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giovedì 9 febbraio 2012
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I ritmi che la vita ci costringe a sostenere ogni giorno sono opprressivi, snervanti, ci tolgono il respiro. Aspettiamo la fine della giornata lavorativa come Penelope attendeva il suo Ulisse, lottando, nuotando velocemente verso l'alto per non affogare ... il fine turno e' quasi l'aurora, la pace la fine dell'incubo. Siamo nervosi, incattiviti nostro malgrado, lo "squalismo e' all'ordine del giorno, non ci sorprendiamo piu', vittime e carnefici di un sistema che ci divora e se non riesce a digerirci ci sputa, se non addirittura ci vomita. Cosi' gira il mondo del lavoro oggi, anche per me. Io pero' ho il mio piccolo angolo di Paradiso, un posto dove dimentico tutto, dove la mente si resetta e si trasferisce in un'altra dimensione ... una dimensione di colori, di profumi, di rumori, di canti, di voci, di sogni infantili; non e' un nuovo tipo di droga, è semplicemente un parca, un ritaglio di verde con nel centro un piccolo laghetto popolato di tanti piccoli esseri che lo fanno vivere, respirare, cantare e godere.

Annuso l'odore dell'erba, ascolto il rumore del vento fra i rami, guardo la vita che inesorabilmente scorre anche per i piccoli animali che ospita: tartarughe, papere mute, germani reali, passerotti, piccioni e pesci piccoli e grandi.

Ci sono anche i cuccioli, delicati esserini che fanno tenerezza quando, nel caso delle anatre, seguono la madre con quell'andatura buffa, ma dolcissima. I "paperini" sono i miei preferiti, sono piccoli, delicati, impacciati e tenerissimi.

Arriviamo al punto: tre bambini, una femminuccia e due maschietti, probabilmente fratelli, da soli, a passeggio nel suddetto parco con il loro caagnolino ... guardano i "paperini" giocano, ridono e si divertono ... fanno quello che ogni bambino dovrebbe fare, priva di diventare una "figura" da inserire nel mondo del lavoro.

Fanno finta di acchiapparli, ma non ci riescono, i "paperini" sono veloci ... si sa!!

D'improvviso una voce, arrabbiata, roca, sibilante li apostrofa con queste parole."Non pensateci neanche, andate a rubare i bambini che a fare quello siete bravi!" 

Inutile specificare che i tre bambini fossero di etnia zingara, probabilmente slavi.

Quello che vedo quando volto la testa è un signore anziano, rosso in viso, che per la foga di rimproverare i tre zingarelli, si è fatto scivolare dalle ginocchia il quotidiano che stava diligentemente leggendo.

Non dico niente, probabilmente perche se avessi aperto bocca sarei stata ancora piu' maleducata di lui ... per fortuna i bambini, probabilmente troppo giovani, sembrano non aver capito il significato delle parole del "distinto signore", e correndo spariscono dietro un cespuglio, cagnolino ansimante al seguito.

Cosa puo' avere spinto un pensionato a prendersela in maniera cosi' violenta con tre bambini la cui eta' sommata fra loro probabilmente non avrebbe raggiunto la sua?

Quali mostri agitano il sonno di questa persona?

Qualche giorno dopo, sto passeggiando mano nella mano con mio marito, e mi accorgo che lui e' strano, tende le orecchie e si avvicina al cestino della spazzatura ai lati del sentiero. Si fa serio in volto, infila la mano nel cestino e lo sento borbottare... quando due secondi dopo estrae la mano, nel palmo reca un "paperino" che qualcuno aveva gettato via, come un pachetto di sigarette.

"La gente sta male ..." mi dice "...  sta male qui ..." e si indica la fronte.

Sono d'accordo con lui, stiamo tutti male, chi per un motivo, chi per un altro, ma ognuno cerca di scacciare i propri mostri in maniera diversa: c'è chi se la prende coi bambini, chi coi "paperini", chi con se' stesso e si fa del male, chi col collega di lavoro, e' un sistema malato il nostro ... un sistema che fa paura.

Io il mio mostro lo tengo a bada, guardando gli occhi di mio marito, mentre accarezza con un dito il collo del "paperino" e poi lo rimette nell'acqua.

Forse sono l'ultima dei romantici, ma quello che so per certo e' che il male si combatte col bene, non con altro male, se al tuo mostro fai un sorriso, lui per un po' se ne va... solo per un po', ma e' gia' qualcosa.

Maione Denise

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