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MITOLOGIA E AMBIENTE
MITO DI MIDA
Mito di Mida - Particolare del dipinto di Sandro Botticelli, La 
       calunnia, Galleria degli Uffizi, Firenze, 1496
Particolare del dipinto "La calunnia, Sandro Botticelli, 1492
Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)

I miti e le leggende che i nostri avi ci hanno tramandato sono tanti ma uno in particolare merita di essere ricordato e riguarda le disavventure di un re che, volendo essere molto ricco e potente prima e saccente dopo, molto ci insegna sulle cose da non farsi. Raccontiamo la storia di Mida, re della Frigia, figlio del re Gordio e della dea Cibele.

Narra il mito che un giorno Mida ritrovò il vecchio satiro Sileno, precettore del dio Dioniso e a lui molto caro, mentre vagava ubriaco nei suoi giardini. Avendolo riconosciuto ed essendo un seguace del culto di Dioniso lo accolse a braccia aperte e diede per lui una festa come non se ne vedevano da tanto tempo. Alla fine della festa lo stesso re Mida riaccompagnò personalmente Sileno da Dioniso che al rivederlo, avendolo dato per morto, non stava in se dalla gioia.

Mito di Mida
Mida e Bacco, 1625, Nicolas Poussin
Pinakothek, Monaco di Baviera (Germania)

Dioniso per ricompensare Mida, gli chiese di esprimere un desiderio e lui l'avrebbe esaudito. Mida ci pensò un attimo e alla fine decise di chiedere al dio la facoltà di tramutare in oro ogni cosa che toccasse. Grande fu la gioia di Mida mentre sperimentava il suo dono mentre faceva sogni di gloria e di potere.

Ecco cosa Ovidio ci racconta (Metamorfosi, Libro XI): «(...) Bacco esaudì il desiderio, sdebitandosi con quel dono, presto fonte di guai, ma allo stesso tempo si rammaricò della scelta fatta da Mida. Lieto, godendo a suo danno, se ne andò via l'eroe di Frigia e iniziò a toccare ogni cosa per saggiare il suo dono. Quasi non credendo a se stesso, staccò un rametto verdeggiante dal ramo di un basso leccio e quello diventò d'oro. Prese un sasso da terra e anche quello divenne colore dell'oro. Tocca allora una zolla di terra: al suo magico tocco diventa una pepita d'oro; raccoglie aride spighe di grano: un raccolto d'oro; stringe un frutto raccolto da un albero: lo si direbbe un dono delle Espèridi; se poi avvicina le dita in cima a uno stipite e quello appare tutto sfolgorante. Persino mentre si lava le mani nell'acqua limpida, quell'acqua, fluendo dalle sue mani, potrebbe ingannare Dànae. Immaginando d'oro ogni cosa, Mida non riesciva più a nascondere le sue speranze (...)».

Re mida trasforma la figlia in ora, dipinto, Walter Crane
Re Mida trasforma la figlia in oro -
Walter Crane (1845–1915), Biblioteca del Congresso (Washington DC , USA)

Quando arrivò a casa e venne l'ora di cena, i servi iniziarono ad apparecchiare la tavola e fu a quel punto che Mida si rese conto del vero significato di quel dono. Ecco come Ovidio ci narra quello che successe (Metamofosi, Libro XI):  « (...) E mentre esulta, i servi apparecchiavano la tavola, imbandendola di vivande e pane tostato. Ma, ahimè, ora, come tocca i doni di Cerere con la mano, quei doni diventano rigidi; se poi con avidità cerca di lacerare con i denti qualcosa, appena l'addenta una lamina d'oro ricopre la pietanza; mischia ad acqua pura il vino del suo benefattore Bacco: oro liquido gli avresti visto colare dalla bocca. terrorizzato per l'inaspettata sciagura, ricco e povero insieme, vuol sottrarsi all'opulenza e odia ciò che aveva un tempo tanto sognato. Tanta abbondanza non può calmargli la fame, arida di sete gli arde la gola e, come è giusto, inizia a odiare l'oro (...)».

Grande fu lo sgomento e il terrore tanto che corse da Dioniso per pregarlo di togliergli il dono nefasto.

Il dio, mosso a compassione, disse a Mida di andare a bagnarsi alle sorgenti del fiume Pattolo, che sgorgavano dal monte Tmolo, perchè le acque avrebbero portato via il suo dono. E così fu. Da allora la leggenda vuole che le acque di quel fiume si arricchirono di sabbie aurifere.

Ma le disavventure di Mida non finiscono qui. Accadde infatti un giorno che il dio Pan si trovasse sul monte Tmolo intento a suonare. Trasportato dalle dolci note osò sfidare il dio Apollo, dicendo che le sue melodie non potevano competere con le note del suo flauto. Scese allora Apollo dall'Olimpo per gareggiare con Pan, invitando lo stesso Tmolo, il dio del monte, a fare da giudice alla sfida.

Dapprima suonò Pan ma quando Apollo iniziò a toccare la sua lira, ogni cosa sembrò fermarsi alle sue note tanto che Tmolo senza esitare, lo dichiarò vincitore e lo stesso Pan si inchinò a tanta grazia e armonia. Solo Mida, che per caso passava da quelle parti e aveva assistito all'esibizione iniziò a protestare dicendo che doveva essere Pan il vincitore. A quel punto Apollo, per punire Mida della sua arroganza, decise di trasformargli le orecchie in quelle di un asino, e così fu.

Ecco come Ovidio ricorda l'episodio (Metamorfosi, XI, 161-181): «Soffia Pan nelle sue aresti canne, e con la sua musica delizia Mida, che per caso assisteva alla gara. Poi il dio Tmolo rivolse il suo viso verso quello di Febo; questi, cinta la bionda cresta del laura Parnaso, teneva con la sinistra la lira ornata di gemme e d'avorio indiano; nella destra teneva il plettro. Quini, con mano esperta, iniziò a far vibrare le corde, e Tmolo; rapito dalla dolcezza del suono, ordinò a Pan di inchinare di fronte alla cetra del dio, la sua zampogna. Il giudizio del dio Tmolo fu accolto da tutti, solo Mida lo disapprovò invece, considerandolo ingiusto. Allora il nume di Delo decise di non permettere che quelle stolte orecchie continuassero a conservare una forma umana tanto che le allungò, ricoprendole di pelo grigio e le rese flessibili alla base, in modo da poterle scuotere. Tutto il resto del corpo rimase uomano, soltanto le orecchie furono punite, assumendo la forma di un tardo asinello. L'infelice, pieno di vergogna, tentò di nasconderle ricoprendole con una tiara purpurea».

Sisifo, Dipinto, opera di Franz von Stuck del 1920

Mida mentre si lava alla fonte del fiume Pattolo, 1624
Nicolas Poussin, Metropolitan Museum of Art New York (USA)

Mida, pieno di vergogna e non sapendo come fare perchè in quel modo non poteva certo presentarsi al suo popolo, nascose a tutti le sue orecchie d'asino sotto una tiara rossa. Una sola persona però non riuscì a ingannare: il barbiere che era solito tagliargli i capelli che non appena lo vide, iniziò a ridere tanto forte che Mida dovette minacciarlo di morte per farlo smettere e con la promessa di non raccontare a nessuno quanto visto.

Mito di Mida - La Calunnia di Sandro Botticelli
La calunnia Sandro Botticelli, 1492
Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)

Il poveretto però, una volta ritornato a casa, non riusciva a darsi pace perchè voleva parlare con qualcuno ma temeva per la sua vita. Così si recò sulla riva del fiume, scavò una buca nel terreno e a essa disse quanto aveva visto. Una volta fatto, ricoprì la buca e soddisfatto e in pace, sicuro che il segreto del re fosse al sicuro, si avviò verso casa. Ma accadde che poco dopo in quella stessa buca spuntassero delle canne che vibrando al vento, portavano sulle onde della brezza, le parole del servo e in questo modo tutti seppero che re Mida aveva le orecchie d'asino. Mida, appresa la notizia fece uccidere il servo ma nulla potè fare contro il pubblico schermo e la sorte a lui toccata.

Dott.ssa Maria Giovanna Davoli

Trovapiante