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lunedì 6 settembre 2010
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GEOLOGIA E BIOLOGIA MARINA
Parametri geologici e fisici della zona di litorale compresa tra Licola e l’Isolotto di S. Martino

La zona in esame presenta una geologia particolareggiata. Fa parte dell’area individuata col nome di Campi Flegrei, nota per la sua genesi vulcanica e per i fenomeni di vulcanismo ancora presenti. Questo significa anche che il rischio sismico qui è medio, ma si abbassa avvicinandosi a Licola e alla foce del Volturno.

 


Foto Wikipedia

Attraverso uno studio stratigrafico è stato possibile definire quattro cicli di formazione dell’area flegrea: al primo ciclo appartiene la formazione dell’Isolotto di S. Martino, formatosi, insieme con Procida, circa 35.000 anni fa.

Il resto della zone di nostro interesse risale molto più avanti negli anni, circa 10.000 anni fa.  

La zona a monte del litorale compresa nei Campi Flegrei, è costituita da tufo e ignimbriti; la zona più vicina a Licola è costituita, oltre che da prodotti vulcanici, anche da sedimenti alluvionali dovuti al trasporto solido del Volturno.

L’ultima eruzione nell’area flegrea annoverata, risale al 1583. I fenomeni che interessano tuttora l’area sono di tipo bradisismico.

ll Litorale Domitio è costituito da depositi di spiaggia e dunari oltre che da materiali a grana fina di ambiente palustre, la granulometria che distingue il fondale ed il litorale, risulta sabbiosa e con detriti psefitici e psammitici, dovuti all’apporto del Volturno.

Da un punto di vista tessiturale si individuano 4 fasce granulometriche, da riva verso largo.

La prima fascia, che interessa fino alla batimetrica dei 2m, distante anche 100m dalla linea di riva, è costituita da sabbie medie.

La seconda fascia che arriva fino ai 3m di profondità è costituita da sabbie medio fini.

Per trovare la terza fascia, ci dobbiamo allontanare fino a circa 250m dalla linea di riva, dove si trova la batimetrica dei 5m, costituita da sabbie fine.

Oltre siamo in presenza di sabbie molto fini.

Procedendo verso l’Isolotto di S. Martino, troviamo le falesie che costituiscono il Monte di Procida, qui il litorale diviene roccioso e scosceso, con la presenza di numerosi resti vulcanici profondi, e due canyon, uno dei quali lambisce l’isola di Procida. 

Nel tratto a Nord della zona di nostro interesse le pendenze del fondale possono così essere riassunte: tra la battigia e la barra esterna è circa dell’1%, mentre al di là delle zone con barre, quindi alla profondità tra i 3 e i 5,5 m, aumenta fino al 4-6%.

Le correnti che interessano questa zona, sono molto particolari, e a carattere prettamente locale, essendo un’interazione tra le correnti che si insinuano attraverso le isole di Procida ed Ischia, mutando così direzione ed intensità, e le correnti proveniente dalla circolazione media tirrenica, da Nord.

In questo tratto di litorale, a causa anche del muro composto dalla penisola del Monte di Procida, e dalle Isole su dette, la corrente proveniente da Nord tende a variare direzione risalendo, e formando quindi un vero e proprio anello.

Uno studio da un punto di vista biochimico ha rilevato che la zona in esame, presenta una trofia elevata delle acque. E’ una delle due zone segnalate per quello che riguarda l’impianto di strutture di Acquacultura.

Dott.ssa Rossella Stocco

Dedicato a Pio Petrocchi
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