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COME COLTIVARE E CURARE LE NOSTRE PIANTE
DORYANTHES
Doryanthes, coltivazione e cura

di Dario Toffolon

CLASSIFICAZIONE BOTANICA


Regno
:
Plantae

Clado
: Angiosperme
Clado
: Monocotiledoni
Ordine
:
Asparagales

Famiglia
:
Doryanthaceae

Genere
:
Doryanthes

Specie
: vedere il paragrafo «Principali specie»
CARATTERISTICHE GENERALI

è una pianta erbacea, tuberosa, endemica dell’Australia, inizialmente classificata nella famiglia delle amaryllidaceae e successivamente fra le agavaceae (tutt’ora in molte classificazioni appare ascritta in questa famiglia). le analisi genetiche oggi realizzabili consentono di collocare queste piante nella famiglia doryanthaceae (avente stretti legami con la famiglia liliaceae) che comprende doryanthes come unico genere, suddiviso in due specie: doryanthes excelsa (nativa della costa del Nuovo Galles del Sud in Australia, nelle foreste e radure ricche di arenaria) e doryanthes palmieri (proveniente dal sud-est del Queensland).

Doryanthes excelsa fiori
doryanthes excelsa
Doryanthes palmieri
doryanthes palmieri

entrambe le specie sono caratterizzate da lunghe foglie lanceolate, fibrose, di grandi dimensioni (fino a 150 cm di lunghezza, ma anche maggiori, e 10 cm di diametro), simili a quelle del phormium tenax che proviene dal medesimo continente, formanti un grande ciuffo robusto e carnoso, e fiori di 10 cm di lunghezza ciascuno, raccolti in gruppi molto numerosi, di colore rosso intenso (ma è documentata anche in questa famiglia la variante alba) che si aprono su uno stelo molto lungo (dai 3 agli 8 metri di altezza per la d. excelsa e dai 2 ai 5 metri, inclinati lateralmente per il peso dell’infiorescenza, per d. palmieri), e sono molto nettariferi e attrattivi per gli uccelli che ne consentono l’impollinazione. l’apparato radicale, carnoso, è un rizoma che produce numerosi stoloni per la generazione di piante figlie durante tutta la crescita, ed è assai robusto.

le piante sono molto longeve e un singolo gruppo, originato da un’unica pianta madre, può vivere oltre un secolo. nelle terre d’origine pare che siano soprattutto gli incendi boschivi a stimolare una forte ripresa vegetativa, lo sviluppo di nuove piante generate da stoloni alla base delle piante madri, e la fioritura in massa l’anno successivo, e persino che questi favoriscano la germinazione dei semi, ma, in zone limitrofe a strade e contesti urbani, sembra che il 30-40% delle piante fiorisca comunque sempre ogni anno.

scarsamente diffuse già nel territorio naturale, a causa del continuo prelievo di semi per la vendita illegale, il sottrarre terre alla natura per l’agricoltura e non ultimo per l’abitudine degli aborigeni nativi della regione di Sidney di mangiarne arrostite le infiorescenze (raccogliendo gli steli fiorali quando raggiungono la lunghezza di 1 o 2 metri, come fossero asparagi) e di usarne le radici tuberose, ridotte in farina, in un impasto arrostito, le doryanthes rischiano di scomparire anche a causa del lento sviluppo culturale. infatti, partendo da seme, una doryanthes, a seconda delle circostanze ambientali, impiega dagli 8 ai 20 anni prima di raggiungere la maturità e fiorire per la prima volta, circostanza che aggrava purtroppo la loro progressiva scomparsa dalle terre di origine. il lungo periodo che porta alla fioritura, di soli pochi anni ridotto se si prelevano gli stoloni delle piccole pianticelle generate dai cespi madri, non aiuta neppure la diffusione in orticultura: sono presenti in orti botanici negli USA e in poche altre regioni del mondo (tra queste, grazie all’opera di studiosi e appassionati, anche in Italia).

Doryanthes pianta

le mie piante di doryanthes excelsa (comprate in un vivaio a Canberra quando avevano 1 anno e mezzo, di età, cresciute da seme) hanno oggi 5 anni e l’apparato fogliare raggiunge a malapena i 50 cm di lunghezza, contro i 150 cm che caratterizzano una pianta adulta! anche il tempo di sviluppo, sia in natura che in orticultura è estremamente limitato: a primavera per solo un paio di mesi le piante svilupperanno nuove foglie che accresceranno il cespo. poi per tutta l’estate, autunno e inverno non vi sarà alcun evidente segno di crescita, cosa che fa di queste piante spettacolari anche una grande fonte di frustrazione per l’allevatore e una prova alla sua determinazione. tuttavia già dallo scorso anno hanno accestito nuove piantine e questo lo vivo come un grande segno di speranza!

la loro tolleranza alle temperature invernali è ufficialmente simile a quella delle agavi: i pochi siti che documentano la resistenza al gelo parlano di 4, massimo 5 °C sotto lo zero. gli inverni gelidi che contraddistinguono la terra dove le ospito (sopra il lago d’Orta, che due anni fa hanno raggiunto punte notturne di -20°C) mi obbligano a ricoverarle in solaio, dove tuttavia gelate intense portano anche nel suo interno temperature negative consistenti. così, mentre ho perso piante la cui rusticità ufficialmente doveva essere maggiore delle doryanthes, pur avendo queste il vaso letteralmente congelato come un blocco di marmo, sono sopravvissute senza danno alcuno né all’apparto fogliare né alle radici. è dunque probabile che piante di grandi dimensioni, se piantate in luogo protetto e ben pacciamato (e aggiungo con suolo ben drenante, per evitare marciumi radicali che spesso decretano irreparabilmente la morte di qualsiasi pianta) possano tollerare anche qualche gelata intensa, e questo mi apre la speranza di poterle mettere in piena terra e naturalizzarle, negli anni.

temperature estive molto elevate probabilmente non comportano problemi: sono piante che crescono anche in zone semidesertiche e certamente hanno facilità a tollerare siccità e calore. questo mi fa pensare che sia possibile una loro progressiva propagazione in tutta Italia, ma con maggior facilità e successo nelle aree centromeridionali e insulari e quindi auspicare che un crescente interesse di appassionati e vivaisti porti ad un loro inserimento nel nostro paese, contribuendo alla loro divulgazione.

SPECIE

DORYANTHES EXCELSA
, meglio conosciuta come Gymea Lily (giglio di Gymea), è una specie appariscente che cresce spontanea nelle radure delle foreste nel Nuovo Galles del Sud in Australia. vive fra affioramenti rocciosi di arenaria costiera e negli altipiani all’interno della regione di Sidney. è inoltre nota con diversi nomi popolari che riflettono la sua dimensione, l’aspetto e la distribuzione: “giglio gigante”, “giglio-torcia” (o fiamma), “gigli-lancia”, “giglio Illawarra”, oltre al già citato “giglio di Gymea”. come è possibile vedere dalla cartina affianco la sua distribuzione nella terra d’origine è assai localizzata. delle due specie endemiche di doryanthes, d. excelsa è la più ampiamente coltivata.

Doryanthes dexcelsa istribuzione geografica

l’apparato radicale è costituito da un organo ipogeo ispessito (rizoma) che negli anni tende a svilupparsi sempre più in profondità nel terreno. per questo motivo è importante che gli impianti avvengano in suolo profondo e ben drenante e, se in vaso, che sia di capienza e profondità adatte.

negli anni di crescita dal rizoma fuoriescono innumerevoli stoloni di piante figlie che generano veri agglomerati densi e fitti assieme alla pianta madre, garantendo la sopravvivenza di una colonia per lunghissimo tempo.

l’apparato fogliare è assai robusto ed è sempreverde ed è costituito da lunghe foglie lanceolate fibrose color verde brillante di 150 cm di lunghezza (o maggiori) e 10 cm di larghezza.

Doryanthes excelsa dettaglio fiore

lo stelo fiorale emerge dal centro della pianta durante l'inverno per sbocciare i fiori in grappoli alla sommità dello stesso a primavera. le spettacolari infiorescenze possono raggiungere anche gli 8 metri d’altezza nelle piante più longeve, ma in genere raggiungono “solo” i 3-6 metri, secondo l’età e le dimensioni della pianta, e possono esser formate da 100-200 fiori rossi, molto carnosi, nettariferi e profumatissimi, della lunghezza di 10 cm ciascuno, che si aprono in successione rivolti verso l’alto anche per un paio di mesi formando una “pannocchia” larga 30 cm. il nettare, traboccante dai calici formati dai tepali, è denso e viscoso (simile ad una gelatina molto zuccherina) che attira tutti gli animali ghiotti di miele (pipistrelli e uccelli) che, invischiandosi si imbrattano anche di polline e garantiscono la fecondazione. come è noto, essendo di colore rosso, sono paradossalmente “invisibili” alle api che non li frequentano, tuttavia vi sono testimonianze di una forma rara con fiori bianchi o venati di rosa.

la disposizione dei fiori, rivolti verso l’alto, suggerisce un utilizzo in prossimità di una abitazione: la pianta beneficerà della protezione offerta dalla costruzione (avendo cura di piantare la d. excelsa in posizione verso sud) e allo stesso tempo sarà possibile stupirsi ed ammirare le infiorescenze … da sopra il balcone al primo o secondo piano! infatti le brattee scure che avvolgono l’infiorescenza durante la crescita e che si seccano con l’apertura dei fiori non avvantaggiano il godimento di questo spettacolo della natura da terra. infine, se l’infiorescenza è raggiungibile dal balcone, sarà anche possibile goderne il profumo e… assaggiarne il nettare! ci sono testimonianze di pastori che si sono nutriti di questo “supplemento” molto energetico durante il loro lavoro (anche se probabilmente, per fare ciò, hanno tranciato l’infiorescenza stessa).

Doryanthes excelsa

il frutto è una capsula legnosa che si spacca a maturazione dei semi avvenuta, a fine estate.

i semi sono marroni, appiattiti ed alati e sono diffusi dal vento. appare così evidente come l’evoluzione abbia escogitato, attraverso la notevole altezza degli steli fiorali, il miglior sistema per diffondere nuove piante in luoghi diversi e lontani dai cespi e stoloni della pianta madre.

adatta per giardini rocciosi, la d. excelsa ama un suolo profondo, umido ma ben drenato, in pieno sole o ombra parziale, con un buon apporto di concime a lenta cessione (letame, pollina, sangue di bue, etc.) e frequenti annaffiature in primavera ed estate. il fogliame è resistenti al gelo, ma i fiori possono essere danneggiati da forti gelate. le piante hanno il solo handicap di essere a crescita molto lenta, pur rispondendo alle applicazioni di fertilizzanti.

i semi (che non richiedono alcun trattamento pre-semina) si possono conservare per uno o due anni e generalmente germogliano in un paio di mesi (vanno messi in un terriccio sabbioso appena inumidito con uno spruzzatore). la fioritura, partendo da seme, può avvenire, secondo le condizioni climatiche e di adattamento, tra gli 8 e i 20 anni. la propagazione è solitamente effettuata in questo modo, ma è anche possibile dividere i cespi a primavera (le piante figlie vanno inserite direttamente nella sabbia tenuta appena inumidita e non devono esser annaffiate per il rischio di marcescenza), cosa che avvantaggia di qualche anno di crescita ma ha per difetto una minor variabilità genetica.

d. excelsa è raramente attaccata da parassiti o malattie fungine, anche se l’infiorescenza può occasionalmente esser danneggiata proprio dagli uccelli che si nutrono del suo nettare.

il giglio di Gymea è una pianta rustica e molto attraente che ha ricevuto discreta attenzione nei progetti di abbellimento pubblico negli ultimi anni in Australia, dimostrandosi adattabile a una vasta gamma di climi, cosa che potrebbe spingere architetti e paesaggisti italiani a studiarne la possibilità di integrazione anche nel nostro territorio.

DORYANTHES PALMIERI
, è una specie del sud-est del Queensland in Australia, conosciuto come Spear Lily (Giglio-Lancia, per la forma dell’infiorescenza). simile alla specie precedente, differisce, oltre che per la distribuzione geografica, per la forma dell’infiorescenza che anziché somigliare ad una “torcia” come per la d. excelsa, è a forma di lunga lancia, della dimensioni di 2-5 metri, ricadente per il notevole peso e costellata lungo l’ultimo metro dello stelo da innumerevoli fiori di colore rosso-bruno, della lunghezza, anch’essi di 10 cm ciascuno, ben visibili da terra proprio per l’arcuatura della stessa. sempre comparando con la specie precedente, le foglie lanceolate color verde brillante formano una rosetta gigantesca, raggiungendo ciascuna fino a 3 metri di lunghezza nelle piante adulte e 10 cm di larghezza. i fiori, il cui sviluppo avviene dall’estate precedente, fino a tutto l’autunno e l’inverno per aprirsi a primavera, contribuiscono con l’intero apparato fogliare ad una pianta di grande impatto architettonico!

Doryanthes palmieri

la fioritura, se non vengono ricreate le medesime caratteristiche dell’ambiente di provenienza, appare assai raramente: un esemplare a Kew Gardens (UK) è fiorito solo quattro volte dal 1948. maggior fortuna si è avuta nei giardini botanici di Hanbury a La Mortola e a Villa Ormond a Sanremo con più frequenti fioriture e addirittura fruttificazioni. d. palmieri è anche coltivata in alcuni orti botanici e da collezionisti negli USA.

altra probabile differenza con d. excelsa e una minor tollerabilità di gelate notturne, specie se prolungate (anche se pare che l’eventuale perdita dell’apparato fogliare a causa del freddo sia poi compensato da crescita di nuovi stoloni). sembra che anche un eccessivo calore, in particolare notturno (30°C), possa sfavorire la crescita e la coltivazione. l’area geografica di provenienza infatti è caratterizzata da clima mite per tutto l’anno.

Fiori di Doryanthes palmieri

d. palmieri è una specie assai longeva, potendo raggiungere il secolo di età, ma a crescita assai lenta cosa che, assieme alla distruzione del suo habitat, contribuisce alla sua lenta, progressiva estinzione. dalla semina occorrono un minimo di 10-13 anni per ottenere la prima fioritura in condizioni ottimali.

TECNICHE COLTURALI

entrambe le doryanthes amano posizioni assolate (anche se in caso di zone eccessivamente calde una parziale ombra nelle ore pomeridiane è gradita), terreno fertile, nutriente e ben drenato, concimato con fertilizzati a lenta cessione (organici); amano annaffiature abbondanti e regolari ma tollerano senza problemi anche lunghi periodi di siccità, corrispondendovi una sorta di quiescenza. nei primi anni di crescita, sia da seme che da stolone, è possibile crescere le doryanthes in vaso, purché profondo a causa della radice rizomatosa simile a un fittone. meglio riparare in luogo protetto ma non troppo caldo i vasi con le giovani piante durante l’inverno essendo sensibili alle basse temperature. le piante adulte possono esser messe a dimora in piena terra, sopportando brevi gelate o temperature non eccessivamente basse, altrimenti è meglio coltivarle in grandi vasi da ricoverare in serra fredda.

Doryanthes
PROPAGAZIONE

da seme: in sabbia inumidita con poco fertilizzante liquido per piante verdi, il tutto in una vaschetta coperta da cellofan trasparente ed esposta al sole parziale. la germogliazione avviene in un paio di mesi. le giovani piantine vanno messe in un vasetto dopo 2-4 mesi e mantenute in ambiente areato ma non esposto a troppi sbalzi di temperatura.

da propaggine: si taglia a primavera uno stolone e lo si lascia asciugare al sole per 24 ore così da far seccare la ferita rispetto all’apparato radicale della pianta madre. entrambe le piante (madre e figlia) vanno tenute asciutte, ossia non devono esser bagnate le parti recise. la nuova piccola pianta si mette direttamente in terriccio x cactus sabbioso che deve esser inumidito in superficie con uno spruzzatore. questo per diversi giorni. meglio vaporizzare dell’acqua sulle foglie che al suolo. dopo una settimana inumidire maggiormente il terreno, ma senza bagnare troppo. la ferita può esser causa di marcescenza e quindi di morte. una volta ben attecchita, trattare come le altre.

meglio proteggere le piccole piante dai freddi invernali, ma non riporre in caldi e bui appartamenti: risulterà più adatta una cantina/solaio luminosi che mantengano una temperatura di 5-6°C attendendo la primavera. in primavera concimare con concime organico a lenta cessione.

MALATTIE

le doryanthes non sono attaccate da parassiti animali e raramente da funghi o malattie. quando questa seconda ipotesi ha a verificarsi è segno di un eccesso di umidità del suolo, o eccesso di concimazioni. in genere l’oidio può attaccare le giovani piante nella pagina inferiore delle foglie, causando qualche macchia. la resistenza della pianta è però tale che non occorre nessun trattamento. è sufficiente sospendere le innaffiature o le concimazioni e se è pur vero che le foglie macchiate non torneranno verde uniforme è altrettanto vero che non si diffonderà la malattia alle altre.

Trovapiante