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GUIDA PER LA CONOSCENZA E LA CURA DELLE PIANTE
PIANTE SACRE
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A Cuba, un albero sacro é la ceiba (Ceiba pentandra) o albero del kapok (foto a destra), che non può essere né tagliato né bruciato. Per i cubani tale pianta è stata l'unica a essersi salvata dal diluvio universale pertanto è considerata “il pilastro del cielo”. Sotto la sua chioma si depongono offerte per i defunti ai quali si lascia del cibo. Si narra che i malefici realizzati accanto alla ceiba e con il suo consenso, sono infallibili e che la pianta parla alle altre piante di ceiba. E' considerata “la madre degli alberi e degli uomini”. A Santiago de Cuba c’è una ceiba ultracentenaria dove si narra che nel 1898 l'esercito spagnolo si arrese agli Stati Uniti e per questo fu chiamata albero della pace (arbol de la paz).

Ceiba pentandra
Ceiba

Il melo (Malus domestica) è una delle piante più legate al misticismo e alla simbologia. La mela infatti è presente in numerose mitologie: in quella scandinava è il cibo degli dei. Nella cultura ebraica e cristiana è il frutto proibito rappresentando la conoscenza.

Melo, Malus domestica
Melo

Per gli antichi greci Gea, la madre terra, regalò a Era, la moglie di Zeus, un albero di mele d'oro come dono di nozze per augurarle fecondità che poi finì, dopo numerose vicissitudini, nel giardino delle Esperidi, figlie della sera e dato che queste ultime vivevano in occidente dove il sole tramontava ogni giorno, furono associate alla morte. Le mele furono poi rubate da Ercole nella sua dodicesima fatica e secondo alcuni questo è considerato il trionfo sulla morte e forse da qui il detto "una mela al giorno leva il medico di torno". La mela fu il pomo della discordia in quanto donata da Paride ad Afrodite che gli aveva promesso Elena la moglie di Menelao come sposa e che scatenò la guerra di Troia.

Le antiche leggende nordiche narrano che Odino, padre di tutti gli dei (equivalente al sassone Wodan ‘padre universale, governatore di cielo e terra e creatore’) nonché dio della guerra, divinità saggia per eccellenza (in quanto per apprendere la suprema conoscenza aveva dato in cambio un occhio) restò sospeso nove notti sull’yggdrasil (un albero sacro che si presume fosse un frassino (Fraxinus spp.), che si identifica nell'albero cosmico) per apprendere la conoscenza delle rune (é considerato infatti il primo "maestro runico"). L'Edda, il principale poema nordico sulle antiche storie mitologiche, narra che questo albero sopravvisse a tutte le peripezie degli Asi e nonostante la morte di Odino per opera del lupo Fenrir e nonostanto il mondo fosse distrutto assieme a tutta l'umanità, rimase solo un albero dal cui interno uscirono un uomo e una donna (Lif e Lifthaasir) progenitori di tutta la nuova umanità.

Nei paesi himalayani (soprattutto in Nepal) si usano i semi della rudraksha (dal sanscrito rudra ossia «Shiva» e aksha «occhi»), ovvero l'Elaeocarpus ganitrus, per realizzare collane, bracciali, rosari (come il rosario tibetano) e gioielli perché si ritiene abbiano proprietà guaritrici. Infatti secondo un mito induista, questi semi sarebbero derivati dal pianto del dio Shiva.

Elaeocarpus ganitrus
Rudraksha
Rosario tibetano ottenuto dai semi della Elaeocarpus ganitrus
Semi di rudraksha
Rosario tibetano ottenuto dai semi della Elaeocarpus ganitrus
Rosario tibetano
Come non ricordare inoltre la quercia (Quercu spp.), forse uno degli alberi più sacri che ci siano. Era la pianta sacra a Giove e a Marte. A Dodona (Epiro, nella Grecia nord-occidentale) le sacerdotesse davano i loro responsi sentendo il fruscio delle foglie di una quercia sacra. Il nome stesso quercia deriva dal greco drys che si collega alla radice sanscrita dru «legno» da cui l'inglese tree «albero» che forma la base del nome dei Druidi che veneravano appunto gli alberi.

Ricordiamo il mirto (Myrtus communis) considerata da sempre pianta sacra a Venere, e quindi simbolo dell’amore e della poesia amorosa. Era infatti consuetudine cingere con una corone di mirto la testa dei convenuti ai conviti e dei poeti. Questa usanza è poi rimasta nel linguaggio poetico come simbolo della gloria poetica e della poesia.

Abbiamo poi il cipresso (Cupressus sempervirens), dedicato da sempre al dio Ade, considerato l'albero del lutto eterno. Nel suo regno, non lontano dal palazzo di Ade, c'era un grande cipresso bianco che cresceva vicino alle sponde del fiume Lete, il fiume dell'oblio, dove andavano a bere le anime dei morti.

Anche il pino silvestre (Pinus sylvestris) ha una lunga tradizione di sacralità: nell'antica Grecia era sacro al dio Pan e ancora oggi si beve la retsina, un vino prodotto dall'unione della vite, sacra a Dioniso e la resina di pino. Lo stesso Dioniso é rappresentato mentre tiene in mano un bastone con in cima una pigna come scettro simbolo della forza vitale, della longevità e della fecondità.

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