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CLIMA E AMBIENTE
Marghera: nessun colpevole! Lo sono forse gli operai che con la loro morte hanno sollevato un polverone per nulla?

Nell'ultimo numero di Elicriso, nella rubrica Clima e Ambiente, avevamo informato i lettori che era in corso a Venezia il processo ai Dirigenti dell'Impianto Petrolchimico di Porto Marghera, imputati di strage, omicidio e lesioni colpose multiple tra gli operai addetti alla lavorazione del Cmv e Pvc (per la morte da tumore di 157 dipendenti e malattie per 103 casi) e disastro colposo per aver inquinato tutto l'ambiente dall'aria al sottosuolo, comprese le acque lagunari.

Che ci fossero ragioni ben fondate per instaurare un processo di risarcimenti, è dimostrato dal fatto che lo Stato si costituì parte, con la strabiliante richiesta di 71 mila miliardi per risarcimento danni. Ci meravigliò non tanto l'entità della somma, quanto il fatto che in tanti anni di inquinamento lo Stato non era intervenuto per bloccare l'emissione di sostanze mortali, quasi correo nell'azione nefasta perpetrata a Marghera.

Concludemmo l'articolo con: "Non sappiamo prevedere come finirà la vertenza, ma stando ad altre vertenze, inchieste e perizie instaurate in altre occasioni non ci facciamo illusioni: le conclusioni arriveranno chi sa quando e se arriveranno."

Invece siamo stati clamorosamente smentiti, in quanto la conclusione è arrivata come previsto, ma non potevamo mai aspettarci che si concludesse come se a Marghera nulla fosse accaduto.

Infatti tutti gli imputati sono stati assolti per non aver commesso il fatto, e pertanto nessun risarcimento spetta ai parenti delle vittime.

Per ironia della sorte la Sentenza è stata emessa il 2 novembre, in coincidenza con la Commemorazione dei Defunti, cioè nel giorno in cui più vivo è il dolore per i parenti delle vittime. Non è difficile immaginare con quale strazio e rabbia nel cuore tanti genitori, mogli e figli si siano recati quel giorno ai Cimiteri per deporre i fiori sulle tombe dei loro cari.

Non siamo esperti di Giustizia e quindi non siamo in condizione di criticare le decisioni del Tribunale, anche perché, come si raccomanda sempre in casi analoghi, bisogna attendere le motivazioni della sentenza, che purtroppo arriveranno tra parecchio tempo, quando l'opinione pubblica l'avrà per buona parte dimenticata, eccetto i parenti delle vittime.

Ma per l'uomo della strada è spontaneo porsi delle domande dettate dal buon senso, perché, se il Tribunale non ha individuato i responsabili di tante morte, il fatto rimane intero nella sua tragicità.

Tutti protagonisti della tragedia preannunciano di ricorrere in appello, cominciando dal Comune di Venezia, mentre le varie Associazioni ambientalistiche gridano allo scandalo. L'esperienza ci dice che tra polemiche e rinvii si andrà avanti per anni, e speriamo di sbagliarci, ma ci auguriamo che la sentenza del Tribunale di Venezia non rappresenti un precedente per le inchieste sugli impianti di Mantova e Brindisi

Dott. Pio Petrocchi

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