Una trasposizione
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una trasposizione di giovanni carafa
Buongiorno; quest'oggi vi voglio sinteticamente parlare di due stampe calcografiche originali da me realizzate poco più di trent'anni fa con l'amato Bendini "Liv50".
Come già ho avuto modo di confidarvi... quella stupenda macchina (il torchio calcografico manuale a stella) l'acquistai a Bologna nel lontano 1996 e, se pur a intermittenza, ha lavorato dal 1986 a tutto il 1991...
Le tematiche estetico-visuali che allora perseguivo con maggiore riguardo erano la semiologia musicale (segnatamente nelle sue valenze grafico-gestuali) e le incisioni rupestri del Paleolitico: quelle suggestioni magico-propiziatorie (?) della notte dei tempi della genia umana.
Le stampe in parola sono attinenti proprio a quest'ultimo filone argomentativo.
L'aura che respiravo, anche in concomitanza con le ancora fresche energie di studio, mi portò ben presto ad approntare un apposito viaggio in quel particolarissimo lembo del territorio nazionale dove i segni del nostro più remoto passato sono marcatamente presenti: in Val Camonica.
Feci punto fisso a Boario Terme per poi, da lì, di volta in volta raggiungere, in situ, le varie testimonianze incisorio-simboliche/naturalistiche...
Quelle prealpi raccoglievano una storia visuale sulla superficie litica di massi che avevano registrato la fortissima opera di spianamento di uno sconvolgimento naturalistico (primordiali ghiacciai in movimento-discioglimento...) che cosi facendo aveva offerto un litico foglio da disegno su cui riportare l'inquieto umano spirito...
Il "Masso di Cemmo", rotolato giù, a valle, raccoglie la serialità incisoria di cervidi, quasi un arcano alfabeto similare all'altrettanto mistico di più tarda espressione di maturità (?) umana (egiziaca...).
Camminavo tra i boschi, seguivo la mappa del tesoro di quel parco archeologico-naturalistico che l'esimio prof. Anati aveva caparbiamente voluto... e, eppure spesso non mi accorgevo di stare a transitare, a calpestare proprio la traccia incisoria di un'immensa figura animale anche di estensione pari circa 10 m lineari.
Tra muschi, licheni, felci e affioramenti litici cosa mai poteva scorgere il mio lindo attentivo da "inurbato".
Bah!
Spesso si passava da una scala metrico-naturalistica macro a micro-incisioni dove lo schema filiforne di una parvenza umana divinatoria (?) - orante - condivideva un intorno-eden animato da essenzialità zoomorfe diversamente affastellate/orientate nella spazialità della rappresentazione.
Il colore delle rocce, dei muschivi partiti e l'inatteso articolato plastico della superficie litica, ora porosa e ora finemente levigata dall'accidentalità naturalistica, erano a coinvolgermi in un mistico e silente accolto.
La stampa degli "oranti" pur nel suo monocromo testimonia la traccia di quel partecipato segnico-emotivo.
L'essenzialità dell'unità sociale (la famiglia: espressa dalle tre figure schematiche) sembra gridare vendetta al cielo, o che? Le braccia proteste, le filiformi arcuate e ben salde articolazioni inferiori rafforzano la percezione di una realtà percepita in sconvolgimento, dove nulla è certo e tutto è possibile.
I segni naturalistico-propiziatori sono in ognidove in quell'intrapreso iconico-visuale.
La stampa "Presenze" è l'evanescente suggestione di un mondo antropomorfo diversamente orientato nella prospettiva della storia. Tracce fitoformi sono pure a comparire quasi come sigillo di una vita primordiale variegata e pur sempre pullulante.
L'articolazione cromatico-muschiva e litica ora di addensamento granulare e ora in dissolvimento accompagna questo caleidoscopio crogiolo di ogni divenire.
Mi fermo qui, dato il tiranno consentito da questo necessario stringato umile spazio partecipativo, magari rimandando a un'altra occasione gli ulteriori spunti di lettura-interpretazione di sconosciuti visuali calcografici personali intrapresi.
Grazie.
Giovanni Carafa