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Alberi monumentali d'Italia: giganti veri, storie antiche e come proteggerli

Scopri gli alberi monumentali d'Italia: veri giganti verdi, custodi di storia e biodiversità. Esplora le loro storie e impara come proteggere questo prezioso patrimonio naturale italiano.

Castagno dei cento cavalli
Castagno dei cento cavalli (nota 1)

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ALBERI MONUMENTALI: I GIGANTI CHE RACCONTANO STORIE

Nel cuore del nostro paesaggio, silenziosi e imponenti, si ergono i veri giganti d'Italia: gli alberi monumentali. Questi straordinari esemplari non sono semplici componenti della flora, ma autentici testimoni del tempo, capaci di raccontare storie millenarie attraverso le loro chiome maestose e i tronchi nodosi.

Oltre alla loro grandezza fisica, che spesso tocca vette impressionanti, gli alberi secolari italiani racchiudono un valore inestimabile: sono custodi di antiche leggende, punti di riferimento storici e pilastri essenziali per la biodiversità.

Esplorare il mondo di questi patriarchi verdi significa intraprendere un viaggio affascinante attraverso il passato e la vita incessante della natura, scoprendo perché la loro protezione è oggi più cruciale che mai.

Non so tu, ma io mi sento in soggezione di fronte a dei giganti maestosi che hanno resistito alla prova del tempo e che ora si trovano di fronte a me pensando come questi alberi secolari, con la loro maestosa presenza, hanno al loro interno la nostra storia che risale a tanti secoli fa.

Oggi ti invito a unirti a me in un viaggio alla scoperta di questi giganti, mentre svelo l'età e le storie dietro gli alberi più antichi d'Italia, infatti ognuno di queste leggende viventi ha una storia incredibile da raccontare.

COSA RENDE UN ALBERO MONUMENTALE?

Non tutti gli alberi secolari possono fregiarsi del titolo di "monumentale". In Italia, la qualificazione di albero monumentale non si basa solo sull'età o sulle dimensioni, per quanto queste siano spesso impressionanti. La Legge 10/2013 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani e il successivo Decreto Interministeriale del 2014 nonchè il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) che hanno stabilito criteri precisi per identificare e censire questi giganti verdi d'Italia.

In base alla normativa un albero monumentale si caratterizza per il suo elevato valore biologico, ecologico, storico, culturale o paesaggistico, in particolare:

  • per la sua età avanzata: anche centinaia o migliaia di anni;
  • le dimensioni eccezionali: altezza, circonferenza del tronco in pratica la loro maestosità;
  • la rarità botanica: specie particolari o con forme insolite o rare o endemiche;
  • al valore ecologico: legato alla presenza di specie animali e vegetali che trovano rifugio nell'albero o nelle sue vicinanze, con particolare attenzione alle specie rare o minacciate;
  • per il suo significato storico-culturale profondo. Quest'ultimo aspetto include alberi legati a eventi storici, a personaggi illustri, o che rappresentano punti di riferimento nella tradizione e nell'identità di una comunità. E' simbolo silenzioso della cultura di un popolo ed è parte integrante di un paesaggio caro a una comunità

Il censimento nazionale è un processo continuo che mira a proteggere questi patriarchi arborei, garantendo che la loro unicità e il loro valore siano riconosciuti e tutelati per le generazioni future.

Dal 2013 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali redige un elenco, aggiornato annualmente, degli alberi di particolare interesse naturalistico e culturale del nostro paese. Nel 2021 ne risultano 3.665 di cui circa il 35% in contesti urbani.

Platano di Curinga
Platano di Curinga (nota 2)

STORIE DI ALBERI ITALIANI ICONICI

L'Italia è un vero museo a cielo aperto, costellato di alberi monumentali che sono diventati vere e proprie icone, custodi di secoli di storia e leggende. Tra questi giganti verdi d'Italia, spiccano esemplari la cui fama travalica i confini regionali.

Pensiamo, a esempio, al maestoso Castagno dei Cento Cavalli in Sicilia, nel comune di Sant'Alfio (Prov. Catania). Con un'età stimata tra i 2.000 e i 4.000 anni e una circonferenza che supera i 22 metri, è uno degli alberi più antichi del mondo e leggenda vuole che abbia dato rifugio a una misteriosa regina (una leggenda narra che fosse Giovanna I d'Angiò) e a cento cavalieri e dame con i loro destrieri, di ritorno da una battuta di caccia sul monte Etna, trovandovi riparo da un temporale.

Spostandoci al Platano di Curinga in Calabria (o Gigante di Curinga o Platano di Vrisi), con un tronco cavo di quasi 15 metri di circonferenza è alto 31,5 m, un vero monumento vivente che ha visto passare generazioni. La sua età è stata stimata in circa 1.000 anni. La sua storia è avvolta nella leggenda, ma le credenze popolari narrano che sia stato piantato dai monaci basiliani (religiosi che seguono la regola di San Basilio Magno) che costruirono il monastero di Sant'Elia nel Curinga, in provincia di Catanzaro. più di mille anni fa.

Non possiamo dimenticare l'olivo millenario di Luras, in Sardegna, conosciuto come Patriarca Verde che assieme agli altri olivi di cui è circondato, sono simboli di forza e longevità. Infatti è il più antico olivastro al mondo e vanta una storia di diversi millenni. Circondato da prati e boschi, quest’albero fa parte del gruppo degli olivastri millenari di Luras. Gli studiosi stimano che quest’olivastro possa avere un’età vicina ai 4.000 anni, che lo rendono una delle piante più longeve al mondo (il primo appunto tra gli olivi selvatici). Nelle sue vicinanze si trova un secondo olivo selvatico, con età stimata di duemila anni, ed un terzo ancora più piccolo, di circa cinquecento anni. Secondo antiche leggende, l’olivastro di Luras dava rifugio, sotto le sue fronde, agli spiriti maligni . Con il suo legno un tempo veniva fabbricato su mazzoccu, martello tipico usato in passato dalla accabadora, ossia «colei che finisce»: una figura femminile sarda che, su richiesta delle famiglie di persone malate e sofferenti, li liberava dal dolore uccidendole.

Olivo millenario di Luras
Olivo millenario di Luras (nota 3)

E ancora troviamo l’albero più antico della Puglia, la quercia Vallonea di Tricase (LE) in Puglia che definisce la storia di quel territorio da circa 900 anni. Ha un tronco largo più di 4 metri di circonferenza e la sua chioma occupa uno spazio pari a quasi 700 metri quadrati. Dal 1990 è diventata patrimonio nazionale dell’UNESCO. Una antica leggenda racconta di come Federico II di Svevia, durante una sua visita nella Terra d’Otranto, vi trovasse riparo da un temporale assieme ai suoi cavalieri. Diverse altre leggende vedono la Quercia Vallonea come luogo prediletto per la pratica della divinazione.

Ancora abbiamo in Toscana la quercia delle streghe a Capannori, in provincia di Lucca conosciuta anche come quercia di Pinocchio con la veneranda età di 600 anni con 24 m di altezza e una circinferenza di 4,5 metri e una chioma di 40 m di diametro. La storia vuole che Carlo Collodi prese proprio spunto da questa quercia per scrivere le avventure di Pinocchio e in particolare il passaggio in cui viene impiccato a una grande quercia. Si narra che questa pianta fosse il punto di ritrovo delle streghe per celebrare i loro riti e danzare sopra di essa. La sua forma schiacciata, caratteristica insolita per gli alberi di questa famiglia, sarebbe dovuta alla ripetuta presenza delle streghe sulla chioma.

E così via... sono veramente tanti...

Ogni albero secolare italiano è un punto di riferimento non solo paesaggistico, ma anche culturale, intrecciandosi con le tradizioni e l'identità delle comunità locali. La loro presenza ci ricorda l'inestimabile valore del nostro patrimonio naturale e storico, un tesoro da conoscere e preservare.

A questa pagina del Ministero e dell'agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste puoi trovare l'alenco ufficiale degli alberi monumentali d'Italia.

IL RUOLO DEGLI ALBERI MONUMENTALI NELL'ECOSISTEMA E PER IL FUTURO

Oltre al loro innegabile fascino storico e culturale, gli alberi monumentali italiani svolgono un ruolo ecologico cruciale, fungendo da veri e propri pilastri di biodiversità nei nostri ecosistemi. Grazie alle loro dimensioni imponenti e alla loro longevità, questi patriarchi verdi creano habitat unici per una vasta gamma di specie animali, tra cui insetti rari, uccelli nidificanti e piccoli mammiferi, contribuendo attivamente al mantenimento degli equilibri naturali. La loro estesa chioma assorbe quantità significative di anidride carbonica regalandoci l'ossigeno per respirare con la fotosintesi clorofilliana, contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Oltre ciò con la loro traspirazione il processo determinante per la vita delle piante e del nostro pianteta grazie al quale l’anidride carbonica dell’aria entra nei tessuti delle piante e avviene la fotosintesi.

Tuttavia, questi maestosi giganti verdi affrontano oggi numerose sfide. Le minacce vanno dai mutamenti climatici, che possono alterare i loro cicli vitali; alle malattie specifiche; all'impatto dell'urbanizzazione e dell'attività umana.

Proteggere gli alberi secolari non significa solo preservare un pezzo della nostra storia naturale, ma investire attivamente nel nostro futuro. La loro conservazione è essenziale per mantenere la resilienza degli ecosistemi, tramandare un patrimonio genetico prezioso e garantire che le generazioni future possano continuare a godere della bellezza e dei benefici offerti da questi straordinari custodi del nostro pianeta.

COME CONTRIBUIRE ALLA PROTEZIONE DEGLI ALBERI MONUMENTALI D'ITALIA

La tutela degli alberi monumentali d'Italia è una responsabilità collettiva che ci coinvolge tutti. Fortunatamente, esistono diverse azioni concrete che possiamo intraprendere per contribuire alla loro salvaguardia e assicurare che questi giganti verdi continuino a vivere. Innanzitutto, è fondamentale promuovere la conoscenza e la sensibilizzazione: informarsi sull'esistenza di questi patriarchi arborei nella propria regione condividendo la loro storia in quanto aiuta a diffondere la consapevolezza del loro inestimabile valore.

Un altro passo importante è il turismo responsabile. Visitare gli alberi secolari con rispetto, seguendo le indicazioni dei parchi e delle aree protette, evita danni involontari al loro fragile ecosistema. Possiamo anche supportare attivamente le associazioni e gli enti di tutela ambientale che si dedicano alla loro mappatura, monitoraggio e conservazione, attraverso donazioni o volontariato. Infine, la segnalazione di esemplari non ancora censiti o in stato di sofferenza alle autorità competenti (comuni, regioni, guardie forestali) è un gesto civico cruciale. Ogni piccolo gesto contribuisce a tessere una rete di protezione intorno a questi monumenti viventi del nostro patrimonio naturale, garantendo loro un futuro.


Condividi con noi i tuoi pensieri, le fotografie e le storie di alberi monumetali della tua zona. Li condivideremo con piacere.

BIBLIOGRAFIA CONSULTATA

Note

  1. Immagine concessa sotto licenza GNU Free Documentation License, versione 1.2 o qualsiasi versione successiva per gentile concessione di LuckyLisp
  2. Immagine concessa sotto Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International per gentile concessione di Curinghese
  3. Immagine concessa sotto Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported per gentile concessione di Gianni Careddu. La foto originale la puoi trovare a questa pagina con informazioni sullo scatto.

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