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domenica 14 marzo 2010
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CLIMA E AMBIENTE
Dopo tanti millenni di gelo esplose il caldo, con il caldo l'agricoltura, con l'agricoltura le civiltà

10.000 A.C. 1.000 A.C.

Come abbiamo visto nel precedente articolo, nel 10.000 A.C. iniziò il disgelo dell'ultimo glacialismo che aveva caratterizzato per circa un milione di anni il clima della Terra, testimone dell'evoluzione dell'Uomo Preistorico rappresentato dagli ultimi protagonisti come l'Uomo erectus, l'Uomo di Neanderthal e l'Uomo sapiens sapiens. Fino allora l'evoluzione dell'Uomo del Paleolitico registrò lente modifiche al modus vivendi già adottato dai lontani progenitori: graduali miglioramenti agli strumenti ricavati principalmente dalla pietra e praticamente una certa stabilità nelle attività e organizzazione sociale delle popolazioni. Nomadi dedicati alla caccia e alla raccolta di prodotti della terra.

Nel decimo millennio A.C. , quando ormai tutte le terre erano state occupate dall'Uomo moderno, contestualmente al progressivo innalzamento medio della temperatura di 2,5-3 gradi ebbe inizio la più importante rivoluzione che l'umanità possa aver scatenato: l'AGRICOLTURA.

Ma per quale ragione l'agricoltura è considerata l'evento scatenante della più grande rivoluzione che l'umanità abbia potuto intraprendere ed i cui principi si sono perpetuati per tanti millenni fino ad oggi?

Per tutto il Paleolitico l'Uomo, per dedicarsi alla caccia e alla raccolta dei frutti, era costretto a condurre una vita nomade poiché prima o poi arrivava il momento che le risorse naturali del territorio si esaurivano e quindi il gruppo si spostava là ove poteva trovare cibo sufficiente.

Con il Neolitico causa le variazioni climatiche molte specie di animali sparirono o emigrarono verso il nord e così pure molte specie di piante si andavano sempre più impoverendo nelle latitudini meridionali. A ciò si aggiunga l'esplosione anagrafica della popolazione " mondiale " stimata nel Paleolitico medio ( 70.000/50.000 anni A.C.) circa un milione di persone per raggiungere all'inizio del Neolitico ( 10.000 anni A.C. ) oltre nove milioni di individui concentrati in aree relativamente ristrette.

Tutto ciò rese necessario per l'Uomo ricorrere a un cambiamento di vita radicale che comportò il graduale abbandono del nomadismo per stabilirsi in dimore fisse riunite in villaggi che con il passare del tempo raggiunsero dimensioni sempre più vaste, trasformandosi da raccoglitore/cacciatore ad agricoltore/allevatore. Ma quali strumenti e cognizioni aveva per arrivare ad esperienze così eclatanti?

C'erano due strumenti molto importanti a disposizione dell'uomo per acquisire nozioni sull'origine e l'evoluzione di elementi naturali: l'osservazione e l'intuizione.

Avvalendosi di questi due strumenti per far fronte a nuove necessità, l'uomo fu spinto a trasformarsi in coltivatore/allevatore appropriandosi dei meccanismi della natura che sono alla base della riproduzione della vegetazione e della fauna.

Infatti dai resti di stazioni preistoriche si è potuto constatare che l'uomo iniziò dapprima con la raccolta di cereali e legumi che nascevano e si sviluppavano spontaneamente in radure, ma nel far ciò scoprì che vi erano diverse varietà, in particolare vi erano alcuni tipi di cereali che rispetto ad altri avevano delle proprietà più vantaggiose, come la spiga più robusta capace di trattenere i semi durante il trasporto. Quindi fu quasi spontaneo concentrarsi su queste varietà e utilizzare questi semi per ottenere dei raccolti più convenienti, scoprendo così un principio fondamentale in natura: la SELEZIONE, cioè la possibilità di selezionare le varie specie per ottenere raccolti migliori sia sul piano qualitativo che quantitativo.

Così pure nel campo dell'allevamento già dal tempo dell'Uomo del Neolitico si scopri che le specie potevano essere migliorate con incroci tra specie diverse avvenuti ovviamente casualmente o concentrando l'allevamento su quelle specie che avevano caratteristiche più interessanti per l'uomo.

Certamente questi processi richiesero millenni di intuizione ed osservazioni, tanto che la diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento poteva considerarsi conclusa nelle forme basilari nel 5.000 A.C., cioè dopo cinque millenni dalla sua nascita, ma se rapportate alle scarse nozioni di base di cui poteva disporre allora l'umanità lo sforzo dei singoli e della collettività nel praticare la coltivazione delle piante ed all'allevamento del bestiame, tenuto conto dei risultati, non è forse più meritevole dell'impegno e delle capacità di coloro che oggi partecipano ai progetti di ingegneria genetica, non sempre con risultati encomiabili, anche sotto il profilo etico?

Non è forse più encomiabile colui che nell'osservare un tronco d'albero rotolare lungo un pendio intuì la ruota, che non colui che ideò il carro quale applicazione della ruota? L'idea della ruota non doveva essere così semplice come può apparirci oggi, infatti le popolazioni dell'America non conoscevano la ruota, benché anche loro avevano avuto la possibilità di vedere rotolare tronchi d'albero. Ma perché dovettero aspettare l'arrivo degli Europei? La risposta più semplice è che non era scattato nelle popolazioni precolombiane quel quid che scaturisce dalla combinazione tra osservazione e intuizione, come era successo nelle popolazioni del vecchio continente, perlomeno fin dal 4.000 A.C. se non prima..

La necessità per la popolazione di installarsi in forma permanente, dapprima come famiglia o piccoli nuclei e poi successivamente come strutture sociali sempre più complesse rese necessario l'instaurazione di un ordine politico-economico i cui principi sono da considerarsi non solo perché rivoluzionari rispetto al passato, ma perché presenti nelle strutture sociali odierne. Per questo si considera l'Agricoltura come Madre delle Civiltà.

Ovviamente sia l'agricoltura sia l'allevamento resero necessario apportare delle modifiche agli utensili ricavati da pietre, osso e legno, dato che la scoperta della tecnica per ricavare il primo metallo, cioè il rame, avvenne nel 6000 A.C., ma i fabbri dell'epoca aspettarono 2.000 anni prima di rendersi conto che il rame ed altri metalli potevano essere proficuamente impiegati per costruire utensili ed armi, e non solo oggetti d'arredamento o bigiotteria, come era stato fino ad allora.

Quale iter evolutivo fu percorso dall'agricoltura? La diffusione dell'agricoltura avvenne per semplice e pacifico scambio tra le popolazioni oppure fu imposta a seguito dell'immigrazione di agricoltori/allevatori in cerca di nuovo spazio a scapito di popolazioni di cacciatori/raccoglitori?


Opera di Elisa Caserini

Di certo si sa che l'agricoltura per quanto riguarda il vecchio continente iniziò nel medio oriente ( Iran, Grecia, Crimea e Giordano ) partendo da forme selvatiche di piante come l'orzo e il grano, e vivevano ovini selvatici.

Una volta compreso il meccanismo della selezione delle specie, non fu difficile estrapolarlo ad altre piante selvatiche che variavano da regione a regione legate a condizioni climatiche diverse. Lo stesso dicasi per l'allevamento di bestiame, partendo da quelle specie stanziali più facilmente addomesticabili ed estendendo il sistema a quelle specie che l'uomo riteneva più interessanti per le sue necessità nutritive o di aiuto nel lavoro.

La diffusione dell'agricoltura avvenne principalmente come scambio culturale tra popolazioni limitrofe perché era palese l'interesse che si poteva acquisire coltivando ed allevando animali in modo da sopperire agli inconvenienti legati alla cultura del raccolto e caccia, tra l'altro non più praticabile in alcune zone per le variazioni climatiche intervenute. Tuttavia parte della diffusione avvenne in seguito all'invasione di popolazioni provenienti dall'est in cerca di nuove terre.

Ovviamente sia l'agricoltura sia l'allevamento resero necessario apportare delle modifiche agli utensili inizialmente ricavati dalla lavorazione della pietra, dell'osso e del legno, dato che la scoperta della tecnica per ricavare il primo metallo, cioè il rame, avvenne nel 6000 A.C., ma i fabbri dell'epoca aspettarono 2.000 anni prima di rendersi conto che il rame ed altri metalli potevano essere proficuamente impiegati per costruire utensili ed armi, e non solo oggetti d'arredamento o bigiotteria, come era stato fino ad allora.

Nelle grandi linee l'evoluzione delle tecniche dell'agricoltura e dell'allevamento si estesero in America, Africa, Asia con modalità variabili da regione a regione.

Rimarrebbe difficile esaminare le varie civiltà di tutti i continenti, per cui prenderemo in esame solo quelle che hanno condizionato ed influito le civiltà mediterranee.

Come schematicamente riportato nel grafico relativo all'andamento della temperatura le civiltà metalli comparvero solo nel 6.000 A.C. con la scoperta del rame, impiegato però per usi pratici solo nel 4.000 A.C., e del bronzo, prima lega di metallica, ben dopo tre millenni. Per l'uso del ferro si dovette attendere il 1100 A.C.

La regione considerata la vera culla delle civiltà mediterranee è la Mesopotamia, compresa tra i due fiumi Tigri ed Eufrate che videro con alterne fortune avvicendarsi le più antiche civiltà, dai Sumeri ai Babilonesi ed Assiri.

La Mesopotamia all'inizio del 10.000 A.C. era una valle con praterie adatte al pascolo naturale di animali erbivori e cacciatori, ove i nomadi cominciarono i primi esperimenti agricoli e di allevamento, seminando i cereali ed allevando i primi animali domestici.

A mano a mano che i ghiacciai andavano ritirandosi verso il Nord in conseguenza dell'innalzamento della temperatura, la valle diveniva con il trascorrere dei millenni sempre meno piovosa, per cui la parte più coltivabile andava restringendosi lungo gli alvei dei due fiumi là dove, in occasione di piene, si depositavano strati di fango fertile, così come oggi avviene per tanti fiumi dell'Africa ed altrove.

Intorno al 4.000 A.C. i Sumeri, probabilmente provenienti dall'Asia centrale, occuparono la Mesopotamia ed essendo esperti agricoltori svilupparono non solo l'agricoltura, ma anche l'arte delle costruzioni di templi di dimensioni ragguardevoli e della fabbricazione di vasellame ed utensili di legno decorati con figure rappresentanti la vita sociale: contadini, pastori, pescatori e personaggi della corte reale. I Sumeri furono i primi ad intraprendere delle guerre vere e proprie con popolazioni autoctone o limitrofe per il controllo del territorio e delle acque dei fiumi. Durante questi scontri venivano fatti dei prigionieri che costituirono i primi schiavi nella storia dell'umanità, che ovviamente erano adibiti alla lavorazione dei campi ed alla pastorizia. Che restava l'attività principale raggiungendo uno sviluppo tale da rappresentare una ricchezza veramente rilevante e da poter permettere alla popolazione che si era nel frattempo allargata di creare una classe che non si dedicava all'agricoltura ed all'allevamento, cioè una classe che nei millenni successivi porto alla formazione di una classe intermedia tra la plebe e i regnanti, quella che in tempi più recenti sarebbe stata chiamata borghesia ( artigiani, commercianti, impresari, sacerdoti, scribi, etc.). In pratica si arrivò alla costituzione di strutture sociali altamente civilizzate.

Non è questa la sede per elencare tutte le scoperte e le invenzioni in tutti i campi fatte dai Sumeri e descrivere a quale livello raggiunsero i loro risultati, come lo sviluppo dell'agricoltura, la ruota piena, l'invenzione della scrittura che nell'arco di qualche secolo si trasformo nella scrittura cuneiforme e si divulgo in tutto il medio oriente, la legislazione, l'arte, la matematica e geometria, la medicina e la chirurgia, la letteratura che nei successivi millenni pervenne al mondo occidentale tramite i Greci e Romani.

Il dominio dei Sumeri ebbe termine intorno al 2.000 A.C. e da allora per lungo tempo si alternarono nella zona altre civiltà, in particolare Babilonesi e Assiri, per circa 1.500 anni, cioè fino al 546 A.C.

Quasi contemporaneamente, con tre secoli di ritardo rispetto alla nascita delle civiltà della Mesopotamia, cioè verso il 3.200 A.C. nasce il grande Regno dei Faraoni legato alla fertilità della valle del Nilo ove, come nella Mesopotamia, la grande protagonista fu l'agricoltura sfruttando le inondazioni annuali dovute alle piene del Nilo provenienti dal Sud, che ,come lungo l'Eufrate e il Tigri, lasciavano sulla zona uno strato di fango fertile su cui i primi Egizi fin dal 5.000 A.C., ancora allo stato nomade, impararono a seminare cereali ed allevare i primi animali domestici.

Il fenomeno delle inondazioni era di un'intensità e dimensioni tali da richiedere una complessa struttura organizzativa per il controllo delle acque non solo lungo un'estensione territoriale di oltre 1.000 km e per diverse migliaia di kmq, ma anche per affrontare i periodi di carestia. Colpiscono per la loro complessità non solo l'organizzazione ma anche gli accorgimenti delle opere idrauliche messe in atto, e viene da meditare sulle nostre organizzazioni che non riescono ad assicurare l'approvvigionamento idrico di centri abitati di pochi kmq.

Anche per l'Antico Egitto, alla base della ricchezza raggiunta nei vari millenni, vi è stato lo sviluppo dell'agricoltura principalmente concentrata nella coltivazione di grano, orzo e lino. Sarebbe lungo, comunque non in questa occasione, elencare in quali campi la civiltà Egiziana ha saputo lasciare un'impronta indelebile, tramandata ed esportata nell'area del Mediterraneo anche grazie ad altre civiltà i cui popoli, come gli Ebrei e i Fenici per primi e, successivamente gli antenati dei Greci abitanti l'Egeo come i Minoici e i Miceni, erano dediti al commercio anche in terre lontane.

Dott. Pio Petrocchi

Dedicato a Pio Petrocchi
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