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GEOLOGIA E AMBIENTE
TERZIARIO

Perchè grandi sconvolgimenti in Italia mentre in Sardegna regna una relativa calma?

Il Terziario, dal punto di vista tettonico è caratterizzato dal grande sconvolgimento che ha coinvolto le terre dall’Europa meridionale fino al nord dell’India, dando origine all’imponente corrugamento alpino-imalaiano, mentre l’area della Corsica e della Sardegna mostrano deboli segni di eventi tettonici

La ragione è che il complesso Sardo-Corsico, dopo i corrugamenti caledoniani ed ercinici del Paleozoico, ha attraversato un periodo di calma fino ai giorni nostri, grazie ad un imponente zoccolo granitico che ha conferito alla regione una grande stabilità.

La stabilità della Regione si perpetua a tutt’oggi e quindi, contrariamente a quanto si verifica in molte altre regioni Italiane, dalla Sicilia alle Alpi, in Sardegna non si sono mai avuti eventi sismici di notevole portata da distruggere paesi interi in aree interessate dal corrugamento Alpino

ERA

Periodi

Pliocene
Miocene
Oligocene
Eocene
Paleocene
TERZIARIA

Età in anni

6.000.000
25.600.000
38.000.000
55.000.000
66.000.000

All’inizio del Terziario il Complesso Sardo-Corsico, per effetto della deriva dei continenti (vedi nella Rubrica Geologia e Ambiente: La danza delle Zolle) aveva raggiunto l’attuale latitudine, ma era piuttosto vicino alle coste della Spagna e Francia, per poi subire durante il Terziario una rotazione verso Est, facendo perno sulla Corsica, come indicato in rosso sulla Carta strutturale dell’Italia, in modo da assumere l’attuale orientamento Nord-Sud.

La travagliata storia geologica della Sardegna si esaurisce con il Carbonifero, quando, terminati i cicli orogenetici paleozoici, emerse completamente assumendo l’attuale configurazione.

Nelle epoche successive, vale a dire durante il Mesozoico, trovandosi sul bordo settentrionale dell’area geosinclinalica della Tetide, subì nella parte centrale una serie di subsidenze e sollevamenti, con conseguenti parziali ingressioni e regressioni del mare, culminate nel Giura.

Nell’Eocene la Sardegna riemerse quasi totalmente, salvo limitate aree marginali nella sua parte meridionale, tra le quali quella in corrispondenza della fossa del Campidano che gradualmente andò sempre più approfondendosi durante l’Oligocene e in particolare nel Miocene, dando origine ad un canale che separava nettamente la Sardegna orientale da quella occidentale, estendendosi da Cagliari fino alla costa Nord.

Nel Pliocene si ebbe la totale regressione del mare in tutta la Sardegna, salvo l’entroterra dei Golfo d’Oristano e di Cagliari, che saranno definitivamente colmati nel Quaternario.

Quale stato il ruolo della Sardegna in tutto il ciclo orogenetico Alpino? La struttura rigida che ha interessato la Sardegna per centinaia di anni, dopo i corrugamenti paleozoici può far pensare che non abbia avuto alcun ruolo determinante nella formazione dei sistemi montuosi della penisola, in particolare di quello Appenninico.

Invece la sua presenza è stata di fondamentale importanza in quanto ha avuto il ruolo di costituire la Catena, vale a dire quel continente che, in uno schema tettonico generale, fronteggia l’Avanfossa, in cui per subsidenza vanno "scaricandosi" i sedimenti che nei vari periodi si sono depositati lungo la scarpata continentale ed ai piedi di essa, come indicato dalle frecce verdi.

Il primo fondamentale movimento è stato quello che durante l’Eocene ha visto un affossamento della Sardegna meridionale, mentre la Corsica e la Gallura rimanevano emerse, come indicato dalla freccia rossa nella cartina a fianco.

Data la rigidità del substrato i movimenti tettonici sono stati la causa di tutta una serie di fratture prevalentemente distensive, che hanno determinato in tutti i periodi del Terziaria, la formazione di tanti bacini, ove si sono accumulati i sedimenti in prevalenza di tipo clastico, di ambiente prevalentemente continentale ed epicontinentale.

All'intensa fratturazione del substrato è legata l’importante attività vulcanica verificatasi prevalentemente nella Sardegna occidentale (vedi aree in nero nella Cartina), rappresentati da lave basiche ed acide sono dovuti a due cicli: uno Oligo-miocenico e l’altro Pliocenico.

Dal punto di vista climatico la Sardegna ha mantenuto nelle grandi linee un clima caldo, ereditato dal Mesozoico, con fasi anche torride, come dimostrano i resti fossili della fauna e della flora, in particolare fin dall’Eocene si è avuto uno sviluppo considerevole di vegetazione tropicale alla quale sono legati i giacimenti di carbon fossile (lignite).

Le stesse condizioni si sono protratte per l’Oligocene e, in particolare nel Miocene, con sviluppo di una flora e fauna oggi riscontrabili nel Nord Africa. A tali condizioni climatiche sono legati i resti fossili vegetali della Foresta pietrificata di Zuri nel Nord dell’isola.

A tutti è noto che la Sardegna presenta una diffusa mineralizzazione, prevalentemente nelle formazioni paleozoiche legata ai corrugamenti Caledoniani ed Ercinici, rappresentate da una gamma di minerali molto articolata, come galena, blenda, pirite, osssidi di ferro, minerali di argento, etc. purtroppo in quantità non sempre economicamente interessanti. Molto meno diffuse ed interessanti sono le mineralizzazioni nel Mesozoico e Terziario, legate in quest’ultimo all’idrotermalismo di origine vulcanica.

Esistono in commercio pubblicazioni sui minerali della Sardegna con indicazione delle località di più facile reperimento, olto utili ai collezionisti.

Cosa accadeva durante il Terziario ad Est della Sardegna nell’Avanfossa e nelle aree più orientali? Lo vedremo nel prossimo articolo, quando nelle grandi linee esamineremo la situazione dell’Italia continentale, interessata da scenari completamente diversi da quelli della Sardegna.

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