro turbamento, abbiamo cercato di riprenderci in fretta e di uscire dai WC Herren (uomini) dandoci un contegno, come se niente fosse.

Ci siamo tolti i guanti di plastica con naturalezza, abbiamo piegato e riposto meticolosamente il nostro bel sacco verde risciacquato e pulito, pronto per le prossime occasioni, abbiamo dato un’occhiata distratta alle suole delle scarpe per vedere se per caso tradissero, con tracce inequivocabili, i pericoli corsi ed abbiamo buttato con nonchalance i sacchetti dei cani, utilizzati a scopo umano.

Con dignitoso decoro siamo usciti dal camping, senza tradire la minima emozione, mentre nel cuore martellava imperiosa una domanda:"...dove troveremo, domani, la forza ed il coraggio di ripetere un manovra di questa fatta?…".

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Cattedrale di Worms

La visita alla città di Worms ci distrae da quest’ambascia, in fondo la vita dei camperos è questa: gioie e dolori in alternanza continua!

Ammiriamo la cattedrale di Worms, antica capitale dei Burgundi, con tanto di messa domenicale e poi raggiungiamo la Leitfrauenkirche, una chiesa fra i vigneti famosa per il vino che vi si produce, il "Leitfrauenmilch" (letteralmente "Latte della Madonna"), ma non possiamo comprarlo, perché di domenica la rivendita è chiusa. Proseguiamo, quindi, per Meinz (Magonza) dove Gutenberg inventò, verso la metà del XV secolo, i caratteri mobili per la stampa.

Il Reno ci accompagna sempre in questo nostro andare, insieme alle sue leggende: l’oro del Reno, I Nibelunghi, il Drago, i Cavalieri celtici dell’alto medioevo. Dovunque fontane ed immagini che ripropongono la storia di una cultura germanica così lontana da quella mediterranea, eppure affascinante e misteriosa, anche se severa e tetra.

A sera ci siamo accampati letteralmente sulla sponda del Reno, percorso in continuazione da enormi, placidi, silenziosi chiattoni, che trasportano materiali e containers, battendo bandiere di Nazioni diverse.

Ampia via d’acqua transitabile che unisce, ignara di frontiere, più di una nazione.

Il fiume come barriera ed, al tempo stesso, come unione di stati; a volte come unica via di salvezza.

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Reno

Mimma ci ha raccontato, infatti, la drammatica storia di suo padre e suo zio, rastrellati a Pisa dopo l’8 Settembre del ’43 e deportati in un campo di lavoro in Germania, vicino al confine svizzero.

Riuscirono a scappare ed a gettarsi a nuoto nel Reno, che delimitava il confine con la Svizzera.

Suo padre riuscì a raggiungere la riva e ad issarsi a terra, subito aiutato dagli Svizzeri, mentre suo fratello, richiamato dalle grida di aiuto di un compagno di fuga in procinto di affogare, ritornò indietro a soccorrerlo ed insieme rientrarono al campo di lavoro.

Era notte fonda, il padre di Mimma chiamò a lungo, disperatamente, il fratello, ma, non ottenendo nessuna risposta, per mesi lo pianse morto, credendolo miseramente affogato nel fiume.

A fine guerra fu il fratello a tornare per primo a casa, evitando alla famiglia lo strazio per la sua presunta morte, mentre il padre di Mimma, assistito in Svizzera dalla Croce Rossa Internazionale, fu informato della salvezza del fratello prima ancora di rientrare in Italia.

Mentre lo costeggiamo nel suo procedere verso il mare del Nord, il "Padre Reno" si offre in tutta la sua teutonica bellezza, con gli ammassi dei verdi cupi della sua vegetazione, con il rosso mattone delle sue costruzioni, incapsulate in tetti neri, aguzzi e spioventi, con le pietre scure, severe dei suoi castelli primitivi.

Lunedì 26 maggio 2003 Partenza h. 11 Km - 1.216

Come sempre la maestosità dei fiumi mi seduce e mi affascina.

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Boppard

Mi dà un senso di stordimento pensare quanta vita, quanta storia, quanto remoto passato hanno accompagnato con il loro immutato, inarrestabile fluire. Sono l’anima della storia, molto più dei mari o dei monti.

Ci fermiamo ad ammirare Boppard, paese delle fiabe, intatto ed accurato, dispiegato come un sorriso sulla riva sinistra del Reno, mentre più avanti, verso Coblenza, estesi, ordinati vigneti, a picco sul fiume, ornano la sua riva sinistra, punteggiandola di una grafica aggraziata e simmetrica.

Di fronte ai vigneti del Reno, Romano e Mimma fanno provvista di Riesling Lorelei.

Viaggiando per la pianura renana mi rendo conto del perché la parola "kitsch" è entrata in uso comune ad indicare qualcosa di grossolano, pesante e poco elegante. In effetti alcune costruzioni, alcune statue sembrano le casine di "Hans und Gretel", fatte di marzapane, dai colori infantili e zuccherosi.

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Incontro del Reno con la Mosella

Questa lingua tedesca, di cui conosco dalle dieci alle venti parole, comincia a sembrarmi meno impenetrabile, m’impossesso di una cinquina di parole al giorno, comincio a scinderne la costruzione, a capire i differenti plurali, a sentirmi meno respinta da questa barriera d’incomunicabilità, creata da suoni e costruzioni grammaticali sconosciuti.

Fin dai tempi dell’Andalusia Mimma è perseguitata dalla doccia gelata, come Fantozzi dalla nuvola dell’impiegato. Più agogna una bella, calda doccia corroborante, più i rubinetti (tutti) si rifiutano di assecondarla: sembra perseguitata da un sortilegio!

Romano ed io, meno appassionati di docce, ma più fortunati di lei, accogliamo i racconti dei suoi insuccessi con incredulità mista a vergogna, per aver beneficiato di piaceri che a lei vengono negati, da un capo all’altro dell’Europa.

Martedì 27 maggio Partenza h.10,30 – Km 1.369

"Der Vater Rhein" è veramente un padre amoroso: unisce, collega, trasporta, consegna, accompagna, guida ed accoglie.

Frotte vivaci di studenti sciamano dai traghetti che collegano le sue rive, intessendo legami di studio, di lavoro, di amicizia. L’acqua come tessuto vitale, come intreccio di vite, come trama di storie.

Questi grandi fiumi sono veramente padri per le nazioni che bagnano: ne plasmano e ne condizionano la storia. Il "Padre Reno" accoglie amorosamente anche sussiegosi cigni bianchi, che scivolano sulle sue acque con distaccata eleganza.

Stanotte dormiamo in un campeggio nel bosco ed il rimpianto della mia vita a Pianbosco, un centro residenziale vicino a Tradate, si fa più struggente.

A volte ci si stupisce di come sia potuto accadere che una cosa tanto amata si sia fatta finire così, senza urlare di rimpianto, senza correre indietro per riafferrarla, trattenerla, poiché lì c’era tutta la tua vita, tutto il tuo cuore…e non si può, non si deve abbandonare il proprio cuore.

Ma così è stato. Il mio bosco incantato appartiene definitivamente al passato e quella magia di vita, con il ruscello poco distante da casa, i mughetti a primavera sulle sue sponde, le castagne in autunno tutt’intorno ed i funghi Boletus Badius in giardino, è svanita per sempre.

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Ricordi di Pianbosco

D’inverno, nelle notti di luna, il chiarore abbagliante della neve stregava, il silenzio luccicante, interrotto solo dai tonfi sordi della neve che si staccava dal merletto dei rami, ti mozzava il respiro, mentre i tronchi degli alberi si stagliavano neri, contro il biancore argentato.

Ti aspettavi, da un momento all’altro, di veder sbucare da dietro gli alberi, o dal manto stesso della neve che ricopriva il terreno, fate velate d’argento, gnomi con giubbe colorate, elfi leggeri od altre creature di fantasia che, tenendosi per mano, intrecciavano girotondi senza lasciare impronte.

D’estate, invece, il bosco si riempiva di acacie in fiore e diventava come un enorme polmone verde, che respirando inondava l’aria di un sottile, languido profumo.

A Pianbosco, sepolti presso il ruscello, sotto una quercia dal tronco biforcato che ora forse non riconoscerei più, ho lasciato Mini, la mia sfortunata barboncina, che attraversò la nostra vita in un momento di grand’apprensione e preoccupazione per l’asma allergica di mio marito, cui non potei dare, quindi, le attenzioni e le premure che la sua dedizione meritava, e Lola, la nostra gatta bianca, "madre coraggio" di numerose cucciolate.

Raccolsi Lola in uno scarico delle acque di un marciapiede, quando ancora abitavamo a Milano, e ci fu compagna di vita per otto anni, fin quando la trovammo morta, forse avvelenata, fuori del cancello a Pianbosco.

Furono amiche in vita Mini e Lola e riposano insieme adesso, vicine, sotto un letto di foglie e di humus, che le ricopre come una carezza.

La campagna dove vivo adesso è bella, lussureggiante di vita, esplosiva di colori, ma non ha la magia misteriosa del bosco, non ha i chiaroscuri del sole che balugina fra le foglie, non ha i freschi riposanti degli alberi, che s’intrecciano fra loro creando sentieri d’ombra, pieni di sussurri.

Migliaia di uccelli popolano il bosco ed il silenzio non è mai silenzio, anche se appare tale, perché si appoggia sempre su una trama di cinguettii, canti, richiami, che si fondono e si tessono in un’unica tela di suoni, armoniosi o imperiosi.

Il bosco appartiene agli alberi ed agli uccelli ed io mi sentivo una privilegiata ad essere ospitata da loro ed a poter dividere con loro la mia vita.

Aver potuto offrire alle nostre figlie l’infanzia e la giovinezza nel bosco incantato è stato un dono che mio marito ed io siamo stati felici di aver potuto fare, perché la loro crescita, la loro fase evolutiva, si è dipanata fra ombrosi sentieri, corse su tappeti di foglie, capriole nella neve, raccolta di castagne e funghi, lunghi abbracci ai tronchi degli alberi, per ascoltarne il battito del cuore.

Non sono più tornata a rivedere la mia casa.

Stasera, al Dünnwald Camping (camping della foresta lunga), quando abbiamo portato i cani per la passeggiatina igienica, abbiamo trovato nel bosco un recinto con i cinghiali, sei erano cuccioli e sono subito corsi a curiosare verso di noi.

Erano deliziosi con i loro musetti lunghi e stretti, le zampine a punta e la livrea a strisce. Non li aspetta un lungo destino, ma almeno, fino ad allora, la loro vita trascorrerà nell’ambiente a loro consono e questo, paragonato al destino dei loro cugini civilizzati, i maiali, chiusi nell’orrore delle gabbie degli allevamenti intensivi, è già un grande "lusso"

Mercoledì 28 maggio partenza h. 11 – Km 1.503

E stamani sono andata a dire addio al bosco incantato

Ho salutato i cinghialini grufolanti nel terreno, mi sono riempita gli occhi del verde protettivo degli alberi, ho lasciato scivolare sul cuore un lungo fiume trasparente di nostalgia e rimpianto, poi sono tornata immalinconita al camper, preceduta dalla squadriglia petulante dei canetti.

I livelli. I livelli dei serbatoi del camper (ed anche degli organismi) sono la preoccupazione primaria dei kampeereren. La nostra serenità dipende dal riempimento di alcuni e dallo svuotamento di altri. Se la mattinata ci consente di raggiungere il perfetto equilibrio fra queste due realtà, il viaggio prosegue rilassato e gioioso.

Stamani è stata una di quelle mattinate positive in cui tutte le cose sono andate per il verso giusto, alla perfezione. Persino Mimma ha momentaneamente rotto il sortilegio che la perseguita e si è fatta una doccia calda, mentre io sono riuscita a lavare ed asciugare i miei capelli lunghi.

In quanto alle altre operazioni di svuotamento, possiamo vantarci di avere raggiunto una tecnica a tre invidiabile, che ci ha messo al riparo dalle rappresaglie delle SS.

Sembra uno scherzo od un paradosso, ma alcuni "nein" che ci sono stati risposti, sono stati di un diniego così assoluto, accompagnati da uno sguardo così glaciale, che ci ha fatto gelare il sangue lungo la spina dorsale.

Non oso nemmeno pensare al terrore che dovevano incutere certi comandi o certe proibizioni urlate in faccia ai prigionieri dei lager, che non capivano una parola di questa lingua, né tanto meno capivano dove erano stati trasportati, né perché.

Tempi remoti, per fortuna, e rinnegati da tutto il popolo tedesco, ma che inondarono il mondo di sofferenza, lutti e barbarie di ogni genere. Tempi che la nostra generazione non riesce a cancellare dalla memoria, infatti durante il viaggio affiorano ricordi e racconti di guerra, ma che non apparterranno più alla nuova generazione di europei che si va formando. Un’Europa allargata a tanti Stati del nostro vecchio continente, che, superati secoli di guerre, inimicizie, scontri ed incomprensioni, va finalmente a tappe lente, ma continue, verso l’unificazione.

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Cattedrale di Köln

La Cattedrale di Köln (Colonia) è imponente e bellissima, anche se circondata da strutture che avviliscono la sua maestosità.

Scampò miracolosamente ai bombardamenti e questo spiega perché tutt’intorno ci sono edifici moderni, ferrovie e sottopassaggi, che mortificano la sua grandiosità, il suo svettare sublime verso il cielo. A Köln abbiamo giustamente fatto incetta di Acqua di Colonia originale 4711.

Giovedì 29 - venerdì 30 maggio 2003

DORTMUND- Welt Hunde Ausstellung (Esposizione Mondiale Canina)

L’Esposizione Mondiale Canina di Dortmund è degna della sua importanza: stands carichi di prodotti per animali ed allevatori, espositori venuti da ogni parte, articoli raffinati e paccottiglia.

Fra gli articoli raffinati il primo posto va a piatti e campanelle di porcellana bianca e blu, prodotti e disegnati in Danimarca, raffiguranti, con tratti precisi e particolareggiati, le teste di tutte le razze di cani. Sono costosi ed un servizio completo può raggiungere cifre elevate, ma per gli appassionati, che possono e vogliono permetterselo, sono di sicura e gioiosa soddisfazione

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Dortmund

La struttura dell’esposizione è ampia e comoda, l’organizzazione, invece, lascia a desiderare.

Con il camper ci siamo acquartierati in una grande zona di parcheggio, con luce elettrica ed acqua vicine. Poi, per arrivare al centro espositivo, dobbiamo fare un tratto di strada col nostro carrello, caricato di trasportino coi cani, tavolino, sedie e borse varie.

Tutto previsto, tutto prepagato, tutti i cedolini staccabili dalla karte d’iscrizione. Il fatto è che, come accompagnatore dei cani è previsto solo un individuo, gli altri pagano l’ingresso (eingang karte), per cui mi rispediscono al botteghino a fare la fila per l’eingang karte per me e per Mimma.

Tutto previsto, tutto organizzato…infatti, pur arrivando all’alba (h. 6,20) alla Halle espositiva, è passata più di un’ora prima di avere la certezza di quale fosse, precisamente, il ring per Bonita, la quale, avendo intuito che nuova "barbata" l’attendesse quella mattina, acquattata in fondo al trasportino, cercava di mimetizzarsi dietro la barriera protettiva del corpo di Pepito

Da due giorni la tenevo sotto training autogeno, nel tentativo di condurla ad uno stato d’animo assertivo, di convincerla delle sue potenzialità e, dunque, della sua assoluta possibilità di vittoria.

Lei si abbandonava languida sulla mia spalla, travolta dal mio sussurrare insinuante e da tutte le mie tecniche di self-confidence, arricchite da leggere grattatine all’interno dell’orecchio.

Lei mi ascoltava assorta, così assorta che finiva con l’appisolarsi sulla mia spalla. Consideravo, tutto sommato, che questo potesse essere positivo e che il resto del lavoro l’avrebbe fatto l’inconscio

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Mimma e Bonita

E’ arrivata quinta a pari merito, nel senso che ha passato la prima selezione, ma non è entrata nella rosa dei quattro finalisti….meno male, sennò rischiavamo di perderci l’europea di Bratislava! Così avremo ancora una volta l’alibi di presentare Bonita ad una competizione importante e noi di girarci l’Europa, addentrandoci in labirinti di lingue sempre più ostiche!

Ieri al self service sono riuscita a fare una frase completa: "Drei zusammen (tre insieme) " e quel che più conta a farmi capire dalla cassiera, che ha sommato insieme i costi dei tre vassoi.

Mi sono gonfiata come un tacchino, lasciando Romano e Mimma nell’ignoranza di sapere quello che io e la cassiera c’eravamo dette!…

Alla Welt Hunde Ausstellung abbiamo assistito alla cerimonia d’inagurazione, con tanto di discorso del Presidente Fischer, del Presidente della F.C.I. Hans Muller, del Borgomastro di Dortmund Gerhard Langermeyer e del Rappresentante del Ministero dell’Agricoltura.

Sembra sia stata la mostra più importante dopo il Crufts di Birmingham, con 18.716 cani iscritti, di cui 240 chihuahua.

Anche qui gli espositori e gli allevatori italiani di chihuahua hanno avuto gran successo, Pancho Villa II Garcia è addirittura arrivato terzo alla premiazione del raggruppamento dei cani da compagnia.

I nostri cari avversari spagnoli erano, ancora una volta, presenti in massa: a questo punto ci riconosciamo, ci salutiamo e prossimamente arriveremo anche ai "baci ed abbracci".

Il bello di questi incontri, che si ripetono in occasione delle esposizioni, è che possono sfociare in amicizie, sia a livello nazionale che internazionale, fra persone che hanno un denominatore comune: la passione per i cani e, spesso, per tutti gli animali. Persone, che pur venendo dai quattro angoli del mondo, riescono a comunicare fra di loro, ad intendersi ed a trasmettersi una calorosa sintonia, di cui i cani sono gli intermediari.

Ho assistito ad una prova d’obbedienza di cani di tutte le razze, resa ancor più toccante dalla partecipazione imprevista di un bambino di circa diciotto mesi, che aveva seguito il padre ed il suo cane nel ring dove si esibivano, insieme agli altri partecipanti.

Il cane del bambino era un martire: non solo doveva concentrarsi per ubbidire agli ordini del padrone, ma non doveva nemmeno distrarsi per tutto quello che il "bambolotto" biondo e roseo gli combinava. Gli si sdraiava addosso, lo tratteneva per il pelo, l’abbracciava, tutto questo mentre il povero cane non perdeva di vista i comandi del padrone e li eseguiva, preoccupandosi anche di non fare movimenti bruschi, che potessero danneggiare il piccolo.

E’ stata una scena tenerissima, in cui l’amore fra due innocenze (quella del bambino e quella del cane) si esprimeva in un’intesa spontanea e senza riserve.

Questi cani sono magnifici: guardano i loro padroni come fossero Dei, pendono letteralmente… dai loro occhi, dai loro gesti appena accennati, da un loro minimo cenno di comando e quando il comando è di avvicinarsi al padrone, gli si appiccicano contro, con la testa all’insù e gli occhi adoranti.

Come magnifici sono i cani, quasi sempre Border Collie, che ballano insieme ai padroni.

E’ uno spettacolo di grazia, leggerezza ed eleganza, in cui la simbiosi fra cane e padrone è totale: non può sbagliare l’uno, non può sbagliare l’altro, tutti e due devono essere a tempo con la musica, a tempo fra di loro e coordinati alla frazione di secondo.

Lo spettacolo, che scaturisce da una preparazione che ritengo lunga e faticosissima, è entusiasmante e leggiadro.

Gioioso è vedere i cani giocare a frisbee con i loro padroni o giocare a palla fra di loro: Blue Borders vs Hot Dogs.

La palla è un grande palloncino colorato che cercano, con salti e colpi di muso, di rubarsi l’un l’altro per farlo entrare nella porta di rete (simile a quella del campionato di calcio degli umani) e fare goal. Presi dalla loro giocosa e frenetica allegria capita che buchino il pallone e che questo si sgonfi; allora, quando vedono il pallone ammosciato per terra, le due squadre non lo degnano più d’attenzione e si dirigono subito verso il nuovo pallone, che l’addestratore provvede a buttare in campo.

La partita è finita 1 a 1.

Un momento molto suggestivo è stata la presentazione delle razze orientali, dai Levrieri, agli Afgani, ai Barzoi, ai piccoli Levrieri Italiani, accompagnati nella loro sfilata da musiche, danza del ventre e comparse in costume.

I levrieri hanno un’eleganza innata: sarà il passo ambo che dà loro tanta maestosità, sarà la fierezza con cui portano la testa fluente di pelo che dà agli Afgani il loro incedere signorile, sarà la sottigliezza dei musi e la magrezza raffinata dei corpi che dona loro tanta leggerezza, saranno tutte queste caratteristiche insieme che fanno dei levrieri una razza impalpabile, quasi evanescente, come un sospiro.

Sabato 31 maggio partenza h. 10,15 – Km 1.658

Verso l’una siamo arrivati a Kassel, abbiamo girovagato per il centro e lungo il fiume Fulda, per poi arrivare col camper fino al Castello sulla collina, dove ci avrebbe aspettato una salita di 850 gradini a fianco di una cascata.

Dico "avrebbe", perché la pioggia, l’ora e la stanchezza ci hanno spinti a più miti consigli, condensando i nostri entusiasmi in tanti "Bello…Bello…Bello" e lasciando ai tedeschi, intrepidi anche sotto l’acqua, le delizie della scarpinata a piedi verso la statua in rame di Ercole, posta in cima al chioschetto, in vetta alla collina che sovrasta la città.

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Kassel

Da lassù lo sguardo scivola dritto, seguendo la lunghissima prospettiva della Wilehmhöene Strasse fino al centro della città.

A sera abbiamo raggiunto un campeggio sul Fulda attraversando paesini, angolini e stradine degni delle favole dei fratelli Grimm, il cui monumento avevamo visto poche ore prima proprio a Kassel, loro città natale.

Era un campeggio occupato per la maggior parte da stanziali, con roulottes con verande schermate da pareti di plastica trasparenti, giardinetti fioriti, lampioncini e statue: un piccolo centro residenziale per famiglie con bambini, sulla riva del Fulda, dove andare a trascorrere i giorni di festa, immersi nella natura e nella quiete.

Abbiamo per due volte trasportato in tre il nostro bel sacco verde nel luogo preposto all’uopo, compiendo in modo impeccabile tutte le operazione necessarie, abbiamo, grazie ai chihuahua, socializzato con bambini e giovani tedeschi ed abbiamo, grazie all’aiuto di un italiano ormai naturalizzato tedesco, potuto prenotare i panini freschi per la colazione dell’indomani mattina, lusso che ci ha gratificati e ricompensati per tutte le volte in cui abbiamo mangiato pane duro o, peggio ancora, ne siamo rimasti senza.

Come c’è capitato di rimanere senza burro.

Partendo dall’Italia, infatti, abbiamo fatto una provvista minima di latte e burro, avendo la certezza che in Germania avremmo trovato il meglio di questi prodotti.

Mai previsione fu più errata: per il latte e panne varie non c’è stato problema, ma per il burro la ricerca è stata affannosa. Quando chiedevo "butter" con la pronuncia tedesca, non inglese, sembrava dicessi una parolaccia, tanto mi guardavano ostili o neppure mi prendevano in considerazione.

Tutto quello che riuscivamo a trovare era un panetto intirizzito di margarina che, a quel punto, eravamo Mimma ed io a non voler prendere nemmeno in considerazione.

Anche al campeggio abbiamo cortesemente declinato l’offerta di margarina da spalmare sui panini freschi e ci siamo rifugiati in deliziose marmellate portateci da casa.

Siamo ripartiti accompagnati da grandi, amichevoli saluti da parte di tutti gli stanziali, che rimanevano a godersi la domenica, facendo magari un giro in canoa sul fiume.

Il mio tedesco sta raggiungendo livelli di alta conversazione. Riesco a dire: "Ich bin italienisch" (tanto per bloccare subito sproloqui in tedesco di cui non capirei un accidenti), a chiedere "Ist das Wasser warm?" (prima di entrare nella doccia ed incorrere, magari, nel solito maleficio delle docce gelate che perseguita Mimma) ed a cercare disperatamente: "Eine Italienische Zeitung" (per sapere se in patria va tutto bene e le sorti della nostra fortunata nazione continuano ad essere condotte con illuminata maestria.)

Gli unici due giornali, che siamo riusciti a procurarci finora, ci dicono di sì, che possiamo stare tranquilli e viaggiare sereni, assistiti dalla certezza che in Patria è tutto sotto controllo e, al nostro ritorno, troveremo tutto in ordine. Meno male!

Domenica 1 giugno partenza h.10 – Km 1.840

Oggi abbiamo visitato due città veramente belle: Fulda in Assia e Würzburg in Franconia.

Fulda ha una Cattedrale circondata da una piazza ampia e solenne che la valorizza, al contrario di Colonia dove la Cattedrale è umiliata da soffocanti sovrastrutture moderne. Anche il centro di Fulda è piacevole, caratterizzato dalle facciate aguzze delle sue case a graticcio, con finestrine ornate e decorate da deliziose tendine, ciondoli appesi, fiori o piante.

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Cattedrale di Fulda

Le tende alle finestre, che per noi sono una barriera contro gli sguardi indiscreti, in Germania sono motivo d’ornamento per la finestra, la finestra è motivo d’ornamento per la casa e la casa, con le sue finestrine vezzose, è motivo d’ornamento per la strada. Così come ornamentali sono i giardini delle città, carichi di colori, fiori e zampilli o i giardinetti delle abitazioni che, per quanto minuscoli possano essere, sono tanto più tenuti con amorevole cura ed attenzione.

Nella cura del loro immenso patrimonio di verde e di fiori, i Tedeschi esprimono tutto il loro amore ed il loro rispetto per la natura. Hanno dei parchi e dei boschi invidiabili, profumati di terra, di muschio o di alberi in fiore, anche nel centro delle città e se li godono, li vivono, li abitano gioiosamente, consapevoli di possedere una grande, verde ricchezza.

Würzburg è una città tutta da vedere, dalla splendida Residenz al Dom, fino alla Domstrasse che conduce al ponte sul Meno, dominato dalla poderosa struttura della fortezza di Marienberg

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Würzburg
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Marienkapelle

Alla Marketplatz, la Marienkapelle, esempio sublime di kitsch, tutta bianca e rosina, con le gugliette di panna e zucchero colorato, ha strappato a Romano un toscanissimo: "…Bella!…Madonna ragazzi!…", che ci ha fatto scoppiare fragorosamente a ridere in mezzo alla piazza, richiamando l’attenzione degli avventori domenicali, che seduti su panche, di fronte a lunghi tavoli rettangolari dalle sgargianti tovaglie di plastica rossa, trascorrevano la serata festiva, allegramente scolandosi pinte di birra e litri di vino del Meno.

Il gusto kitsch ti accompagna burlescamente ammiccante in tutte le città tedesche.

Arrivano persino a tingere gli obelischi di pietra grigia del solito colore rosina "trà sù de ciocch" (vomito d’ubriaco, in dialetto milanese), caratteristico di tanti loro edifici. Ormai non lo commentiamo nemmeno più, perdonando loro ogni grossolanità stilistica, perché la espiano, compensandola, con la bellezza dei loro fiori, dei loro parchi, dei loro boschi.

Lunedì 2 giugno partenza h.10,30 – Km 2,120

Solenni, maestose, ascetiche sono riapparse all’improvviso, dietro a morbide colline boscose, le Alpi. Magnifiche nel loro distacco lunare, nella loro imperiosa crudezza. Siamo prossimi al confine austriaco, nelle vicinanze di Füssen, in Tirolo.

Il paesaggio è cambiato: laghi e laghetti di acque cristalline si aprono improvvisi in mezzo ai prati e placide mucche, pesanti di latte, vi sostano pensose.

A sinistra, in lontananza, si stagliano i primi due castelli di Ludwig di Baviera: Hobermergau e Neuschwanstein

Anni fa, proprio da Pianbosco, partimmo con le nostre figlie per percorrere l’"Alpenstrasse" e visitare tutti i castelli di Ludwig.

Soleda e Samanta avevano da poco cominciato lo studio del Tedesco al liceo linguistico e m’insegnarono, durante quel viaggio, i primi rudimenti della pronuncia tedesca, nell’approfondimento della quale continuai a tormentarle durante tutto il viaggio. Rimpiansero subito di avermi iniziato alle delizie dei suoni gutturale e delle combinazioni di vocali, che esprimono suoni diversi da quelle che appaiono.

Visitammo tutti i castelli di Ludwig, compresi Linderhof e quello sul lago di Herrensee.

Ammirammo Monaco e la sua Fiera settembrina dei fiori, stupefacente per la fantasia di colori, composizioni e strutture da giardino.

Ci spingemmo fino a Dachau e poi, in Austria a Mathausend, immergendoci in un’atmosfera di silenzi e bisbigli, per ascoltare i quali trattenevamo i battiti del nostro cuore. Silenzi e bisbigli che ancora ristagnavano nell’aria dopo l’orrore, come se l’eco dei lamenti e delle urla di chi tanto vi soffrì, non volesse allontanarsi mai più da quei campi di sterminio.

"Arbeit macht frei" c’era scritto all’ingresso di tutti i lager: il lavoro rende liberi.

A Berchtesgaden ci elevammo al " Eagle nest" (nido d’aquila) del Führer, spaziando su un panorama di vette inviolate, vasto e grandioso, e ci calammo nelle sue miniere di sale, costretti a vestirci come minatori ed ad utilizzare strani trenini e scivoli, come mezzi di trasporto. Infine una sera, smarriti nei boschi austriaci in cerca di una Gasthaus, facemmo un’incontro indimenticabile: uno splendido cervo ci attraversò la strada, illuminato in pieno dai nostri fari.

Gustavamo prime colazioni laute e succulente, non negandoci nulla di quello che le generose Gasthaus bavaresi ci offrivano, mentre in Austria terminavamo i nostri pranzi con le delizie della pasticceria austriaca, dalla Sacher Torte allo Strüdel mit Sahne.

Soleda ed io, rapite da tante seduzioni, tornammo a Pianbosco ingrassate di due chili e mezzo, ma senza rimpianti, se non quello di non poter proseguire le nostre inappagabili escursioni mangerecce.

Martedì 3 giugno 2003 partenza h. 8,30- Km 2.640

Ancora una notte in un autogrill fra i monti vicino Bolzano e fra alcune ore a Siena.

Sentiamo che il viaggio è finito e desideriamo concluderlo il più in fretta possibile.

I livelli non sono più un problema, le docce calde neanche, la lingua tanto meno.

Ieri alle diciassette e quarantacinque siamo stati riassorbiti dal ciclone Italia.

Abbiamo ricominciato subito a pagare salati pedaggi autostradali (in Germania le Autobahn sono gratuite) ed abbiamo cominciato subito ad essere incalzati da guidatori estrosi, che superano da destra e da sinistra.

Respiriamo di nuovo l’aria di frenetica, inarrestabile attività cui siamo abituati. Guardiamo i panorami familiari con occhi d’amore e di rabbia: vorremmo per il nostro paese un presente e un futuro migliore, ma ci riemergiamo, invece, nella meschinità dei soliti litigi, nelle laceranti inconcludenti contrapposizioni della classe politica.

I giornali ci confermano che i nostri politici vegliano su di noi lavorando per il nostro futuro ed il nostro benessere.

I clandestini disperati continuano a sbarcare in massa, sulle nostre coste in cerca di un "domani" che non troveranno.

I fautori del federalismo-secessionismo rifiutano l’Inno di Mameli che non riconoscono come Inno Nazionale, mentre i "residuati" della Monarchia, ringalluzziti dal ritorno dell’ex famiglia reale, non si riconoscono nella Festa della Repubblica e protestano contro le celebrazioni del 2 giugno. Come italiana mi sento stanca, stanca di essere presa in giro dai potenti, disillusa dalla malafede e dall’ipocrisia, in mezzo ai quali si è srotolata la mia vita.

Mio padre, da sincero socialista d’inizio novecento, sperava tanto nel "Sol dell’avvenire": morì rabbuiato ed immalinconito all’inizio degli anni ’80.

Negli anni ’90 tangentopoli e l’innamoramento dell’Italia per un magistrato di Mani Pulite, poi via Mani Pulite e l’innamoramento dell’Italia per l’"Unto del Signore"

Il capitalismo spudorato o le dittature feroci a dominare il pianeta……ma la speranza,… la speranza di una più equa distribuzione della ricchezza, in una vita migliore per tutti, dov’è finita?

Qua si muore d’obesità, di là si muore di fame e di sete. "A chi tocca ‘un brontoli!" dice un proverbio toscano. E’ colpa di tutti, non è colpa di nessuno, chi ha fede rimette tutto all’aldilà e chi non ce l’ha subisce o se ne fa una ragione.

La memoria delle paci montane, dei silenzi boschivi, del flusso lento dei fiumi, scivola all’indietro dalle nostre spalle e si snoda in un nastro ondeggiante d’immagini, che son già ricordi.

Erinnere, sì ricorda, gli istanti di viaggi vissuti, i contatti di vita inattesi, che per un attimo si sono incrociati per poi separarsi di nuovo, per sempre.

Il cameriere kosovaro di Fulda, che parlava bene l’Italiano, per aver lavorato dodici anni in Italia, e che aveva salvato con i suoi guadagni, dalla guerra e dalla fame, la sua famiglia in Kosovo.

L’operaio sardo del comune di Colonia, che dopo più di quaranta anni trascorsi a lavorare in Germania, aspettava solo la pensione per poter tornare in Italia od il parrucchiere marchigiano, che ci procurò i panini freschi per la colazione al campeggio sul Fulda e che, dopo un’intera vita trascorsa in Germania, non aveva nessuna intenzione di rientrare in Italia, ma preferiva rimanere in terra tedesca, dove ormai si sentiva a casa.

Erinnere, ricorda, l’incanto della natura e il kitsch dei monumenti, la grandezza di un popolo di filosofi, letterati e musicisti e la manovrabilità della sua mente e della sua volontà se un Führer delirante riesce ad impossessarsene, ammaliarle e corromperle con l’esaltazione del " Deutschland, Deutschland uber alles".

Erinnere, ricorda, la cordialità di molti e la grinta glaciale di alcuni, a cui comunque hai regalato e ti hanno regalato, istanti della propria vita.

ERINNERE!

Alba Raggiaschi

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