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Il mondo scientifico di fronte alla clonazione: perchè non lasciare la natura ai suoi corsi?
REAZIONI – RIFLESSIONI - CRITICHE

La notizia della nascita della prima bambina clonata ha destato nella società scalpore, scompiglio e, come altre volte é successo, un rifiuto ad accettare un avvenimento così eclatante.

Mai l’opinione pubblica è stata così unanime nel condannare il fatto, tanto che numerose autorità di tutto il mondo hanno sentito il bisogno di richiedere con urgenza l’emanazione, da parte di tutti gli ordinamenti, di leggi che vietino in maniera assoluta la clonazione con il fine di riprodurre organismi completi.

Prima di esaminare le reazioni da parte delle Istituzioni mondiali, sarà meglio analizzare quali sono stati gli eventi che hanno scatenato tanta reazione avversa.

Il problema è di vasta portata: basta analizzare i dati riportati dalla stampa, come quelli del "Messaggero", circa un sondaggio effettuato fra gli Italiani sull’argomento clonazione, da cui emerge che il 58% si ritiene poco o per nulla informato sull’argomento, ma in ogni caso il 70% ritiene inaccettabile la clonazione a fini riproduttivi. Se nell’intervistare la gente si scende ai casi particolari, quali l’assoluta infertilità di una coppia, oppure la speranza di ricreare una persona cara, un genio o un individuo meritevole nei confronti dell’umanità, ecco che le persone si mostrano immediatamente di parere favorevole, dimenticando tutte le incertezze precedentemente evidenziate e arrivando a giudicare l’esperimento in tali casi utile e giusto per l’uomo.

Il termine clonazione deriva dal greco Klonos il cui significato è germoglio, concetto che può essere mantenuto nel mondo animale, tanto che è possibile, mediante determinate tecniche biologiche, ottenere la clonazione di cellule fino ad arrivare a riprodurre un animale superiore.

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche
DNA
La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche
Cellula
Rappresentazioni delle strutture di una cellula e del DNA ricavate da IMMAGINI DELLA BIOLOGIA A+B, Campebell - Mitcheòò - Reece, ed. Zanichelli

Grazie agli studi del monaco boemo Gregor Mendel, si ebbe la scoperta dei geni e del loro funzionamento nel 1866 con cui si dimostrò l’ereditarietà dei caratteri, tuttavia solo dopo un secolo si è arrivati ad un’applicazione pratica della scoperta, allorché si è sviluppata l’ingegneria genetica.

Infatti, la clonazione consiste nel trasferimento di uno o più frammenti di Dna in una cellula cui è stato tolto il nucleo per arrivare, sempre in provetta, alla creazione di un embrione. Solo a questo punto l’embrione è trasferito in un altro organismo.

Tale tecnica rende possibile che cellule viventi sviluppino tessuti ghiandolari che possano secernere ormoni di animali, fattori di crescita, enzimi e proteine specifiche non solo, ma con la stessa metodica si sta tentando di produrre in pratica ogni tipo di tessuto omologo, che non avrebbe l’inconveniente del rigetto, una volta utilizzato per trapianti. Al momento non è possibile pervenire a produrre un tessuto o organo specifico da impiegare per un trapianto, senza essere obbligati a produrre un organismo completo da cui prelevare i tessuti o gli organi necessari, prelievo ovviamente ottenuto sopprimendo l’individuo.

I primi esperimenti furono eseguiti alla fine dell’800: il primo ad ottenere un risultato positivo fu il tedesco Hans Drieskh, che riuscì a trasferire il nucleo di una cellula muscolare di un riccio di mare all’interno di una cellula nervosa denucleata dello stesso organismo, ottenendo un embrione naturale.

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche

Nel 1938 fu proposto un altro esperimento: trasferire il nucleo di una cellula di un individuo adulto nel citoplasma di una cellula uovo enucleata, in modo da vedere se questa fosse in grado di riprodurre una cellula del tutto uguale a quella da cui era stata prelevato il nucleo. L’esperimento ebbe esito positivo

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche
La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche

Per ottenere risultati più eclatanti bisogna arrivare al 1967 il biologo inglese John B. Gurden ottenne risultati positivi trasferendo il nucleo di una cellula dell’intestino di una rana sudafricana in una cellula uovo denucleata di un animale della stessa specie. L’esperimento fu molto importante perché si ebbe così al primo clone di un vertebrato.

Un altro importante passo in avanti fu fatto nel1981, quando si ottennero i primi topi attraverso l’inserimento di nuclei prelevati da cellule embrionali in ovociti enucleati, raggiungendo così la possibilità di clonare anche mammiferi.

Un ulteriore passo si ebbe con la nascita dell’ormai celebre pecora "Dolly" nel Roslyn Institute di Edimburgo. Tale pecora era stata ottenuta prelevando cellule dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta, ed inserendole in un ovulo privato del suo nucleo di un’altra pecora. Quest’ovulo poi, una volta raggiunta la struttura di un embrione, era stato inserito in una terza pecora che aveva dato alla luce l’animale in questione.

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche

Il successo è stato ottenuto dopo numerosi tentativi con esiti disastrosi. Resta però ancora un dubbio se fossero state cellule epiteliali, fibroblasti, linfociti, tutte provenienti dalla ghiandola mammaria, a rendere possibile l’esperimento. La pecora Dolly è morta dopo pochi anni, in quanto fin dai primi anni mostrava caratteri tipici di individuo anziano, cosa che c’era da aspettarsi data l’età delle pecore da cui sono state prelevate le cellule.

Tra le varie ricerche va ricordato anche il toro Galileo che fu ottenuto per clonazione dal veterinario dott. Galli, e che il Ministro Bindi fece porre sotto sequestro, mentre il Ministro Sirchia in tempi recenti fece revocare il provvedimento. Non si hanno notizie circa la sorte dell’animale.

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche

Molti scienziati hanno continuato a svolgere tali esperimenti sperando di arrivare a soluzioni per scopi terapeutici e non per fini riproduttivi, cioè arrivare alla produzione di tessuti per trapianti in modo da superare il problema dei rigetti, in quanto si impiegano tessuti ottenuti per clonazione di cellule dello stesso paziente da curare.

Queste sono state le principali tappe che la scienza, nonostante le proteste di fondo da parte delle varie istituzioni tra cui si sono particolarmente distinte:

Il Segretario del Consiglio d’Europa, Walter Swimmer che ha lanciato un appello affinché le Nazioni mettano al bando tali esperimenti, mentre il Ministro socialdemocratico Edelgard Bulmahn gli ha fatto eco, rilevando che quello era il primo passo necessario per un divieto a livello mondiale;

Il Direttore Generale dell’UNESCO Koichiro Matsuura ha ribadito che le sperimentazioni compiute dalla Clonaid sono azioni criminali;

In Italia il Presidente dei Medici Cattolici italiani, Domenico di Virgilio, afferma che la clonazione è una tecnica inaccettabile e riprovevole, mentre il Ministro Sirchia, pur schierandosi contro la clonazione riproduttiva, ha dato il via ai finanziamenti ministeriali per la ricerca sulle cellule staminali adulte e animali;

L’ONU, già nel 2001 aveva proposto di bandire la clonazione e dello stesso avviso il Vaticano e gli Stati Uniti, tant’è vero che il presidente Bush ha tagliato i fondi alle ricerche in questo campo;

Così pure la Gran Bretagna ha continuato gli studi riguardanti le cellule staminali a scopo terapeutico, mentre vieta la ricerca a scopo di riproduzione;

La Magistratura dello Stato della Florida ha ingiunto ai Raeliani di mostrare la bimba clonata e di permetterne accertamenti clinici, per dimostrare l’effettiva origine da clonazione, in quanto si nutrono dubbi sul metodo da loro dichiarato, per cui i risultati dell’indagine potrebbero esporre quell’associazione all’incriminazione per truffa aggravata. Il fatto che i responsabili si siano opposti a quanto ingiunto loro e che da diverso tempo non se ne parli più, fa pensare che non si trattasse di vera clonazione..

A partire dagli anni ottanta anche le scienze sociali hanno iniziato a interessarsi dell’argomento per sviluppare una nuova concezione che combattesse l’inquietudine derivante dall’ignoranza o dalla paura che puntualmente si manifesta tutte le volte di fronte alle grandi sfide della scienza, quindi ai pericoli che il progresso scientifico porta con sé.

Gli scienziati presi infatti dalla novità dell’evento e da una certa inquietudine etica si sono bloccati e, pur continuando gli esperimenti, si sono rimessi al parere dei politici dei filosofi, dei sociologi e dei religiosi.

Tutto ciò ha scatenato diatribe sulla carta stampata, diatribe che hanno dato origine a un diffuso allarme sociale, con il risultato di tentare di far chiarezza per arrivare ad una corretta visione del problema.

E’ comparso sul Giornale tedesco "Zeit" a firma del filosofo Marc Jongen, (tradotto sul quotidiano "Libero"del 31/12/2002) un articolo che prende in esame le varie posizioni filosofiche sull’argomento clonazione, in particolare il pensiero del filosofo Robert Spaemann sulla clonazione per il quale "Il contrasto etico è chiaro, si tratta di un’offesa alla dignità umana che proibisce agli uomini di assoggettare altri uomini per i propri scopi".

Secondo Jongen l’antico uomo europeo, che si era formato col Cristianesimo e con l’Umanesimo, è sempre stato per suo convincimento avverso e preoccupato di qualsiasi intervento tecnico sull’uomo, ma oggi però quest’atteggiamento non avrebbe più senso in quanto va spegnendosi il concetto di umanesimo.

Si sono venuti così a creare due schieramenti, quello dell’uomo cristiano e conservatore che in fondo non concepisce il futuro e i cambiamenti da parte dell’uomo; e quello americano che evidenzia invece uno slancio verso l’esterno e verso il futuro, lasciando spazio ai possibili mutamenti dell’umanità ad opera della tecnica.

La scomparsa della Pietas nell’uomo americano da una parte determina la constatazione dell’incompletezza della creazione e dall’altra spinge l’uomo a completare la stessa. Quindi non sarebbe un errore, secondo Jongen la fabbricazione di un essere umano.

I Raeliani, che sostengono la clonazione affermano addirittura che la vita sulla terra non è il risultato di un’evoluzione casuale e neanche l’opera di un dio, bensì una creazione voluta da un popolo scientificamente più evoluto, proveniente da un altro pianeta e che attraverso il DNA ha creato gli esseri umani a propria immagine.

Ciò che la natura ha iniziato, l’uomo deve perfezionare e perciò agendo sull’intelligenza creatrice deve operare al meglio nella tecnologia genetica.

Vista la portata delle loro affermazioni e la vastità dei progetti da realizzare possiamo arguire che i Raeliani, affermando di essere stati indirizzati nel loro agire dagli UFO, danno forza alla loro tesi di svolgere una missione sulla terra.

La cosa non deve stupirci in quanto già nel passato per far accettare agli uomini innovazioni e cambiamenti si è ricorso ad interventi del soprannaturale, di fronte al quale nessuno avrebbe osato opporsi. Così accadde con il codice di Hammurabi, dettato al re dal dio-Sole, con la consegna delle tavole a Mosé da parte di Dio e tanti altri.

La clonazione: reazioni, riflessioni e critiche

Non va dimenticato che generalmente gli accidenti storici non sono determinati da eventi casuali, ma sono la conseguenza di modificazioni avvenute nel pensiero, in quanto in ogni manifestazione umana il pensiero precede l’azione.

Quando Marco Aurelio salì al trono, nessuna campana suonò per avvertire il mondo che la pax romana stava per finire e che le sarebbe succeduta una fase di invasioni barbariche, di guerre cruenti incivili, anche se per molto tempo la maggior parte dei Romani continuò a pensare e a sentire come aveva sempre pensato e sentito: l’adattamento alla nuova situazione fu lento e graduale.

Così, in questo momento, pur senza credere agli UFO, ai Raeliani e alla loro dottrina rivoluzionaria, l’uomo inconsciamente potrebbe trovarsi investito dalla nuova missione di completare l’opera iniziata dalla natura, per giungere ad opera della scienza ad una più completa cognizione e compressione della natura stessa.

Quindi cosa rispondere all’interrogativo " Perché non lasciare la natura ai suoi corsi ?" Date le scarse cognizioni sui processi connessi alla clonazione, ci sembra ovvio di rispondere con un netto "NO" a quegli esperimenti protesi alla formazione di embrioni umani per generare degli organismi completi, con i rischi di creare individui con malformazioni e tare come è accaduto negli animali. Viceversa un "SI" per quegli esperimenti che utilizzano delle cellule per la creazione di tessuti destinati a trapianti.

Bisogna perciò stare molto attenti a non innalzare barricate di fronte al nuovo, in quanto come è successo nel passato in tutti i campi dalla Scienza alla Filosofia, spesso la novità ci ha impedito di vedere il fine ultimo di un avvenimento, soprattutto quando è la ricerca scientifica a imporcelo.

Mario Petrocchi

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