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CLIMA E AMBIENTE
Come l'uomo ha interagito con le grandi variazioni climatiche
Variazioni climatiche: interazione uomo e ambiente

Se anche i non addetti ai lavori mostrano vivo interesse per conoscere il comportamento degli esseri viventi come dinosauri, mammut, cavalli, cani, etc. a seguito delle variazioni ambientali, (scomparsa di alcune specie o adattamento a nuove situazioni delle loro difese per sopravvivere), una ricostruzione del Clima nei tempi passati, a partire almeno dalle epoche in cui l'Homo sapiens era già presente nei vari continenti, deve maggiormente interessarci per raccogliere elementi per accertare come l'Uomo abbia reagito alle grandi variazioni climatiche, adattandosi alle nuove situazioni.

Per non andare troppo indietro nel tempo abbiamo limitato la raccolta e la rielaborazione delle informazioni bibliografiche agli ultimi 12.000 anni, cioè partendo da un evento di capitale importanza per la Terra e quindi per tutti gli esseri viventi: la fine dell'ultima era glaciale iniziata circa 900.000 anni fa e durata fin verso il 18.000 A.C.

Le ricostruzioni paleoclimatiche, per le ragioni esposte nei precedenti articoli, si basano sugli scarti delle temperature medie delle varie epoche rispetto alla temperatura media attuale. Gli scarti delle temperature medie delle diverse epoche sono tratte da dati storici (cronache, citazioni letterarie, riproduzioni artistiche, foto, etc.), dati faunistici e botanici, dati geologici, studi chimici e fisici, e ovviamente negli ultimi secoli dalle registrazioni strumentali.

Vogliamo qui ricordare quanto già ripetutamente sottolineato nei mesi passati: gli andamenti dei valori dei parametri meteorologici non sono gli stessi di quelli che caratterizzano la climatologia, per la quale si prendono in considerazione variazioni rilevabili nell'arco di diversi decenni, mentre la meteorologia enfatizza le variazioni giornaliere in un contesto più che altro stagionale. Le variazioni climatiche sono accompagnate da escursioni della temperatura di limitata portata. Infatti si è costatato che sono sufficienti variazioni di 1-2 gradi per avere cambiamenti climatici considerevoli.

Per maggiore chiarezza si è preferito suddividere il periodo degli ultimi 12.000 anni in tre parti:

DALLE CIVILTA' PREISTORICHE ALLE ANTICHE CIVILTA'

PRIMA PARTE: I PRIMI 9.000 ANNI

Con il Neolitico dopo 850.000 anni l'uomo preistorico usciva dai rigori dell'Era glaciale quaternaria (una delle tante glaciazioni verificatesi nella storia della Terra), in particolare entrava in una delle variazioni "calde" del glacialismo, il quale è caratterizzato da un'alternanza di oscillazioni termiche di soli 4-5 gradi corrispondenti alle epoche glaciali e interglaciali.

Nel grafico dal 10.000 al 750 A.C. si osserva che la curva di tendenza del clima è in ascesa fino al 4.000 A.C. ove raggiunge 1,5° come culmine, per poi scendere verso valori sempre più relativamente freddi, cioè verso una fase glaciale a chiusura del caldo interglaciale, iniziato 20.000 anni fa. La prima volta che la temperatura media del clima ha superato la Temperatura Media Attuale (T.M.A.) è stata intorno l'anno 8.750 A.C. per raggiungere un massimo positivo nell'8.500 A.C., seguito da una flessione negativa durata 500 anni fino a che la temperatura media non ha iniziato a risalire con qualche oscillazione per arrivare a toccare il culmine degli ultimi 12.000 anni nel 4.500 a.c., con una punta valutata circa 1,5° rispetto alla T.M.A.

Intorno al 3.250 A.C. e più accentuatamente nel 750 A.C. si sono avuti due periodi di freddo, separati tra loro da una fase calda nel 2.000 A.C.

Con l'innalzamento della temperatura media del clima l'effetto più immediato fu in corrispondenza delle vaste distese di ghiaccio presenti alle più basse latitudini, la riduzione dello spessore e, cosa più vistosa, l'arretramento dei fronti dei ghiacciai, con conseguenze anche sensibili nei cambiamenti ambientali.

La riduzione dello spessore provocò in molte aree un sollevamento del suolo, per la ridotta pressione da parte di enormi masse di ghiaccio, come accadde nei Paesi Scandinavi ove si ebbe un sollevamento di oltre 100 m sul livello del mare. In altre zone l'aumento del volume del mare invase antiche spiagge, perciò si ebbero nuovi assetti geografici che in parte permangono ancora: a esempio intorno all'8.000 A.C. la Bretagna si isolò dall'Europa divenendo un'isola, mentre la zona di unione tra l'America e l'Asia fu invasa dal mare, con tutte le conseguenze climatiche, antropologiche, faunistiche, botaniche, etc legate all'isolamento.

L'arretramento del fronte dei ghiacciai verso nord per centinaia di chilometri comportò delle modifiche nella distribuzione della flora e di conseguenza della fauna. Piante e animali "emigrarono" verso nord, ma alcune specie si estinsero in quanto, cambiate le condizioni ambientali, non furono capaci di adattarvisi.

Così un'associazione vegetale tipica della Tundra costituita da muschi ed erbe, allora presente alle nostre latitudini, con ai margini foreste caratteristiche delle zone fredde, come Pini, Noccioli, Betulle, Salici polari, etc, migrarono verso le attuali regioni nordiche, unitamente a una fauna di clima freddo composta da specie viventi, o totalmente scomparse, come Orsi, Mammut, Renne, Bisonti, etc.

Cosa faceva l'Uomo durante questa fase di transizione dal grande gelo a climi più miti?

Quando iniziò il cambiamento climatico si era ancora nel Paleolitico, ma gli utensili di pietra erano già sufficientemente perfezionati per l'attività svolta dall'uomo rappresentata dalla caccia e raccolta di frutti.

Variazioni climatiche: interazione uomo e ambiente

La mitezza del clima che si andava instaurando permetteva all'uomo di abbandonare le grotte che, per centinaia di millenni lo avevano protetto dal freddo e dalle bestie.

Anche lui emigrò verso il nord per seguire gli animali e i frutti cui era abituato, fino a quando, ormai in pieno Neolitico, ci fu la grande svolta che cambiò radicalmente il modo di vivere dell'umanità: la scoperta della Agricoltura e successivamente, l'allevamento di animali domestici.

Prima innovazione fu l'abbandono della foresta, che offriva scarse possibilità di nutrimento, obbligando i cacciatori a lunghi spostamenti per la ricerca della preda, mentre la pianura permetteva di ottenere un prodotto sufficiente al fabbisogno delle varie comunità che si andavano costituendo.

Variazioni climatiche: interazione uomo e ambiente

A mano a mano che subentravano climi sempre più miti la vegetazione diveniva sempre più lussureggiante e le tecniche si andavano affinando, non solo nella coltivazione delle varie piante, ma nella creazione e preparazione del terreno agricolo a spese di foreste.

Con il tempo arrivarono a coltivare un considerevole numero di specie di grano, orzo, legumi, verdure e scoprirono le proprietà del lino per la tessitura.

Gli uomini del Neolitico alternavano la loro attività di agricoltori e allevatori senza aver abbandonato la precedente cultura di cacciatori e raccoglitori di frutta e piante selvatiche, tipica del Paleolitico. L'espansione della nuova attività agricola non si diffuse così rapidamente come può sembrare: iniziò nel 10.000 A.C. nel medio oriente, ma richiese diversi millenni perché si diffondesse in Europa, tanto che l'espansione si concluse praticamente nel 3.000 A.C. con la colonizzazione delle isole britanniche da parte delle popolazioni agricole, che in cerca di nuove terre si andavano spostando verso l'ovest e il nord.

In altre parti del mondo l'agricoltura si diffuse con modalità diverse e con piante e allevamenti di animali domestici diversi.

Per tutto il periodo di espansione gli utensili furono esclusivamente di pietra e terracotta, raggiungendo delle tecniche altamente specializzate, fino al punto di rappresentare una vera e propria industria in località privilegiate per la qualità e disponibilità della materia prima, tanto da costituire un'attività commerciale con esportazioni verso zone molto lontane

La scoperta del rame fu fatta nel 6.000 A.C., ma per tre millenni l'impiego dei metalli si limitò alla produzione di oggetti ornamentali, preferendo la pietra per gli utensili da caccia e per l'attività agricola.

Se dal 10.000 al 3.000 A.C. si svolse la prima vera rivoluzione che l'umanità affrontò per instaurare le due fondamentali attività che fino a oggi caratterizzano il vivere delle popolazioni, cioè l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, aiutandosi esclusivamente con gli strumenti di pietra creati dagli stessi uomini, un'altra ben più importante rivoluzione, questa volta industriale, iniziò con il 3.000A.C. cioè quella del metallo, la cui importanza come applicazione strumentale non fu subito valutata, ma che era destinata a cambiare radicalmente il destino dell'umanità.

La scoperta del rame, primo metallo conosciuto dall'uomo, avvenne verso il 6.000 A.C., grazie al riscaldamento di pietre metallifere casualmente presenti sul posto di cottura del cibo. Senza dubbio l'uomo rimase sorpreso dalla capacità del metallo di assumere lo stato liquido con il calore e di ritornare a quello solido per effetto del raffreddamento. Gli va attribuito il merito di aver sviluppato una tecnica per la loro lavorazione, ma resta un mistero l'aver limitato per tre millenni l'impiego dei metalli alla produzione di oggetti ornamentali, preferendo la pietra e il legno per gli utensili da caccia e per l'attività agricola.

Come per altri grandi eventi verificatisi sulla Terra ed evidenziati dalla Geologia, anche il riscaldamento del clima del Quaternario ha richiesto tempi lunghissimi per assestarsi su valori decisamente miti, come chiaramente rappresentato dalla curva di tendenza del clima, ma una cosa da sottolineare è che le grandi oscillazioni della temperatura sono il risultato di tante microoscillazioni, che, come si è visto in tempi più recenti, possono avere un'ampiezza di pochi decenni. Purtroppo per tempi così lontani non si hanno i mezzi per evidenziare tali microoscillazioni.

Così pure la "COLONIZZAZIONE" da parte delle popolazione agricole ha richiesto molto tempo, come si è detto poco sopra, ma la velocità di propagazione dell'Agricoltura era legata a due fatti ben precisi: dalla velocità con cui si sono ritirati sempre più a nord i ghiacciai e dalla necessità di acquisire nuove terre da parte delle popolazioni, sia per ragioni demografiche e sia per l'impoverimento dei terreni per l'intenso sfruttamento, senza ricostituire la fertilità dei campi.

Nel prossimo numero cominceremo a parlare delle antiche Civiltà e come il loro sviluppo fu influenzato dalle variazioni climatiche.

Dott. Pio Petrocchi

Trovapiante