|
Si è svolta a Tashkent il 17 novembre la conferenza internazionale “I problemi
ambientali transfrontalieri in Asia centrale: l’applicazione dei meccanismi giuridici
internazionali per la loro soluzione”. L’evento è stato organizzato
del Movimento Ecologico dell’Uzbekistan (al quale la Costituzione
riserva 15 seggi nella Camera Legislativa-Oliy Majlis) per analizzare i problemi
ecologici, esaminando le varie proposte sulla gestione delle risorse idriche dei
fiumi transfrontalieri, così come i rischi ambientali connessi alla costruzione
di centrali idroelettriche sui fiumi Amu-Darya e Syr-Darya, l’impatto trans-frontaliero
delle emissioni industriali sull’ambiente e sulla salute della popolazione. Tra
i 250 partecipanti, ben 110 delegati provenienti da 36 paesi esteri. Presenti i
rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie,
come ONU, OSCE, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale della Sanità, World Wildlife
Fund, World Conservation Union. Durante la conferenza, aperta da Boriy Alikhanov,
presidente del Movimento Ecologico dell’Uzbekistan, i partecipanti
hanno approfondito la conoscenza dei gravissimi danni che gli uzbeki stanno subendo
a causa di due grandi tragedie ecologiche: quella universalmente nota del Lago d’Aral,
e quella, fino ad ora sconosciuta, della provincia Surkhandarya.
Il giorno prima del convegno il Movimento Ecologico dell’Uzbekistan
ha organizzato, per i partecipanti, due visite nelle aree interessate dall’inquinamento
ambientale. Io ero nel gruppo che ha visitato
la provincia Surkhandarya, sita al confine col Tagikistan ed ho
vissuto una esperienza interessante sul piano scientifico, ma impressionante su
quello umano. Nel territorio tagiko, poco distante dal confine uzbeko,
vi è la SUE TALCO (State Unitary Enterprise “Tadjik Aluminum Company”)
industria statale per la produzione di alluminio, la più grande dell’Asia centrale.
Questa industria, a partire dal 1980, sta emettendo nell’ambiente grandi quantitativi
di sostanze chimiche tossiche (idrogeno fluoridrico, anidride solforosa, monossido
di azoto, monossido di carbonio) che inquinano l’ecosistema, causando
effetti devastanti sulle coltivazioni, sugli animali e sugli esseri umani.
Ciò, in totale violazione dell’Accordo di cooperazione sull’ambiente firmato nel
1994 dai Governi dell’Uzbekistan e del Tagikistan, e delle norme di Diritto Internazionale
sul divieto di inquinamento transfrontaliero.
Queste sostanze chimiche, trasportate dal vento, hanno contaminato anche quella
parte del territorio uzbeko in prossimità del confine. Si tratta di un’area agricola
nella provincia Surkhandarya, organizzata in piccoli centri abitati,
molto distante dalle grandi città e mete turistiche.
I suoi abitanti stanno vivendo un vero e proprio dramma, ed io, dopo questa visita,
devo testimoniarlo. Abbiamo visitato prima un terreno coltivato a vite,
che presentava evidenti segni di contaminazione chimica. Poi un allevamento di mucche
con deformità scheletriche degli arti e decalcificazione dei denti. Successivamente
siamo andati in un ambulatorio medico dove erano ricoverati neonati, bambini e soggetti
adulti con importanti alterazioni osteo-scheletriche riguardanti gli arti superiori
ed inferiori, la colonna vertebrale, la gabbia toracica e il cranio.


Molti altri hanno, invece contratto malattie degli apparati neuro-endocrino, cardio-vascolare
e respiratorio. E, purtroppo, questi casi sono in forte aumento. Le fotografie che
ho scattato e documentanti le suddette patologie, valgono più di mille parole. Non
immaginavo di vedere persone così devastate nel corpo e nell’anima a causa di sostanze
inquinanti immesse nell’atmosfera da altri uomini.

Non potrò mai dimenticare i loro occhi e il pianto disperato delle giovani madri
uzbeke che mostravano a noi visitatori i loro bambini col corpo deforme. E’ stata
una esperienza umana molto toccante ed ho ammirato la grande dignità di quelle donne
disperate. Tutto il mondo conosce da molti anni la tragedia ecologica del Lago d’Aral.
Grazie a questo convegno e, soprattutto, a questa visita, ora il mondo conosce anche
quella della provincia Surkhandarya. Quello che sto scrivendo ora
l’ho dichiarato anche alla televisione uzbeka durante un’intervista.
“Non so cosa il Tagikistan voglia fare per risolvere questo problema. Ma so che
i Paesi sviluppati e le Organizzazioni Internazionali ora possono e devono intervenire
per fermare questa tragedia ecologica. Prima che sia troppo tardi”.
Vittorio Giorgi
Avvocato civilista di Caserta
Esperto in cooperazione giuridica e culturale con l’Uzbekistan
Contatto: vittorio.giorgi@libero.it
Nota
Questo articolo è stato inviato da un nostro lettore.
Se pensi che questo violi il Diritto d'autore o la Proprietà intellettuale o il
Copyright preghiamo di avvisarci immediatamente scrivendo all'indirizzo scrivi@elicriso.it
. Grazie
|