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COME COLTIVARE E CURARE LE NOSTRE PIANTE
ARISAEMA
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L'articolo è stato redatto da Dario Toffolon, un grande appassionato di piante

PRINCIPALI SPECIE
Arisaema Candidissimum

uno spettacolo della natura che ha ispirato decorazioni e pitture in Cina, suo paese d'origine ma anche in Europa a seguito della sua introduzione. è il più tardivo di tutti gli arisaema (che crescono da marzo a maggio, secondo il clima dell'ambiente in cui sono coltivati).

infatti quando la "disperazione" incombe e si è ormai convinti di aver perduto queste meraviglie, a fine giugno-luglio rispuntano puntuali ogni anno con il loro splendido fogliame trilobato e quella fioritura che, una volta vista, difficilmente si potrà mai dimenticare! è assolutamente rustico ma gradisce ombra assoluta (vista la stagione calda in cui cresce), altrimenti i fiori e le bellissime foglie carnose e vellutate ingialliscono e si seccano anche in meno di una settimana e... addio! i miei A. Candidissimum (ne ho con fiori sfumati in tutte le gradazioni del rosa, fino al bianco puro) crescono tra le radici dei rododendri il cui fogliame offre anche un avvolgente protezione dal sole. la durata di fiori e foglie (che raramente superano i 30 cm di altezza) non raggiunge la metà di agosto e quindi si potrà godere di queste meraviglie al massimo per un mese e mezzo all'anno.
Arisaema Speciosum

originario del Nepal e dell'India, è un altro grande arisaema (c.ca 60-80 cm di altezza). cresce in maggio e la sua spettacolare fioritura non passa certo inosservata. la sua foglia è trilobata e molto ampia e sembra quasi un ombrello atto a proteggere il fiore sottostante. richiede assolutamente riparo dal sole altrimenti la pianta deperisce rapidamente.

ama suoli umidi e ricchi di humus, ma perfettamente drenanti, altrimenti il suo lungo rizoma si decomporrà in pochi giorni senza che vi sia più alcuna possibilità d'intervento. è una pianta abbastanza facile da crescere, una volta ambientata, ma non altrettanto da acclimatare: conviene acquistare diversi rizomi perché almeno la metà di loro potrebbe non reggere l'impianto e decomporsi inspiegabilmente (nonostante i tuberi siano stati verificati come perfettamente sani all'acquisto). infatti, gli altri rizomi piantati nei medesimi luoghi o nelle strette vicinanze non daranno il ben che minimo segno di sofferenza e, se non toccati, ricresceranno per anni (è anche questa una pianta molto prolifica ma l'apparato fogliare non supera il mese di luglio-metà agosto).

Arisaema Nepenthoides

specie asiatica, è il più alto fra gli arisaema (arriva anche a superare il metro) e il fiore si erige sopra le foglie (a differenza della maggior parte degli arisaema "alti"). il colore del fiore è estremamente variabile contemplando il rosa, marrone, giallo e verde con un disegno maculato più o meno fitto e intenso. il suo aspetto ricorda proprio quello di un cobra eretto in procinto di attaccare. anch'esso cresce tra aprile, maggio e giugno e le sue belle foglie lobate sono persistenti fino alla fine di agosto. tollera il sole nelle ore del mattino e della sera ma soffre se colpito dai raggi solari nelle ore più calde del giorno.

Arisaema Triphyllum

proveniente dal Nord America, ha una gamma assai variabile di colorazioni nella spata che vanno dal verde al rosso con striature chiare. anche questa meraviglia cresce tra aprile e maggio e l'apparato fogliare resiste fino ad agosto inoltrato. prolifico e resistente raggiunge una altezza tra i 30-60 cm.

Arisaema sp.

proveniente dall'Himalaya, raggiunge il 30 cm di altezza. la pianta si sviluppa nel mese di maggio inoltrato.

Arisaema Costatum

di origine del Nepal, raggiunge e supera spesso gli 80 cm di altezza. ma è la dimensione della foglia (che supera talvolta i 50-60 cm di diametro) a colpire maggiormente. cresce tra aprile e maggio e l'apparato fogliare può perdurare tutta l'estate, se in zona ombrosa. molto prolifico, riceve spesso anche polline dagli altri arisaema, con cui si incrocia.

Arisaema Tortuosum

anch'esso proveniente dall'Himalaya, raggiunge spesso gli 80-90 cm di altezza. fiorisce in maggio e si ibrida facilmente con altri arisaema. l'apparato vegetativo dura per tutto il periodo estivo. è l'arisaema che tollera maggiormente l'esposizione al sole, anche se è meglio che nelle ore più calde si trovi ombreggiato.

Fruttificazioni di A. Ciliatum var. Liubaense

i suoi frutti sono certamente quelli maggiormente carichi di acini, contenenti ciascuno alcuni semi. è possibile raccogliere gli acini maturi (vedere foto seguente), conservarli al FREDDO (se si tengono in casa è adatto il frigorifero) dopo averli "sbucciati" e ripuliti dalla polpa (attenzione contiene acido ossalico altamente tossico: usare i guanti!).

personalmente preferisco affidarmi (con successo) alla natura, favorendo uno sviluppo casuale delle piantine con la dispersione degli acini nelle zone in cui desidero farle crescere: muffe, freddo, funghi, insetti a primavera che compaiono dopo le ultime gelate, disgregano gli acini (immangiabili persino per gli uccelli, quindi non è da temere una loro diffusione incontrollata) e permettono ad alcuni semi di germinare. la natura fa tutto il resto e io, nelle zone di disseminazione (che per altro delimito con tavole di legno per evitare che anche solo il vento o l'acqua piovana possano portare via i piccoli semi), puntualmente vedo crescere a primavera le piantine. molte non sopravivranno al primo anno. solo le più resistenti che supereranno l'inverno del secondo anno potranno o esser lasciate nella zona di semina (se poco affollata) o trapiantate.

il frutto maturo
: l'aspetto è invitante ma si tratta di bacche altamente velenose. è importante evitare che i bambini le ASSAGGINO attratti dal loro colore rosso. meglio piuttosto recidere l'infiorescenza appena appassisce se si teme il rischio, oppure educare i bimbi a guardare le piante e a rispettarle, ossia insegnare loro ciò che è pericoloso e non deve esser fatto ma anche ad amare e ammirare la natura contemplandola, scelta che personalmente preferisco e ammiro chi la pratica. un tempo, quando i nostri nonni vivevano nelle campagne, le persone erano abituate a convivere con i pericoli (fosse anche solo la presenza di serpenti velenosi) e veniva insegnato ai bambini, anche piccolissimi, a temerli e ad evitarli. oggi i bambini non hanno paura di nulla (colpa inequivocabile di cattivi insegnamenti degli adulti): ciò è un male perché i modelli sono esclusivamente quelli dei "supereroi" che sopravvivono sempre e superano qualsiasi difficoltà e "vincono" sempre sui cattivi. la vita è un'altra cosa. e solo imparando ad ammirarla e a rispettarla si può offrire una maggior coscienza del mondo e la SICUREZZA di affrontarla nel modo più corretto. ma questo discorso merita un altro articolo, dedicato a ben altre tematiche...
RIPRODUZIONE
la maggioranza delle specie di arisaema sono dioiche
, cioè hanno organi sessuali su piante diverse, solo maschili o femminili, e non sono perciò in grado di autoimpollinarsi.
le piante mutano sesso crescendo
(!!!) perciò le giovani piantine saranno tutte di sesso maschile e crescendo diverranno negli anni successivi di sesso femminile, con eccezionalmente una fase intermedia monoica, ossia dove entrambi i sessi sono presenti, ma non per tutte le specie.
alcune, come il A. Flavum e il A. Tortuosum restano monoici
tutta la vita, ma non sono autoimpollinanti. naturalmente durante questa “mutazione del sesso” vi saranno piante cresciute di meno, ancora maschili, e piante ben sviluppate che diverranno prima femminili.
la maggioranza degli arisaema produce bulbi secondari
(come per A. Candidissimum, che si staccano naturalmente e possono essere rimpiantati altrove) o stoloni (come A. Ciliatum), producendo giovani piantine che al momento della fioritura avranno prima sesso maschile (mentre le piante madri più “anziane” saranno tutte femmine).

se si tiene conto che gli arisaema si incrociano con estrema facilità (anche in natura, costituendo un maggior ostacolo alla loro classificazione, tutt’ora in corso) si comprenderà quanto sia perciò facile ottenere la fruttificazione e di conseguenza numerosi semi.

sviluppo di piantine dai semi
è però non di facile realizzazione. se si desidera crescerli in vaso è necessario innanzitutto pulire gli acini dalla polpa, ricca di acido ossalico tossico (usare i guanti!), estraendo i semi, nel periodo autunnale, appena maturi.

ben lavati, vanno lasciati asciugare all’aria per un giorno e messi in piccoli sacchetti di plastica chiusi, su carta assorbente appena inumidita. il tutto verrà posto in frigorifero nello scomparto delle verdure. i primi germogli si svilupperanno a primavera (nel frigorifero: è il loro orologio biologico che li fa crescere) per cui sarà necessario, di tanto in tanto, monitorare i contenitori. una volta emesse le prime radichette vanno immediatamente piantati in una miscela di torba, perlite e sabbia per cactus, coprendoli con appena un millimetro di composto e inumidendo con uno spruzzatore. è molto importante un buon drenaggio perché la morte per marcescenze e muffe è elevata.

i germogli cresceranno per qualche mese, secondo la specie, e andranno in dormienza producendo un piccolissimo bulbillo. le cure per non perdere questi “neonati” non sono trascurabili ma se si ha pazienza nell’arco di 3-4 anni massimo avverrà la prima fioritura.

in natura singole specie costituiscono popolazioni anche numerose e la possibilità di incrociarsi con altre è minore che in un giardino, dove innumerevoli ibridi naturali vengono a formarsi, quasi impossibili da classificare o identificare anche a causa della notevole mutevolezza dei singoli caratteri delle specie naturali (colori e maculazioni delle infiorescenze, foglie con dentellature o variegate, etc.).

personalmente abbandono al loro destino la maggioranza dei semi, che si disperdono con gli acini della frutta nel pacciame (che durante la fermentazione invernale consuma la polpa e lascia nudi i semi) e raccolgo le piantine che negli anni si sviluppano, piantandole di volta in volta in luoghi più appropriati per la loro crescita. lo stesso procedimento lo adotto per i loro cugini Sauromatum, Arum e Amorphophallus, tutte araceae straordinarie per l’apparato fogliare e le incredibili e bizzarre infiorescenze. sono quindi in numero assai limitato a diventare piante adulte ma ho la certezza che siano resistenti e adatte a sopravvivere nell’ambiente in cui sono nate e cresciute.

PARASSITI E MALATTIE
gli arisaema non sono mangiati da alcun animale
per l’elevato tasso di acido ossalico (tossico e corrosivo) presente in tutti i tessuti (foglie, tuberi e infiorescenze). eccezionalmente i germogli più giovani (di solito degli arisaema tardivi, come il Candidissimum) possono essere attaccati dalle limacce che però disdegnano di proseguirne il pasto.
una seria minaccia è invece data dalla “ruggine”
, una malattia fungina che si manifesta con macchie giallo-arancio su foglie e spata, molto difficili da controllare una volta apparsa e che richiede l’eliminazione dell’intera parte vegetativa con la speranza che il tubero non sia compromesso. se l’anno successivo, sempre che avvenga la ricrescita, non avendo potuto accumulare indispensabili nutrienti nel tubero, la pianta risulterà ancora affetta, consiglio di eradicarla completamente e di bruciarla. la stessa operazione deve avvenire per tutto il pacciame circostante. consiglio poi di irrorare il suolo con solfato di rame per distruggere tutte le spore del fungo. in quella zona non si potranno più piantare arisaema.
tuttavia gli attacchi fungini sono rari
e colpiscono prevalentemente esemplari indeboliti a causa di una eccessiva fertilizzazione, di un sovraffollamento di arisaema, di un clima inadatto alla crescita. coltivo molti arisaema sotto le rose, che spesso sono attaccate da questo fungo, che evidentemente le PREFERISCE agli arisaema che crescono sani sotto di loro.
naturalmente
elimino costantemente le foglie malate
delle rose ed evito che ne cada alcuna al suolo portandovi l’affezione fungina. ma la sensazione netta è che le rose facciano da parafulmine, venendo preferite dalla malattia all’arisaema.
Trovapiante