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Posidonia oceanica: perché le foglie in spiaggia sono un tesoro da proteggere

Non chiamarla alga! La Posidonia oceanica è la custode delle nostre spiagge. Scopri il suo ruolo vitale contro l'erosione e perché protegge il mare.

Prateria di Posidonia oceanica

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Siamo abituati a chiamarla "alga", ma la Posidonia oceanica è in realtà una pianta terrestre che è tornata al mare milioni di anni fa. Si tratta di una fanerogama che forma estesi prati sottomarini, importanti soprattutto per il biorisanamento delle acque costiere e la protezione del litorale. Ha radici, un fusto strisciante (rizoma), foglie lunghe e verdi, e soprattutto fa fiori e frutti. È un organismo complesso che vive solo nel Mediterraneo e la sua presenza è il certificato di garanzia di un mare pulito.

Schema di come è fatta una pianta di Posidonia oceanica

Il suo ciclo vitale è molto produttivo e longevo infatti può persistere per migliaia di anni e formare praterie fino ai 40 m di profondità.

LA FORESTA AMAZZONICA SOTT'ACQUA

Immaginate una foresta fittissima che si estende sotto il pelo dell'acqua. Una prateria di Posidonia oceanica è un ecosistema incredibile rivestendo un'importanza primaria per la conservazione marina della flora e delle fauna.

Abbiamo infatti che:

  • produce ossigeno: un solo metro quadrato di prateria di Posidonia produce fino a 20 litri di ossigeno al giorno;
  • è la nursery del mare: tra le sue foglie trovano rifugio, cibo e protezione più di 300 specie marine dai cavallucci marini ai saraghi, fino alle grandi cernie;
  • è un filtro naturale: le foglie rallentano il movimento dell'acqua, facendo depositare i sedimenti. Ecco perché dove c'è la Posidonia l'acqua è incredibilmente limpida;
  • producono un'elevata quantità di ossigeno, tra le più alte a livello mondiale per l’ambiente marino;
  • possono assorbire 35 volte più carbonio delle foreste pluviali tropicali;
  • sono dei raccoglitori di microplastiche;
  • è stato stimato che la regressione di un solo metro di prateria può provocare la perdita di 15- 18 metri di litorale sabbioso in quanto determinano un significativo smorzamento delle onde.

Purtroppo secondo i dati ufficiali, almeno il 34% delle praterie di Posidonia nel Mediterraneo è scomparso negli ultimi 50 anni. La continua distruzione di queste praterie non solo mette a rischio la salute e la produttività dei nostri mari , ma anche la sopravvivenza e la stabilità economica di milioni di persone che vivono nel Mediterraneo e che dipendono dalla pesca, dal turismo e dalle risorse marine per il loro sostentamento.

IL MISTERO DELLA "PALLE DI MARE": LE EGAGROPILI

Chiunque abbia camminato su una spiaggia mediterranea ha visto quelle palline marroni, fibrose e leggere, simili a palle di feltro. Molti pensano siano spugne o rifiuti organici, ma hanno un nome scientifico affascinante: egagropili (deriva dal greco αiγαγρος «capra selvatica» e πiλος «peli ammassati» perchè simili a quelli che si ritrovano nello stomaco delle capre).

Come si formano? Non sono frutti, ma il risultato del lavoro incessante del mare. Le foglie della Posidonia contengono una fibra molto resistente, la lignina. Quando la foglia si decompone, la fibra rimane. Il movimento ondoso del mare "appallottola" queste fibre contro il fondale sabbioso, creando queste sfere perfette che poi arrivano a riva. Gli egagropili sono il simbolo di un ciclo naturale perfetto e sono totalmente pulite.

Egagropili di Posidonia oceanica
Egagropili di Posidonia oceanica

Una ricerca scientifica condotta dall'Università di Barcellona ha messo in evidenza che quando queste sfere si formano, intrappolano anche frammenti di plastica, inclusi filamenti e granuli. Alla fine, le sfere vengono espulse dal fondale marino e portate a riva dalle tempeste, purificando efficacemente l'acqua dalla plastica. I ricercatori stimano che questi prati di Posidonia possano intrappolare fino a 867 milioni di oggetti di plastica all'anno solo nel Mediterraneo. Questa scoperta mette in discussione la precedente ipotesi secondo cui la maggior parte della plastica rimane in mare aperto, evidenziando un meccanismo biologico unico che contribuisce a ripulire gli ecosistemi costieri.

LE BANQUETTES: LA PELLE DELLA SPIAGGIA

Arriviamo al punto dolente: quelle grandi masse scure di foglie secche accumulate sul bagnasciuga (le banquettes) che per molte persone sono "sporcizia" mentre per gli ecologi sono oro. Esse infatti non sono altro che le foglie della Posidonia che grazie all’azione del moto ondoso e delle correnti marine si accumulano sulle spiagge specialmente in seguito alle mareggiate autun- nali e invernali. Esse svolgono un ruolo importante nell'ecosistema infatti sono:

  • uno scudo anti-erosione: senza queste pile di foglie, l'energia delle onde durante le mareggiate invernali colpirebbe direttamente la sabbia, portandola via. Le banquettes assorbono l'urto, salvando letteralmente la spiaggia;
  • concime naturale: decomponendosi lentamente, restituiscono nutrienti alla sabbia, permettendo alla vegetazione costiera (come il giglio di mare) di crescere rigogliosa.

Occorre però considerare anche che le banquettes sono un problema da un punto di vista turistico in quanto i bagnanti sono scoraggiati dall'andare nelle spiagge piene di questi ammassi, spesso anche maleodoranti a causa dei di degradazione batterica. Si ha quindi una deprezzamento del valore turistico di quella spiaggia e sempre più si pone il problema della loro rimozione. Dato che non esiste una normativa chiara in merito al problema.

Alghe di Posidonia oceanica
Alghe di Posidonia oceanica

COME RISPETTARE LA POSIDONIA SENZA ROVINARSI LE VACANZE

Il messaggio per i lettori deve essere chiaro: una spiaggia con la Posidonia è una spiaggia sana.

In barca non gettare mai l'ancora sulle praterie (lo "strappo" di un'ancora distrugge decenni di crescita). Cerca le chiazze chiare di sola sabbia per ormeggiare. A piedi: se trovi le foglie a riva, non evitarle con disgusto. Spiega ai bambini cosa sono: è il segno che quel mare è vivo e respira.

E' opportuno che le creme solari protettive che usi in spiaggia siano biodegradabili in quanto le sostanze chimiche delle creme tradizionali possono inibire la fotosintesi della pianta.

Purtroppo a oggi stanno subendo un intenso fenomeno di regressione in molte aree del Mediterraneo. Negli ultimi decenni diversi sforzi sono stati fatti per tutelare le praterie di Posidonia e oggi sono inserite nell’elenco degli habitat marini prioritari e protetti dalla Direttiva Habitat.

 

Fonti Bibliografiche online

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