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RACCONTI DI VIAGGIO
Colombia

Girando per il mondo: emozioni di un week end
Viaggio in Colombia

Tutti ci avevano consigliato di non uscire quella domenica, perché si temevano disordini e attentati in occasione delle elezioni politiche e quindi, essendo dei turisti, era meglio che dedicassimo la giornata a visitare Bogotà. Invece noi, con quel senso d’incoscienza che contraddistingue molti turisti italiani, ritenendo esagerate le precauzioni suggeriteci dai locali, abbiamo stimato che la situazione fosse abbastanza tranquilla e siamo andati in un parco vicino alla città, precisamente al Parco Nazionale di Tayrona.

Ebbene si, è accaduto quel che tutti in questa terra di guerre e violenze quotidiane temono, ma non legato ad avvenimenti elettorali, bensì con la scarsa ospitalità verso i turisti da parte di….un esemplare della fauna locale.

Altro che disordini tra fazioni politiche!!!!

Ma andiamo con ordine. Il posto era bellissimo e selvaggio. Ero con un amico italiano e due ragazze colombiane. La mattina ci siamo armati di pinne e maschere e, dopo aver fatto rifornimento di viveri e vettovagliamento vario, siamo partiti per raggiungere una spiaggia del parco, lasciando il fuoristrada a circa un chilometro dalla spiaggia e proseguendo a piedi per un sentiero nella giungla.

Ne valeva la pena, la spiaggia era stupenda. Sabbia bianca, palme verdi e acqua cristallina.

Tutto è andato bene fino all’ora del ritorno, quando dopo aver rimpacchettato tutto ci siamo incamminati lungo il sentiero. All’improvviso è apparso un "chivo", una specie di caprone di dimensioni gigantesche (alto quanto un mulo) che sembrava una bestia mitica, mezza capra e mezzo lupo. Forse ci apparve così per via del panico che ci aveva invaso..

All’inizio ci seguiva a distanza, poi con un ghigno sempre più minaccioso ha cominciato ad avvicinarsi mentre noi allungavamo il passo, stile Alberto Sordi nel film I Vitelloni, cercando di non scomporci, almeno fino a quando il chivo non ha cominciato a caricarci.

Allora il mio amico ha preso un tronco d’albero e ha cominciato a toreare con la bestia, mentre le ragazze cominciavano a farsi prendere dal panico. Anche se la bestia era senza corna (probabilmente, data la sua indole aggressiva, il proprietario gliele aveva saggiamente tagliate) le sue dimensioni, e il suo sguardo cattivo, incutevano timore.

Il mio amico era riuscito a bloccarlo contro un albero puntandogli contro un ramo di notevoli dimensioni. A questo punto la bestia é indietreggiata, quindi abbiamo pensato che si fosse convinta a tornarsene da dove era venuta. Invece era una ritirata strategica, che serviva a prendere lo slancio per attaccare. Così ha caricato il mio amico che per non essere investito si é dovuto spostare, lasciando passare la bestia e consentendole così di rincorrere una delle ragazze, facendo lo slalom tra gli alberi della foresta, e dietro io che cercavo di distrarla colpendola con lancio di pinne. Insomma il caprone rincorreva una ragazza, io rincorrevo il caprone, cercando di non farmi attaccare a mia volta, e il mio amico rincorreva tutti.

Viaggio in Colombia

Era una scena un po’ surreale considerando che eravamo in una foresta dove i pericoli in generale sono dati da serpenti, iguana, militari, paramilitari, narcotrafficanti, guerriglieri, ma non essere sotto attacco da parte di un caprone indemoniato.

Alla fine siamo riusciti a bloccarlo di nuovo. A questo punto le due ragazze erano scomparse lasciando dietro di loro una scia di borse, buste e scarpe che io mi affannavo a raccogliere, mentre l’amico teneva a distanza la bestia. Eravamo quasi all’auto quando il caprone fa un’altra carica, superando lo sbarramento del mio amico che gli da una forte legnata, con l’unico risultato di rompere il ramo A questo punto il caprone, infuriato, è arrivato al galoppo puntando alle ragazze, io mi sono frapposto gridandogli invettive in varie lingue e puntandogli contro un rametto, mentre le ragazze si arrampicavano sul tetto dell’auto. La bestia forse disorientata dalle mie urla si è fermata e, dopo aver lanciato un forte grugnito per contrapporsi ai miei urli, si è girato e mi si è avvicinato con il didietro pronto a scalciarmi. A quel punto e’ arrivato anche il mio amico e in due siamo riusciti a contrastarlo e ad entrare in auto. Abbiamo lasciato il luogo con le ragazze fortemente scosse. Dopo un po’ ci siamo fermati per sciacquarci e rimettere a posto le cose buttate precipitosamente in auto durante la fuga.

Era stata una brutta avventura, ma tutto sommato divertente, così mentre eravamo fuori dell’auto, rivivendo l’avventura e ridendoci sopra, una delle ragazze ha lanciato un urlo. Dal fondo della strada vediamo arrivare al galoppo la bestia infernale con la lingua di fuori e lo sguardo indemoniato. Neanche fosse un film dell’orrore di Steven King! Siamo rimontati in macchina e partiti sgommando a tutta velocità, tipo fumetti di Will il Coyote. Ma oltre ai guerrieri, anche le capre qui sono feroci!

Como vedete la vita di un turista che, snobbando i viaggi organizzati, con il fai da te sa procurarsi emozioni indimenticabili, correndo qualche rischio, ma sperando di non dover ripetere l’esperienza.

Teodorino Perimene

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