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martedì 7 febbraio 2012
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MITO DELLA NASCITA DEL PRIMO UOMO E DELLA PRIMA DONNA

LA NASCITA DEL PRIMO UOMO

Si racconta nelle antiche leggende che ci sono state tramandate, ora in forma orale, ora il forma scritta da persone così lontane da noi da essersene perso persino il ricordo, di Prometeo, il più saggio tra i Titani, il cui nome significa "colui che è capace di prevedere".


Piero di Cosimo, Prometeo (1515), olio su tavola, Alte Pinakothek,  Monaco di Baviera (Germania)

Prometeo era figlio del Titano Giapeto e dell'oceanina Climene(1) e viveva con il fratello Epimeteo il cui nome vuol dire "colui che comprende in ritardo". Entrambi facevano pertanto parte della famiglia dei Titani che avevano osato sfidare Zeus quando aveva combattuto contro Crono, suo padre, per impossessarsi del trono. Prometeo però, a differenza dei fratelli, si era schierato con Zeus ed aveva partecipato alla lotta solo quando oramai volgeva al termine. Come premio aveva ricevuto di poter accedere liberamente all’Olimpo anche se, nel profondo del suo cuore, i sentimenti che Prometeo provava nei confronti di Zeus non erano amichevoli a causa della sorte che questi aveva destinato ai suoi fratelli (2).

Zeus, per la stima che riponeva in Prometeo, gli diede l'incarico di forgiare l'uomo che modellò dal fango e che animò con il fuoco divino.

A quell'epoca, gli uomini erano ammessi alla presenza degli dei, con i quali trascorrevano momenti conviviali di grande allegria e serenità. Durante una di queste riunioni tenuta a Mekone, fu portato un enorme bue, del quale metà doveva spettare a Zeus e metà agli uomini. Il signore degli dei affidò l'incarico della spartizione a Prometeo che approfittò dell'occasione per vendicarsi del re degli dei.


Prometeo crea l'uomo assistito dagli altri dei,
Sarcofago romano III sec. d.C.

Prometeo che modella l'uomo,
III sec. a.C.
 
Heinrich Friedrich Füger, Prometeo ruba il fuoco (1817), olio su tela, Liechtenstein Museum, Vienna (Austria) 

Divise infatti il grosso bue in due parti ma in una celò la tenera carne sotto uno spesso strato di pelle e nell'altra, macinò insieme le ossa ed il grasso che ricoprì con un sottile strato di pelle tanto da far sembrare quest'ultima il boccone più succulento. Zeus, poichè gli toccava la prima scelta, optò per la parte all'apparenza più ricca. Subito dopo accortosi dell'inganno, più che mai irato, privò gli uomini del fuoco, riportandolo nell'Olimpo. Prometeo, considerata ingiusta la punizione, rapì qualche scintilla dall'Olimpo nascondendola in un giunco e riportò così il fuoco agli uomini.

 
Nicolas Sébastien Adam (1705 -1778),), Prometeo incatenato, marmo bianco, Museo del Louvre, Parigi (Francia)

Zeus, accortosi dell'inganno che Prometeo gli aveva perpetrato, decise una punizione ben più grande di quella che aveva destinato ai suoi fratelli: ordinò ad Ermes e ad Efesto d'inchiodare Prometeo ad una rupe nel Caucaso(3), dove un'aquila durante il giorno gli avrebbe roso il fegato con il suo becco aguzzo mentre durante la notte si sarebbe rigenerato.

Ecco come l'allegra Luciano racconta il meritato (a suo giudizio) supplizio di Prometeo (Dialoghi):

E poi mi stanno a dire che Prometeo
Non meritava d'esser inchiodato
A quelle rupi? Egli ci diede il fuoco,
Ma niente altro di buono. Fece un male,
Per qual, cred'io, tutti gli Dei l'abborrono:
Le femmine formò! Numi beati,
Che brutta razza! Ora, ammogliati; ammoglia.
Tutti i vizi con lei t'entrano in casa.
 

LA NASCITA DELLA PRIMA DONNA

Zeus, non contento della punizione che aveva inflitto a Prometeo, decise di punire anche la stirpe umana.

Dato che nel mondo non esisteva ancora la donna Zeus diede incarico ad Efesto di modellare un’immagine umana servendosi di acqua e di argilla che non avesse nulla da invidiare alla bellezze delle dee, per l'infelicità del genere umano. Efesto fu tanto bravo nel modellarla che la donna che ne ebbe origine era superiore ad ogni elogio e ad ogni possibile immaginazione. Tutti gli dei furono incaricati da Zeus di riporre in lei dei doni: Atena le donò delle vesti morbide e leggere a significare il candore, fiori per adornare il corpo ed una corona d’oro mentre Ermes pose nel suo cuore pensieri malvagi e sulle curve sinuose delle sue labbra, frasi tanto seducenti quanto ingannevoli.

Narra Esiodo (Le opere e i giorni)

"L’adornò del cinto
E delle vesti, le donar le Grazie
E Pito veneranda aurei monili,
E de’ più vaghi fior di primavera
L'Ore chiamate, le intrecciar corone.
Ma l’uccisor d’Argo, Mercurio, a lei,
Ché tal di Giove era il voler, l’ingegno
Scaltri d’astuzie e blande parolette
E fallaci costumi …
"

A questa creatura fu dato nome Pandora (dal greco "pan doron" = "tutto dono") perché ogni divinità dell'Olimpo le aveva fatto un regalo.

Mancava solo il regalo di Zeus che fu superiore a tutti gli altri doni. Egli infatti, donò alla fanciulla un vaso (il vaso di Pandora),  con il divieto di aprirlo, contenente tutti i mali che l’umanità ancora non conosceva: la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, il vizio, la passione, il sospetto, la fame e così via.

Quindi Zeus affidò la fanciulla ad Ermes perché la portasse in dono a Prometeo che però, pensando ad un inganno, rifiutò il dono. Allora Zeus ordinò ad Ermes di portarla a Epimeteo, fratello di Prometeo, che appena la vide si innamorò di lei e l’accetto come sua sposa nonostante i moniti del fratello che gli aveva raccomandato di non accettare alcun dono dagli dei.


Pandora,
scultura antica

Pandora, Gibson,
National Museums di Liverpool

Racconta Esiodo (Le opere e i giorni)

"Aveva Prometeo a lui
Fatto divieto d’accettar mai dono
Venutogli da Giove, ché funesto
Esser questo potea; ma, del fratello
Obliando Epimeteo i saggi avvisi.
Accettollo, e del male, allor che il dono
Era già suo, di subito s’accorse.
"

Dopo poco che Pandora era sulla terra, presa dalla curiosità aprì il vaso. Da esso veloci corsero come fulmini sulla terra tutti i castighi che Zeus vi aveva riposto: la malattia, la morte, il dolore, e tanti altri, fino ad allora sconosciuti. L’unico dono buono che Zeus aveva posto nel vaso rimase incastrato sotto il coperchio che subito Pandora aveva chiuso: era l’Elpis, la speranza.

 

La leggenda narra che dopo trent'anni Prometeo fu liberato dal supplizio da Eracle (Ercole) che recatosi fino alla cima del Caucaso con una freccia uccise l'aquila liberando così Prometeo al quale Zeus concesse di ritornare nell'Olimpo(4).

Racconta Esiodo (Le opere e i giorni)

"Di propria mano scoperchiato il vaso,
Che i mali in sé chiudea, questi si sparsero
Tra i mortali, e sol dentro vi rimase
All’estremo dell’orlo la Speranza,
Perché la donna, subito, il coperchio
Riposto, il volo a lei contese. Tale
Era il cenno di Giove. A stuolo a stuolo
Vagano intanto i mali, e n’è ripiena
La terra e il mare, e n’è ripiena
La terra e il mare; assalgono le genti
Il di e la notte insidiosi e taciti,
perché la voce accortamente il Nume
Loro preclude.
"

In questo modo fu punito il genere umano per non avere rispettato il volere del re degli dei, sovrano di ogni creatura e di ogni altra cosa sulla terra e nel cielo.

Note

(1) O di  Giapeto e Asia o secondo Eschilo di Gea e Temi
(2) I Titani dopo la sconfitta di Crono furono precipitati nel Tartaro
(3) Secondo Esiodo ad un palo
(4) Un'altra versione vuole che fu lo stesso Zeus a liberarlo o che fosse stato Zeus a chiedere ad Eracle di liberare Prometeo

Fonti bibliografiche

Vendita opere di Toru Iwaya
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