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sabato 4 febbraio 2012
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CLIMA E AMBIENTE
Dal 1000 al 1900 ... dal medioevo all'era moderna ... dal clima ideale al gelo

I primi secoli del secondo millennio coincidono con gli ultimi del Medioevo, che ha rappresentato dal punto di vista climatico il periodo più favorevole degli ultimi millenni per il clima mite che permise la coltivazione nell?Europa settentrionale di piante, tipo vite e grano, fino allora sconosciute e l?espansione verso nord di foreste là dove avevano dominato i ghiacciai.

La temperatura risalì gradualmente fino a superare alle nostre latitudini di oltre un grado il valore della temperatura media attuale, mentre nel nord Europa si ebbero anche 3-4 gradi, per poi discendere di oltre un grado fino al 1750.

Come chiaramente indicato dalla Linea di tendenza, la temperatura durante il secondo millennio è andata gradualmente abbassandosi tanto da costituire nella seconda metà una fase di intenso freddo denominata Piccola glaciazione.

Quattro secoli di temperatura mite: dal 1000 al 1400

Gli effetti del riscaldamento della temperatura nei primi secoli trovano la loro massima espressione nelle regioni settentrionali dell?Europa, in particolare nei Paesi Scandinavi, Irlanda, Inghilterra, Russia, etc., tanto da sciogliere i ghiacciai della Groenlandia (Terra Verde) e dell?Islanda e permettere così la colonizzazione da parte dei Vichinghi di quelle terre divenute fertili da consentire l?agricoltura e l?allevamento di bestiame.

Contestualmente i mari del nord si resero navigabili per le piccole e fragili imbarcazioni dell?epoca, tanto da permettere ai Vichinghi di spingersi verso terre lontane fino all?America del Nord.

Le prime spedizioni iniziarono nell?anno 1000 e si protrassero fino all?inizio del 1100, ma non poterono probabilmente per l?ostilità delle popolazioni locali (Indiani od Eschimesi ?) stabilire delle colonie permanenti.

I territori da loro esplorati iniziarono dalla Terra di Baffin al Labrador, spingendosi anche più a sud forse fino a Terranova. Incontrarono terre ricoperte da estese foreste e, cosa che li colpi, abbondanza di vigne tanto che chiamarono la regione Terra del vino.

L?instaurarsi di condizioni favorevoli permise la coltivazione della vite e del grano e l?estensione di foreste, non solo a latitudini più settentrionali ma a quote più elevate. Notevole fu l?arretramento del fronte dei ghiacciai e l?innalzamento del limite di quota delle precipitazioni nevose, mentre nelle pianure e lungo le coste, causa l?aumento delle precipitazioni, molte terre furono invase dalle acque, rendendo malsani vasti territori.

Cinque secoli di temperatura gelida: dal 1400 al 1900

Con il finire del 1400 la temperatura tornò bruscamente verso valori più bassi, tanto da permettere ai ghiacciai di riconquistare le terre dalle quali erano stati scacciati qualche secolo prima, così da ricoprire il nord America e l?Europa settentrionale. A metà del secolo erano spariti tutti gli abitanti della Groenlandia, notevole la diminuzione della popolazione in tutta Europa e l?abbandono dell?agricoltura alle latitudini settentrionali e a quote più elevate. Contestualmente le foreste del nord e molti villaggi furono distrutti dall?avanzare dei ghiacciai.

Si alternarono periodi di forte gelo con altri più miti, ma nell?insieme fasi di forti abbassamenti di temperatura caratterizzarono questo secolo e parte del successivo, tanto che si ebbero delle gelate storiche del Baltico, del Tamigi, dei grandi fiumi dell?Europa, perfino il Po e la Laguna di Venezia gelarono più volte.

Negli oceani di nuovo ricomparvero, a latitudini sempre più basse, gli Icebergs ad ostacolare la navigazione di fragili navi, che negli anni precedenti avevano permesso la scoperta di nuove terre e l?emigrazione di popolazioni verso climi più accoglienti.

In molte Regioni fu abbandonata l?agricoltura e di conseguenza si ebbero grandi carestie ed epidemie con decimazione delle popolazioni, specie nei paesi scandinavi ove gli abitanti si ridussero di due terzi. Quasi tutte le Valli alpine furono abbandonate dalle popolazioni, costrette ad emigrare verso il Sud fino a tutto il 1800.

Dalla metà del 1500 alla metà del 1800 l?abbassamento medio della temperatura, anche se fu solo di 1° rispetto alla Temperatura media odierna (T.M.O.), costituì il periodo più freddo dopo la glaciazione quaternaria tanto che fu definito la Piccola Glaciazione. Si ebbero inverni lunghissimi anche di 6 mesi, con nevicate di 2-3 mesi ininterrotte. Memorabile fu il 1816, definito l?anno senza estate, durante quale in alcune regioni del Canada il termometro salì di poco sopra 0° nel mese di giugno. E? opinione generale che le cause di tanto gelo in quell?anno sia stata la grande eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, verificatasi nell?anno precedente, le cui ceneri si sparsero in buona parte dell?emisfero settentrionale, filtrando e assorbendo le radiazioni solari.

Verso la fine del 1800 annate meno gelide si alternarono a periodi più miti, quale preannuncio della fine della Piccola Glaciazione per passare ad un periodo di risalita della temperatura che si è protratto per tutto il 1900, come vedremo prossimamente su Elicriso.

Come interpretarono la Piccola Glaciazione gli uomini che per tanti secoli vissero il gelo del secondo millennio?

Oggi i mass media tacciono nel caso di abbassamenti di temperatura, in quanto sono solo intenti a cogliere il minimo aumento della temperatura, pronti ad invocare come causa principale l?effetto serra dovuto all?inquinamento. Ma a quei tempi l?unica possibile causa ritennero di poterla individuare nel disboscamento del territorio per creare spazio alle coltivazione e non mancarono autorevoli personalità, anche tra gli scienziati, a formulare catastrofiche previsioni a breve termine se si fosse insistito nel disboscamento (a quei tempi le superfici disboscate erano in quantità infinitesime rispetto a quanto fatto nei secoli successivi). Previsioni come al solito puntualmente smentite negli anni successivi. Anche a quei tempi si formulavano luoghi comuni come: "Non ha mai fatto tanto freddo come quest?anno? A memoria d?uomo non si ricorda?. Non ci sono più le mezze stagioni?.." espressioni ricavabili da testi di letterati o scienziati dell?epoca, che oggi vengono rispolverate magari con il supporto di dati meteorologici più o meno attendibili.

Bisognava arrivare al 1824 per avere la prima interpretazione scientifica dei fenomeni climatici con il fisico Jean Baptiste Fourier, che intuì l?importanza dell?EFFETTO SERRA quale regolatore principale delle variazioni climatiche, inteso come fenomeno naturale ed indispensabile per garantire le condizioni ambientali che permettano la vita sulla Terra e non qualcosa di artificiale creato dal comportamento dell?uomo con le sue attività, come crede la maggior parte della gente bombardata dalle informazioni dei mass media.

Come si è visto nei precedenti articoli a mano a mano che ci avviciniamo ai nostri tempi, potendo disporre di dati più ravvicinati nel tempo, le variazioni della temperatura sono sempre più frequenti e ampie anche nell?arco di pochissimi anni. Ciò lo vedremo meglio nel prossimo capitolo riguardante l?ultimo secolo durante il quale si sono registrati i dati meteorologici giornalmente in tutti i paesi organizzati.

Dott. Pio Petrocchi

Vendita opere di Toru Iwaya
Dedicato a Pio Petrocchi
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