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Vicissitudini di un oleandro

La storia di un oleadro
Rigoglioso, audace, generoso
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Nacque nei primi anni ’90 del secolo scorso. Visse felicemente, nonostante il “disturbo” sofferto nei primi giorni di maggio del 2001, in virtù dei lavori eseguiti dal Comune per creare una strada (via della Commenda) prima inesistente. All’epoca se la cavò con qualche lieve malessere dovuto al rumore dei mezzi meccanici e anche alla polvere che veniva sollevata. Ma non si dolse più di tanto perché da allora si intensificò il numero delle auto, dei ciclisti, dei pedoni. Insomma cominciò a rendere partecipi tantissimi/e delle meraviglie dei colori che emetteva specie nel tempo primaverile-estivo.

Giunse il momento (18 ott. c.a.) in cui fu avvertita la necessità (oggettiva) di sacrificare una parte di sé per giusta causa.

Restò malconcio e sgraziato ma, memore delle glorie passate, pensò che il tempo avrebbe ridato la sua veste migliore, così che i suoi giorni sarebbero durati, se non all’infinito, sicuramente per parecchi decenni ancora; dopotutto si rendeva conto che la mortalità non è solo privilegio degli esseri umani.

Purtroppo, non aveva fatto i conti con l’insipienza di alcuni degli esseri umani, giacché, per allargarsi, questi sono capacissimi di gonfiarsi come la rana di Fedro che voleva diventare grande e grossa come un bue: “rana rupta et bos, …” (vedi Fedro ed Esopo di felice memoria).

La storia di un oleadro

In cuor suo, però, si disse, “se ci sono – come son sicuro – ancora persone al mondo che hanno, non pietà di me ma sincero rispetto, stai a vedere che anche questa volta mi ricresceranno le braccia e anche i fiori, per la gioia dei ragazzi e ragazze amici/amiche del carrubo, mio dirimpettaio, e forse anche di qualche ape raminga e affamata.

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