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giovedì 29 luglio 2010
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I PRINCIPALI NEMICI DELLE NOSTRE PIANTE
ALEURODIDI
Adulto di Bemisia tabaci -  Nota 1
In questo articolo:
Classificazione Caratteristiche generali Riproduzione Condizioni per lo sviluppo Sintomi e danni sulla pianta Lotta

CLASSIFICAZIONE (*)

Regno: Animalia 
Phylum: Arthropoda
Subphylum: Hexapoda
Classe: Insecta
Subclasse:Pterygota
Ordine
: Rhynchota
Subordine: Homoptera
Sezione: Sternorrhyncha
Superfamiglia
: Aleyrodoidea
Famiglia: Aleyrodidae 
  

CARATTERISTICHE GENERALI 

Gli insetti appartenenti alla famiglia degli Aleyrodidae (più spesso chiamati Aleirodidi o Aleurodidi),  sono comunemente conosciuti come "moscerini bianchi" o "mosche bianche"

Sono insetti  di dimensioni molto piccole (circa 1,5 - 3 mm) e ricordano delle farfalline di colore bianco o giallastro questo perchè tutto il corpo è ricoperto da un sottile strato di pruina cerosa simile a farina da cui appunto deriva il loro nome dal greco "aleyron = farina". 


Adulti e neanidi di Bemisia argentifolii  - Nota 2

Sono insetti carattezzati dal fatto di possedere delle ali membranose con il paio anteriori più sviluppate di quelle posteriori e quando l'insetto è fermo rimangono ripiegate "a tetto" sul dorso.

Le zampe sono molto esili e quelle posteriori sono debolmente saltatorie.

Normalmente vivono in colonie che si localizzano su una delle pagine delle foglie, di solito quelle inferiori, e si nutrono della linfa delle piante prelevata direttamente dal sistema linfatico grazie al loro apparato boccale pungente-succhiante.

Gli aleurodidi sono insetti per la maggior parte oligofagi ma la polifagia è molto frequente. 

Una cosa curiosa e che non attaccano le Magnoliophyta  (ex Angiospermae) come ad esempio le conifere.

In questa famiglia si ritrovano un migliaio di specie diffuse soprattutto nelle zone tropicali dove sono equiparate ai nostri Afidi per diffusione e pericolosità.

Tra le specie più conosciute della famiglia Aleyrodidae ricordiamo: Trialeurodes vaporariorum che è la mosca bianca delle serre; Dialeurodes citri che è l'Aleurode che attacca gli agrumi; Bemisia tabacii o aleurodide del tabacco e del pomodoro; Aleyroides proletella, aleurodide o mosca bianca del cavolfiore.  

COME SI RIPRODUCONO

Gli aleurodidi hanno un ciclo riproduttivo molto rapido e compiono diverse generazioni nell'arco di un anno se le condizioni ambientali sono ottimali.

Le uova sono deposte dalla femmina o in seguito ad un accoppiamento (riproduzione anfigonica) ed in questo caso vengono deposte uova fecondate oppure anche per semplice partenogenesi vale a dire che le uova non sono fecondate in quanto non c'è stato l'intervento del maschio e in conseguenza di questo tipo di riproduzione si possono avere solo maschi (partenogenesi arrenotoca) o solo femmine (partenogenesi telitoca). Solo per alcune specie è stato osservato che possono nascere entrambi i sessi.

Le uova sono deposte dalle femmine con il loro ovopositore nei tessuti del lembo fogliare, nella pagina inferiore delle foglie con un corto peduncolo.

Dalle uova dopo pochi giorni  nascono delle neanidi che rassomigliano a delle cocciniglie perchè hanno una forma appiattita.

In genere negli aleurodidi si hanno quattro stadi giovani (di cui solo il primo è mobile) per arrivare allo stadio di adulto. La neanide del quarto stadio si trasforma in una specie di pupario spesso ricoperto da numerose formazioni cerose che poi darà origine dall'adulto.


Trialeurodes vaporariorum

In genere occorrono da un paio di settimane a qualche mese per completare il ciclo ed avere un aleurodide adulto a seconda della specie, della pianta e delle condizioni climatiche.

L'insetto può svernare come adulto o come neanide.

CONDIZIONI CLIMATICHE FAVOREVOLI ALLO SVILUPPO

Gli aleurodidi sono insetti che si trovano in tutto il mondo ma il loro ambiente ideale è un clima caldo umido (come quello delle serre). C'è da precisare però che si sono adattati a vivere anche nelle regioni a clima temperato dove per alcune coltivazioni sono diventati delle vere e proprie calamità come ad esempio nelle solanacee (es. pomodoro), nelle cucurbitacee (es. angurie), negli agrumi, in molte piante ornamentali e praticamente in tutte le colture in serra.

SINTOMI E DANNI SULLA PIANTA IN CONSEGUENZA DI UN ATTACCO


Bemisia argentifolii  - Nota 3 

In conseguenze delle loro punture non provocano deformazione delle foglie. 

I danni provocati dagli aleurodidi sono determinati dalla sottrazione della linfa  e dalla produzione della melata che altro non è che gli escrementi degli insetti che si presentano come un liquido viscoso e zuccherino che si deposita sui tessuti delle piante rendendoli lucidi.

Di per se la melata non è dannosa ma lo diventa perchè crea sulle foglie una sorta di pellicola che riduce la traspirazione e crea un pericoloso effetto lente che concentra i raggi solari provocando delle vere e proprie ustioni sui tessuti. Inoltre è molto frequente che sulla melata si insedino funghi quali la fumaggine che forma una patina scura ostacolando la fotosintesi clorofilliana.

Si hanno anche i danni più diretti provocati dalle femmine con le punture fatte dall'ovopositore per la deposizione delle uova.

Gli Aleirodidi possono essere inoltre portatori di virus.

In caso di forti infestazioni le foglie ingialliscono e cadono precocemente con conseguente deperimento dell'intera pianta.  

LOTTA

La lotta contro gli Aleurodidi è molto difficile perchè si riproducono molto velocemente e quindi su una stessa pianta normalmente si trova l'insetto in tutti i suoi  stadi di sviluppo comprese le uova che sono le più difficili da combattere perchè protette da uno strato ceroso che le rende resistenti ai comuni antiparassitari.

In natura hanno numerosi antagonisti naturali come Ditteri Cecidomidi, Drosofilidi, Coleotteri Coccinellidi ed Imenotteri Afelinidi del genere Encarsia.

La lotta si presenta difficile anche perchè nel giro di poche generazioni gli insetti acquistano resistenza agli antiparassitari.

Un primo sistema di lotta semplice ed ecologico da attuare a casa è quello di usare trappole cromotropiche di colore giallo, cosparse di vischio entomologico dalle quali questi insetti sono attratti e dove rimangono attaccati. Se però il loro numero inizia a non poter essere più sotto controllo, allora occorre intervenire con sostanze chimiche alternando diversi principi attivi con diverso meccanismo d’azione. I prodotti che si consigliano sono a base di Piretroidi (quali ad esempio la Permetrina), Pymetrozine,  Piretrine,  Aftametrina ed Imidacloprid.

Note

(1) Original photograph courtesy of US Department of Agriculture, foto by Stephen Ausmus
(2) Original photograph courtesy of US Department of Agriculture, foto by Scott Bauer
(3) Original photograph courtesy Division of Plant Industry Archive, Florida Department of Agriculture and Consumer Services

(*) Le vedute sull'evoluzione degli insetti sono spesso in contrasto fra loro e oggetto di continue revisioni. La stessa classificazione degli Artropodi è instabile ed oggetto di polemiche spesso infruttuose. L'ultima classificazione di rilievo (Scudder et al. 1979) viene qui riportata più che altro a scopo di curiosità scientifica, per lo meno dal nostro punto di vista "applicato". (E. Tremblay - Entomologia applicata, Vol. II, parte 1, 1983)  

Fonti bibliografiche

Dedicato a Pio Petrocchi
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