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AGRICOLTURA E AMBIENTE
Ambiente, agricoltura e territorio
Ambiente, agricoltura e territorio
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La ruralità come ragione sociale

Il paesaggio agrario ha un valore economico sempre più riconosciuto dalle comunità locali dei cittadini perché si integra con fenomeni molto interessanti di consumo critico e responsabile di prodotti del territorio in uno con esperienze di turismo e di enogastronomia che valorizzano tutto quanto è segno di qualità, di culture locali affascinanti, di sapori inconfondibili ma anche di servizio a persone segnate da una qualche forma di fragilità.

La ruralità così incarna sempre più una dimensione complessa dell’esistenza che merita di essere riscoperta e ricompresa.

Accanto ai fenomeni ormai noti di riurbanizzazione segnati dall’immigrazione di contadini verso le città e ad un’altra forma di ruralità che si può dire dedita allo sviluppo locale si è sviluppata nel tempo la dimensione di una “ruralità del benessere” come opportunità che qualifica un nuovo vero e proprio welfare di comunità.

Filiera agroalimentare

Si pensi alle fattorie sociali, a quelle didattico- educative, agli orti urbani che aggregano persone e gruppi per socializzare e presidiare il territorio ma anche agli orti sui tetti, alle comunità di cibo, ai centri ippici, alle nuove funzioni degli istituti scolastici agrari e d alberghieri, ai centri di ricerca sostenuti dai bisogni nuovi di comunità delle campagne.

Fa riflettere il dato per cui su un totale in Italia di 1.620.000 aziende agricole attive 1/3 gestisce piccoli appezzamenti destinati a soddisfare bisogni di autoconsumo.

Una realtà nuova che sviluppa come indotto un sistema importante di punti di vendita di mezzi tecnici per l’agricoltura, di attrezzature e macchinari, etc, etc.

Tra le potenzialità di accoglienza del mondo rurale è sempre più praticata la presenza in campagna di soggetti che si allontanano dal disagio urbano e valorizzano tutte le opportunità e le potenzialità messe a disposizione dal mondo agricolo.

Cresce allo stesso modo l’attenzione agli orti urbani, ai mercati contadini, ai gas, alle forniture di mense collettive con prodotti locali ed alla sinergia fra un’economia agricola ed una valorizzazione economica di percorsi turistici ed agro ambientali.

In questo contesto si sviluppano nuove possibilità di percorsi di sviluppo locale collegati ad un sistema di crescita occupazionale e di valorizzazione del territorio.

La novità più interessante è quella della cosiddetta agricoltura civile caratterizzata da un insieme di azioni capaci di integrare nell’agricoltura interventi sociali diretti a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio marginalizzazione.

Filiera agroalimentare

In una società in cui i beni relazionali (fiducia,coesione,solidarietà) agiscono come condizioni in grado di tutelare risorse naturali preziose come la terra, l’aria,l’acqua è sempre più urgente immaginare la costruzione di reti di ruralità operative sul territorio e non solo sulla carta , anche urbane promuovendo agricolture civili, servizi alle persone in disagio, attività di trasmissione della cultura rurale ed organizzando comunità di cibo e di consumo, sostenere il turismo rurale.

Non ultimo infine il ruolo che riveste in Italia il cibo in quanto tale e motore di leve sociali e culturali; basti pensare che da noi a differenza di altri paesi europei ed extraeuropei l’alimentazione ha una matrice culturale oltre che di soddisfacimento di beni primari e si colloca ed esplica pertanto in una miriade di circostanze, manifestazioni e realtà rurali in cui il cibo è il protagonista assoluto (sagre, agriturismi, manifestazioni gastronomiche dei prodotti tipici, fiere dell’agricoltura e dell’alimentazione, promozione di prodotti sul territorio, etc).

...A tal punto che i nostri Made in Italy sono stati e sono molto invidiati e privilegiati a tal punto da suscitare vari tentativi di imitazione dei nostri prodotti tipici fuori dai confini europei (Parmisan, etc) ma con scarsi risultati.

Ed è necessario continuare a tutelare la peculiarità dei prodotti italiani poiché essi sono veramente garantiti dal punto di vista della salubrità se pensiamo che in molti paesi da cui importiamo ed esportiamo (Stati Uniti, Canada, Sud America, Cina) non solo non esistono livelli di residui massimi ammessi nei prodotti accettabili o quanto meno compatibili con la salute umana ma spesso non esistono neanche le date di scadenza dei prodotti a scaffale.

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Un esempio di sostenibilità: la filiera corta per una qualità superiore

Secondo l’ultimo censimento Istat, in Italia sono presenti 1.600.000 aziende agricole con una sup tot di circa 17.000.000 di ha ed una sup utilizzata di circa 12.000.000 di ha suddivisi tra seminativi, legnoso-boschivi,prati pascoli ed orti familiari di cui solo il 5% è attrezzato per la vendita diretta Questa percentuale è molto bassa se paragonata a quella degli altri paesi dell’UE, infatti in Francia ammonta al 12-15%, 6-8% in Germania, 5-7% in Spagna.

Supermercato

Comunque nel nostro paese nonostante l’incremento si fa fatica far decollare l’idea del contatto diretto probabilmente a causa anche della forte crisi economica che rende il consumatore molto più rigido ed indifferente di fronte ad un’offerta variegata.

L' incremento esponenziale dell'uso della vendita diretta dipende prevalentemente dall’aumento dei prezzi delle Grandi Ddistribuzioni, per es. nel 2011 il prezzo della pasta è aumentato del 18,6%, della frutta dell’8,3% e del pane del 13 % (dati ismea).

Perciò si è verificato un calo della domanda dei beni di prima necessità, la domanda del pane è diminuita del 6,2%, di ortaggi freschi del 4,2% e di oli e grassi vegetali del 2,8% …ed i produttori sono insoddisfatti dei guadagni ottenuti vendendo i loro prodotti ai grandi distributori; questi fenomeni legati alla crisi economico-finanziaria hanno portato allo sviluppo e alla crescita della filiera corta, infatti i produttori preferiscono vendere direttamente al pubblico, a un prezzo più elevato di quello che gli offrono le aziende distributrici e più basso di quello che viene proposto ai consumatori…

La regione in cui si trovano più aziende strutturate per la vendita diretta è la Toscana, con 7500 aziende. Al 2° posto troviamo la Lombardia con 6500 aziende, seguita dall'Abruzzo con poco più di 6000 aziende.

La maggior parte di esse si trova al nord, con 22.800 aziende, seguono il centro con 16.950 e il sud con 8.900.

Filiera agroalimentare
FORME DI VENDITA


Vendita diretta Vendita diretta a distanza Forme di vendita innovative

Farmer's market

Forme di mercato periodiche che consistono nella vendita del prodotto all’aperto in mercati dedicati alla vendita di prodotti genuini locali. Vengono allestiti stand all'aperto che consentono al pubblico di acquistare prodotti sani, genuini e biologici a costo ridotto ma soprattutto con la garanzia dell’origine e della freschezza.

Gruppi d'acquisto solidale o GAS

Organizzazioni di consumator, in genere associazioni di volontariato,i che decidono di acquistare in gruppo prodotti agroalimentari biologici, direttamente dal produttore, beneficiando di una riduzione importante sul prezzo finale data la quantità maggiore richiesta.

I membri del gruppo compongono una lista di prodotti acquistabili, la quale è basata sull'ordine delle singole famiglie. L'ordine viene successivamente trasmesso al produttore che consegna i prodotti al capogruppo il quale li seleziona e vende agli acquirenti soci del gruppo. Perché “solidale”?...

I G.A.S. nascono dal desiderio di costruire dal basso un'economia sana che punti alla salvaguardia dell'ambiente e valorizzi le culture tradizionali e il territorio,in cui l'eticità valga più del profitto e la qualità sia più importante della quantità: una società in cui le persone possano ritrovare il tempo per incontrarsi ed instaurare con il prossimo rapporti più umani.

Legge…

La materia della vendita al pubblico dei prodotti agricoli era già disciplinata dalla legge n. 59/63, che, pur esonerando gli imprenditori agricoli dal possesso della licenza commerciale per l'esercizio dell'attività di vendita, poneva però delle precise limitazioni.

Oggi, in base all'articolo 4 del dlgs. 228, denominato appunto di modernizzazione del settore agricolo «gli imprenditori agricoli, singoli o associati, e iscritti nel registro delle imprese di cui all'art.8 della legge 29/12/1993 N°580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della repubblica i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità»...

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