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COME COLTIVARE E CURARE LE NOSTRE PIANTE
FICO D'INDIA
(OPUNTIA)

I frutti del fico d'india sono conosciuti in tutto il mondo e utilizzati sia nell'alimentazione umana che nell'alimentazione del bestiame.

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MOLTIPLICAZIONE

Il fico d'india si moltiplica principalmente per talea e secondariamente per seme.

Se scegliete di moltiplicare la pianta per seme ricordate tre cose: la prima è che subentrando la variabilità genetica, non si ha la certezza d'avere delle piante uguali alla pianta madre (solo con la moltiplicazione per talea potete avere questa certezza); la seconda che hanno una lunga fase giovanile e una fruttificazione che inizia dopo il 2-3 anno e la fase di piena produzione non prima del settimo anno; la terza che le giovani piantine sono a crescita lenta.

MOLTIPLICAZIONE PER TALEA

Il momento migliore nel quale fare la talea varia da zona a zona: l'importante è che sia un periodo in cui non c'è pericolo di grandi piogge, tra la fine della primavera fino alla tarda estate se piantate all'aperto. In qualunque lasso di tempo in questo intervallo se piantate in vaso quindi in ambiente protetto.

Le talee altro non sono che le pale che vanno asportate utilizzando un coltello bel affilato e disinfettato. E' preferibile utilizzare un cladode di almeno due anni con due o tre cladodi di un anno.

Cospargete sulla superficie tagliata della polvere fungicida ad ampio spettro e lasciate asciugare per una decina di giorni o più per far cicatrizzare la ferita e poi rinvasate in un terreno come indicato nel paragrafo "Rinvaso" a una profondità di circa la metà o 3/4 della loro lunghezza in modo da assicurare la sua tenuta in vasetti piccoli di circa 8-10 cm di diametro. Se l'impianto viene fatto in piena terra, usate gli stessi accorgimenti solo che le pale piantatele leggermente inclinate rispetto al vento dominante in modo d'avere la minore resistenza possibile al vento.

Il vaso va tenuto all'asciutto (stessa cosa se piantate all'aperto) e alla temperatura di circa 10-16°C e possibilmente riscaldate la parte bassa del vaso a esempio poggiandolo, sopra un battuto di cemento esposto al sole o comunque su un pavimento caldo.

Una volta che iniziano a comparire le prime radici (in genere dopo poche settimane) vuol dire che ha radicato a quel punto trattatela come una pianta adulta.

L'opunzia riprodotta per talea inizia a produrre fiori e quindi i frutti dopo il secondo-terzo anno di vita.

Se si desidera fare un vero e proprio impianto la tecnica è la stessa e dovete adottare come sesti di impianto 5-6 m lungo la fila e 5-14 m tra le file.

MOLTIPLICAZIONE PER SEME

La moltiplicazione per semi nell'opunzia si effettua preferibilmente in autunno.

I semi si lavano molto bene per eliminare completamente la polpa del frutto e poi si lasciano asciugare. E' preferibile che vengano disinfettati in acqua con varechina molto diluita (10%). Poichè i semi sono provvisti di una spessa cuticola è bene prima della semina metterli in una bacinella con acqua molto calda (circa 80°C) e lasciarli fino a quando l'acqua non ritorna alla temperatura ambiente e per tutta la notte.

Questa tecnica è chiamata "scarificazione" e serve a rendere la parte esterna del seme meno dura e permettergli quindi di germinare più rapidamente. Esistono altri modi quali a esempio l'incisione manuale o il trattamento del seme con prodotti chimici ma sono più rischiose se non si è esperti per cui è meglio usare la tecnica dell'immersione in acqua calda.

I semi così preparati si distribuiscono in maniera uniforme su un terreno formato da una parte di terriccio per seme e una di vermiculite o sabbia.

Potete usare dei vasi non troppo alti o dei vassoi da moltiplicazione lasciando uno spazio di almeno 2 cm tra il bordo del vaso e il terreno. Immergete quindi il vaso nell'acqua fino a quando il terreno non sarà ben bagnato. Lasciate sgrondare l'acqua in eccesso e sistemate i semi sulla superficie del terriccio in maniera uniforme ed eventualmente usate un pezzo di legno per interrarli oppure cospargete sopra un po' di terriccio.

Il vassoio con i semi va tenuto a temperature elevate intorno ai 25-30°C e facendo in modo che il terreno rimanga sempre umido e in piena luce.

Moltiplicazione per seme: 
disposizione dei semi nel terreno
Moltiplicazione per seme: uso di un foglio di plastica trasparente per evitare che il terreno si secchi troppo rapidamente e per mantenere una umidità costante

I semi impiegano da pochi giorni a diversi mesi per germogliare in funzione della specie, della cultivar e dello stato del seme.

Quando le piantine avranno raggiunto i 5-10 cm di altezza si trapiantano nei vasi. Solo quanto avranno formato la seconda pala possono essere trapiantate all'aperto ma solo dopo che non c'è più rischio di gelate in quanto sono ancora sensibili alle basse temperature.

PARASSITI E MALATTIE

Come tutte le Cactaceae, non sono piante particolarmente soggette a malattie. Nel loro caso forse è più corretto parlare di fisiopatie vale a dire malattie dovute non a causa di agenti patogeni ma a cattive tecniche di coltivazione.

La pianta non fiorisce, assume delle forme strane

Se presenta questi sintomi e si allunga e assume una colorazione verde chiaro vuol dire che c'è poca luce.
Rimedi: sistematela in posizione più luminosa.

Le parti verdi si decolorano e appaiono come "svuotate"

Questo sintomo è in genere dovuto a troppo poche irrigazioni. Se stiamo diversi mesi senza annaffiare, specialmente d'estate, la pianta esaurisce tutta l'acqua contenuta nei tessuti e quindi appare come svuotata.
Rimedi: non sempre se si arriva a questo stadio è possibile recuperarla, in ogni caso, val la pena fare un tentativo dando un po' più di attenzione con giuste irrigazioni.

Le parti verdi appaiono imbrunite

Se il fico d'india inizia a presenta questo sintomo, come se la pianta si fosse ustionata e si notano piccoli spacchi, vuol dire che le temperature sono troppo basse.
Rimedi: sistematela in un luogo più idoneo.

Macchie bianche, di aspetto cotonoso su tutte le parti verdi

Se notate questa sintomatologia siete sicuramente in presenza di cocciniglie.

Rimedi: toglietele con un un batuffolo di cotone imbevuto di alcool denaturato. Se le piante sono grandi e piantate all'aperto, usate un antiparassitario specifico reperibile da un buon vivaista.

La pianta raggrinzisce e diventa molle

Questo sintomo nelle cactacee è indice di troppe annaffiature.

Rimedi: purtroppo quando si arriva a questo stadio non sempre è possibile recuperare la pianta. In ogni caso, toglietela dal vaso con tutto il pane di terra dal vaso e lasciatelo all'aria in modo che il terreno si asciughi rapidamente. Controllare le radici ed eliminate quelle eventualmente marce tagliandole per almeno 1 cm sopra la zona marcia con una forbice affilata e disinfettata (possibilmente alla fiamma), cospargete la superficie delle radici tagliate con una polvere fungicida ad ampio spettro e quindi rinvasate. Aspettate almeno due settimana prima di annaffiare nuovamente e soprattutto adottate maggiore cautela nella quantità d'acqua che somministrate.

CURIOSITA'

Il genere comprende numerose specie che producono frutti commestibili e germogli nutrienti usati nell'alimentazione umana e come piante foraggere soprattutto nei paesi dell'America latina. Tra queste sicuramente l'Opuntia ficus indica è la più diffusa e utilizzata. I frutti commestibili in spagnolo sono chiamati tuna mentre quelli non commestibili, ottenuti da alcune specie, sono chiamati xoconoxteles.

In Messico, in Arizona, Utah e California, i frutti oltre a essere consumati freschi vengono anche bolliti in acqua o essiccati per essere conservati per l'inverno. Dalla loro polpa si ottengono diversi prodotti: a esempio in Messico si ottiene il queso de tuna una mostarda, la melcocha una marmellata, il colonche una bevanda alcolica, la tuna pasas frutta secca, il miel de tuna uno sciroppo.

Oltre ai frutti sono utilizzati anche i cladodi (pale) più giovani di 10-15 cm di lunghezza sia tipo legumi sia per preparare altre pietanza.

Sono delle ottime piante foraggere (utilizzando le varietà senza spine o se si usano le varietà con le spine queste vengono prima eliminate con vari metodi) usate nei paesi dove, nei periodi di siccità, non è possibile coltivare altro alimento per il bestiame. Hanno un basso valore nutritivo in quanto sono poveri di proteine grezze, fibre, fosforo e sodio mentre sono ricchi di carboidrati, lipidi e vitamine e soprattutto d'acqua che sopperiscono al fabbisogno del bestiame. Per cui le piante di fico d'india integrate con altri foraggi, costituiscono un eccellente alimento per il bestiame.

Dai semi si ottiene anche un olio commestibile insaturo con un alta percentuale di acido linoleico e bassa percentuale di acido linolenico rientrando quindi nella stessa categoria degli oli di semi di soja, di girasole e di mais.

In passato i colonizzatori spagnoli avevano una grande considerazione di questa pianta perchè su di essa si annidava una cocciniglia, la Dactylopius cacti (foto sotto), dal cui corpo veniva estratto l'acido carminico che veniva usato come colorante dei tessuti, nell'industria alimentare, in quella farmaceutica e come reagente chimico.

Da diversi studi effettuati ci si è accorti che i cladodi del fico d'india, per l'elevato contenuto in fibra e mucillaggini, hanno un'azione ipoglicemica e ipocolerestemica.

Dal punto di vista ecologico è considerata una pianta pioniera in quanto migliora la qualità dei terreni poveri dove altre specie non potrebbero sopravvivere. Svolge infatti sia un'azione puramente fisica, vale a dire semplicemente ombreggiando il terreno quindi abbassandone la temperatura e quindi diminuendo la velocità di decomposizione della sostanza organica presente, sia chimica grazie alla presenza nelle sue radici di batteri azoto fissatori.

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Trovapiante