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MOLTIPLICAZIONE
La pianta del cappero si moltiplica per seme o per talea legnosa.
Se volete produrre da voi il seme per un successivo impianto occorre che teniate
ben presente che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno
delle piante uguali alle piante madri ma è molto probabile che il prodotto finale
sia molto variegato e quindi otteniate dei "capperi" non omogenei. Nel caso voleste
ottenere piante precise, conviene utilizzare talee di cui si è certi che provengano
da piante che danno delle buone rese e con ottime caratteristiche qualitative.
MOLTIPLICAZIONE PER SEME
Nell'usare la tecnica di moltiplicazione mediante l'utilizzo dei semi occorre tenere
presente che gli stessi hanno una bassa germinabilità. I semi, una volta secchi,
sono dormienti pertanto non possono essere piantati senza prima essere stati opportunamente
trattati. E' necessario che vengano lasciati per 12 ore in acqua calda (circa 40°C).
Dopo di che vanno sistemati in un panno umido dentro un contenitore sigillato di
plastica o di vetro e lasciati in frigorifero per 2-3 mesi. Dopo tale periodo si
immergono nuovamente nell'acqua calda per una notte. A quel punto i semi sono pronti
per essere seminati. Tale moltiplicazione deve essere effettuata in primavera.
Utilizzate una composta per semi e sistemateli nel substrato ad una profondità di
circa 1 cm.
MOLTIPLICAZIONE PER TALEA
Le talee si prelevano dalla parte basale della pianta del cappero. Devono essere
di circa 8-10 cm di altezza e 1 cm di diametro e contenente 6-10 gemme.
Le talee vanno piantate alla fine dell'inverno - inizio primavera, in un terreno
soffice mescolato con della sabbia, dopo averle preventivamente trattate con una
polvere rizogena per favorire la radicazione in quanto hanno difficoltà a radicare.
Una radicazione di talee intorno al 70% è considerata buona.
E' opportuno per il primo anno proteggere le giovani piantine con delle pietre.
PROPRIETA' AROMATICHE
I capperi, non sono utilizzati freschi perchè come tali non hanno alcun aroma e
risultano amari ma solo dopo opportuni trattamenti di conservazione, sottosale o
sottoaceto. E' infatti in seguito a queste tecniche che il cappero attiva una serie
di processi enzimatici che gli conferiscono il caratteristico aroma leggermente
piccante ed acidulo.
Nella scelta del cappero, temiamo presente che quelli di dimensioni più piccole,
sono i più saporiti e che quelli conservati sotto sale, trasmettono meglio il loro
aroma.
RACCOLTA E CONSERVAZIONE
La raccolta dei boccioli fiorali viene effettuata a mano, nelle prime ore del mattino,
a partire dalla tarda primavera e fino agli inizi dell'autunno. La pianta ricaccia
in continuazione nuovi boccioli ogni 7-10 giorni, pertanto la raccolta dovrà seguire
lo stesso ritmo. Tanto più sono piccoli, tanto più sono pregiati.
Mediamente un ettaro di cappereto produce dai 12 ai 18 ql per stagione ed una singola
pianta può produrre da 1 a 9 kg all'anno di boccioli fiorali in funzione della sua
salute e dell'età (maggiore è l'età maggiore sarà la resa).
Il bocciolo fiorale appena raccolto non può essere usato tal quale ma va prima salato
per togliere l'amaro e successivamente lavato e solo allora può essere conservato
in strati di sale oppure sottoaceto. Nella conservazione che si intende adottare
occorre tenere presente che la conservazione sotto aceto fa perdere al cappero parte
del suo aroma.
Nella raccolta e successiva conservazioni si deve tenere conto delle dimensioni
del cappero in quanto tanto più sono piccoli, tanto più sono pregiati.
Le fasi di lavorazione del cappero fresco, sono sostanzialmente uguali tra le diverse
zone di produzione che, per il cappero prodotto nell'isola di Salina, in base a
quanto riportato nel
Disciplinare di produzione del PRESIDIO SLOW FOOD si precisa la seguente
metodologia:
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"Dopo la separazione dei capperi dai capperoni per mezzo di un apposito setaccio
si procede alla salatura; i capperi, infatti, non possono essere consumati alla
stato fresco, risultando amari e sgradevoli al gusto. Il prodotto va quindi sottoposto
ad una maturazione a base di sale marino, che può essere effettuata alternando uno
strato di capperi ad uno strato di sale marino grosso e così via, oppure si possono
mescolare sale e capperi, senza metterli a strati.
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La salatura, mediamente al 25 %, può avvenire in:
1. cugniettu, recipienti di forma cilindrica, di circa 50 cm di diametro e altrettanti
di altezza; formato da doghe di legno di castagno unite da 8 cerchi di ferro, munito
di base ma non di coperchio);
2. tinedde, recipienti ricavati da botti tagliate a metà;
3. tinozze di plastica, la cui capacità massima è di 4 quintali, oggi molto più
diffuse.
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Negli 8-10 giorni seguenti i capperi devono essere travasati da un recipiente all’altro;
i Capperi salati a secco vengono rimescolati quotidianamente per i primi otto giorni,
in seguito per le successive tre settimane vengono rimescolati solo una volta a
settimana.
Dopo circa un mese i capperi sono pronti per essere confezionati; esclusivamente
ai fini di un maggiore equilibrio gustativo, è suggerita l’attesa di ulteriori 30
gg prima di iniziarne il consumo.
Una produzione alternativa della coltura del Cappero di Salina, di introduzione
più recente, consiste nella produzione dei cucunci: frutti immaturi
del cappero che sono stati sottoposti alle medesime tecniche di trasformazione descritte
per i boccioli fiorali o in salamoia per circa un mese prima di confezionarli."
Sempre nel disciplinare su menzionato, prima del confezionamento dei capperi, gli
stessi sono ulteriormente selezione dei capperi in base al diametro ottenendo le
suguenti categorie:
1. occhi di pernice (puntina): i più piccoli, al di sotto dei 7 mm di diametro;
2. lagrimelle (lacrimedda): sui 7 mm di diametro;
3. puntine commerciali (menzanedda): da 8 a 12 mm di diametro;
4. mezzani (minzani): da 13 a 14 mm di diametro;
5. capperoni (capparuna): sono i più grandi, prossimi alla sbocciatura, e misurano
più di 14 mm di diametro.
PROPRIETA' MEDICINALI
Vedi: "Le piante medicinali:
il cappero"
USO IN CUCINA
I capperi sono un alimento tipico della cucina italiana che rientrano in tantissime
ricette. Per il loro aroma sono utilizzati in numerose pietanze a base di carne,
pesce e pasta.
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Spesso si utlizza anche il frutto, di sapore più delicato rispetto al bocciolo fiorale,
usato tradizionalmente per condire il pesce o per essere consumato crudo come una
qualsiasi verdura, di solito ad insalata.
Per assoporare al pieno il loro sapore sarebbe preferibile usare quelli conservati
sotto sale. In questo caso, prima di essere utilizzati, devono essere sciacquati
e tenuti in acqua fredda per circa mezz’ora. In questo modo riacquistano il loro
sapore piccantino.
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CURIOSITA'
Sono rinomati in Italia i capperi di Pantelleria e quelli di Salina nelle isole
Eolie, a nord della Sicilia. Da sole, queste due isole coprono circa il 95% della
produzione nazionale con i loro circa 1000 ha, rappresentando un valido reddito
per gli agricoltori della zona. Sono coltivati in genere in piccole azienda a livello
famigliare, nelle zone marginali, dove altre colture non sarebbero economicamente
valide. Inoltre, è all'interno della stessa azienda famigliare che viene compiuto
l'intero ciclo produttivo della pianta, vale a dire oltre la coltivazione e la raccolta
ci si occupa anche della lavorazione e della conservazione post raccolta. Il grosso
onere nella coltivazione del cappero è la manodopera per la raccolta che deve essere
fatta rigorosamente a mano ed è per questo motivo che le imprese sono remunerative
solo se famigliari.
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L'Italia negli ultimi quindici anni ha potenziato molto questa coltivazione nonostante
la forte concorrenza della Spagna (con i suoi circa 2600 ha) e di diversi paesi
africani soprattutto del Marocco (con più di 4000 ettari) che riescono ad ottenere
un prodotto a minor prezzo anche se meno pregevole.
Grazie alla bellezza dei suoi fiori ed al fatto che è una pianta che rimane fiorita
per tutto il periodo estivo, sta suscitando l'attenzione del settore florivivaistico
per essere utilizzata come pianta ornamentale.
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Nel sud d'Italia si usa normalmente, nella medicina popolare, un decotto di radici
Capparis spinosa, come antibatterico.
Nel nord dell'Africa, le popolazioni berbere, mescolano insieme capperi e miele
per ottenere una crema cosmetica contro l'invecchiamento e l'aridità della pelle.
Questa proprietà sembrerebbe legata alla capparirutina, un glucoside amaro presente
nella scorza del cappero che avrebbe anche proprietà diuretiche e antiartritiche.
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Il cappero è citato nella Bibbia (Ecclesiaste, XII 5): “(...) in cui uno ha paura
delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la
locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto perché l’uomo se ne va alla
sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade (...)”.
Ne parla Ippocrate (considerato il Padre della medicina 460
- 377 a. C.) per le sue proprietà medicinali; ne parla il filosofo Aristotele
(384 a.C. – 322 a.C.) e Teofrasto (371 a.C. – 287 a.C) filosofo e botanico greco;
ne parla Dioscoride (40d.C. circa - 90d.C. circa) nel suo "De materia medica" (II,
204), indicandone i diversi usi terapeutici. Ne parla Plinio il Vecchio (23/24-79
d.C.) nel suo "Naturalis historia" (XIII, 127), in cui ne esalta l’uso come alimento.
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Domenico Romoli detto Panunto che operò a Roma prima come cuoco segreto (probabilmente
di Papa Giulio III), poi come scalco, nel suo trattato culinario (1593) "La singolar
Dottrina" (foto al lato) afferma che: “(...) quei che mangeranno (capperi
n.d.r.) non hauran dolore di milza, ne di fegato... son contari alla melanconia,
proucano l'ourina...” ed in un altro punto afferma che "i capperi
fan vivace il coito".
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Le prime notizie sul Cappero di Pantelleria storicamente accertate si fanno risalire
al saggio di Pietro Calcara (1819 -1854),) Breve cenno sulla geognosia ed agricoltura
dell’isola di Pantelleria edito a Palermo nel 1855 su il "Giornale della
Commissione d’Agricoltura e Pastorizia in Sicilia" dove si parla del valore economico
del cappero nell'isola "nella costa del mezzogiorno dell’isola e sulle rupi aride
cresce spontaneo il cappero del quale i poveri raccolgono i bottoni nel mese di
luglio e agosto prima della fioritura, e li vendono ad una classe di persone che
dopo di averli divisi secondo la grossezza li premono in salamoia ed in aceto e
poscia li mettono in commercio".
Quanto il cappero fosse economicamente importante è sottolineato anche nell'enciclopedia
tedesca «Brockhaus» che nell'edizione del 1894, alla voce Pantelelria parla di questa
straordinaria pianta e del prodotto che si ottiene; Pietro Brignone Boccanera (1867
- 1943) nel suo Cenni storici su Pantelleria, edito a Partanna nel 1908,
afferma che a partire dalla seconda metà dell’800 "… andò coltivandosi il cappero
e l’isola raggiunse la produzione di 600 q.li di capperi".
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