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I miti e le leggende che i nostri avi ci hanno tramandato sono tanti ma uno in particolare
merita di essere ricordato e riguarda le disavventure di un re che, volendo essere
molto ricco e potente prima e saccente dopo, molto ci insegna sulle cose da non
farsi. Raccontiamo la storia di Mida, re della Frigia, figlio del re Gordio e della
dea Cibele.
Narra il mito che un giorno Mida ritrovò il vecchio satiro Sileno, precettore del
dio Dioniso ed
a lui molto caro, mentre vagava ubriaco nei suoi giardini. Avendolo riconosciuto
ed essendo un seguace del culto di Dioniso lo accolse a braccia aperte e diede per
lui una festa come non se ne vedevano da tanto tempo. Alla fine della festa lo stesso
re Mida riaccompagnò personalmente Sileno da Dioniso che al rivederlo, avendolo
dato per morto, non stava in se dalla gioia.

Nicolas Poussin, Mida e Bacco, 1625,
Pinakothek, Monaco di Baviera (Germania).
Dioniso per ricompensare Mida, gli chiese di esprimere un desiderio e lui l'avrebbe
esaudito. Mida ci pensò un attimo ed alla fine decise di chiedere al dio la facoltà
di tramutare in oro ogni cosa che toccasse. Grande fu la gioia di Mida mentre sperimentava
il suo dono mentre faceva sogni di gloria e di potere.
Ecco cosa Ovidio ci racconta (Metamorfosi, Libro XI)
"(...) Bacco esaudì il desiderio, sdebitandosi con quel dono, presto fonte di guai,
ma allo stesso tempo si rammaricò della scelta fatta da Mida. Lieto, godendo a suo
danno, se ne andò via l'eroe di Frigia ed iniziò a toccare ogni cosa per saggiare
il suo dono. Quasi non credendo a se stesso, staccò un rametto verdeggiante dal
ramo di un basso leccio e quello diventò d'oro. Prese un sasso da terra ed anche
quello divenne colore dell'oro. Tocca allora una zolla di terra: al suo magico tocco
diventa una pepita d'oro; raccoglie aride spighe di grano: un raccolto d'oro; stringe
un frutto raccolto da un albero: lo si direbbe un dono delle Espèridi; se poi avvicina
le dita in cima a uno stipite e quello appare tutto sfolgorante. Persino mentre
si lava le mani nell'acqua limpida, quell'acqua, fluendo dalle sue mani, potrebbe
ingannare Dànae. Immaginando d'oro ogni cosa, Mida non riesciva più a nascondere
le sue speranze. (...)"

Walter Crane (1845–1915) - re Mida trasforma la figlia
in oro -
Biblioteca del Congresso (Washington DC , USA) |
Quando arrivò a casa e venne l'ora di cena, i servi iniziarono ad apparecchiare
la tavola e fu a quel punto che Mida si rese conto del vero significato di quel
dono. Ecco come Ovidio ci narra quello che successe (Metamofosi, Libro XI):
"(...) E mentre esulta, i servi apparecchiavano la tavola, imbandendola di vivande
e pane tostato. Ma, ahimè, ora, come tocca i doni di Cerere con la mano, quei doni
diventano rigidi; se poi con avidità cerca di lacerare con i denti qualcosa, appena
l'addenta una lamina d'oro ricopre la pietanza; mischia ad acqua pura il vino del
suo benefattore Bacco: oro liquido gli avresti visto colare dalla bocca. terrorizzato
per l'inaspettata sciagura, ricco e povero insieme, vuol sottrarsi all'opulenza
e odia ciò che aveva un tempo tanto sognato. Tanta abbondanza non può calmargli
la fame, arida di sete gli arde la gola e, come è giusto, inizia ad odiare l'oro
(...)"
Grande fu lo sgomento ed il terrore tanto che corse da Dioniso per pregarlo di togliergli
il dono nefasto.
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Il dio, mosso a compassione, disse a Mida di andare a bagnarsi alle sorgenti del
fiume Pattolo, che sgorgavano dal monte Tmolo, perchè le acque avrebbero portato
via il suo dono. E così fu. Da allora la leggenda vuole che le acque di quel fiume
si arricchirono di sabbie aurifere.
Ma le disavventure di Mida non finiscono qui. Accadde infatti un giorno che il dio Pan si trovasse sul
monte Tmolo intento a suonare. Trasportato dalle dolci note osò sfidare il dio Apollo, dicendo
che le sue melodie non potevano competere con le note del suo flauto. Scese allora
Apollo dall'Olimpo per gareggiare con Pan, invitando lo stesso Tmolo, il dio del
monte, a fare da giudice alla sfida.
Dapprima suonò Pan ma quando Apollo iniziò a toccare la sua lira, ogni cosa sembrò
fermarsi alle sue note tanto che Tmolo senza esitare, lo dichiarò vincitore e lo
stesso Pan si inchinò a tanta grazia ed armonia. Solo Mida, che per caso passava
da quelle parti ed aveva assistito all'esibizione iniziò a protestare dicendo che
doveva essere Pan il vincitore. A quel punto Apollo, per punire Mida della sua arroganza,
decise di trasformargli le orecchie in quelle di un asino, e così fu.
Ecco come Ovidio ricorda l'episodio (Metamorfosi, XI, 161-181):
"Soffia Pan nelle sue aresti canne, e con la sua musica delizia Mida, che per caso
assisteva alla gara. Poi il dio Tmolo rivolse il suo viso verso quello di Febo;
questi, cinta la bionda cresta del laura Parnaso, teneva con la sinistra la lira
ornata di gemme e d'avorio indiano; nella destra teneva il plettro. Quini, con mano
esperta, iniziò a far vibrare le corde, e Tmolo; rapito dalla dolcezza del suono,
ordinò a Pan di inchinare di fronte alla cetra del dio, la sua zampogna. Il giudizio
del dio Tmolo fu accolto da tutti, solo Mida lo disapprovò invece, considerandolo
ingiusto. Allora il nume di Delo decise di non permettere che quelle stolte orecchie
continuassero a conservare una forma umana tanto che le allungò, ricoprendole di
pelo grigio e le rese flessibili alla base, in modo da poterle scuotere. Tutto il
resto del corpo rimase uomano, soltanto le orecchie furono punite, assumendo la
forma di un tardo asinello. L'infelice, pieno di vergogna, tentò di nasconderle
ricoprendole con una tiara purpurea."
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Nicolas Poussin
Mida mentre si lava alla fonte del fiume Pattolo, 1624
Metropolitan Museum of Art New York (USA)
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Mida, pieno di vergogna e non sapendo come fare perchè in quel modo non poteva certo
presentarsi al suo popolo, nascose a tutti le sue orecchie d'asino sotto una tiara
rossa. Una sola persona però non riuscì ad ingannare: il barbiere che era solito
tagliargli i capelli che non appena lo vide, iniziò a ridere tanto forte che Mida
dovette minacciarlo di morte per farlo smettere e con la promessa di non raccontare
a nessuno quanto visto. Il poveretto però, una volta ritornato a casa, non riusciva
a darsi pace perchè voleva parlare con qualcuno ma temeva per la sua vita. Così
si recò sulla riva del fiume, scavò una buca nel terreno e ad essa disse quanto
aveva visto. Una volta fatto, ricoprì la buca e soddisfatto ed in pace, sicuro che
il segreto del re fosse al sicuro, si avviò verso casa. Ma accadde che poco dopo
in quella stessa buca spuntassero delle canne che vibrando al vento, portavano sulle
onde della brezza, le parole del servo ed in questo modo tutti seppero che re Mida
aveva le orecchie d'asino.
Sandro Botticelli, 1492 - La calunnia -
Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)
Mida, appresa la notizia fece uccidere il servo ma nulla potè fare contro il pubblico
schermo e la sorte a lui toccata.
Fonti bibliografiche
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