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domenica 14 marzo 2010
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CLIMA E AMBIENTE
Marghera: nessun colpevole! Lo sono forse gli operai che con la loro morte hanno sollevato un polverone per nulla?

Nell’ultimo numero di Elicriso, nella rubrica Clima e Ambiente, avevamo informato i lettori che era in corso a Venezia il processo ai Dirigenti dell’Impianto Petrolchimico di Porto Marghera, imputati di strage, omicidio e lesioni colpose multiple tra gli operai addetti alla lavorazione del Cmv e Pvc (per la morte da tumore di 157 dipendenti e malattie per 103 casi) e disastro colposo per aver inquinato tutto l’ambiente dall’aria al sottosuolo, comprese le acque lagunari.

Che ci fossero ragioni ben fondate per instaurare un processo di risarcimenti, è dimostrato dal fatto che lo Stato si costituì parte, con la strabiliante richiesta di 71 mila miliardi per risarcimento danni. Ci meravigliò non tanto l’entità della somma, quanto il fatto che in tanti anni di inquinamento lo Stato non era intervenuto per bloccare l’emissione di sostanze mortali, quasi correo nell’azione nefasta perpetrata a Marghera.

Concludemmo l’articolo con: "Non sappiamo prevedere come finirà la vertenza, ma stando ad altre vertenze, inchieste e perizie instaurate in altre occasioni non ci facciamo illusioni: le conclusioni arriveranno chi sa quando e se arriveranno."

Invece siamo stati clamorosamente smentiti, in quanto la conclusione è arrivata come previsto, ma non potevamo mai aspettarci che si concludesse come se a Marghera nulla fosse accaduto.

Infatti tutti gli imputati sono stati assolti per non aver commesso il fatto, e pertanto nessun risarcimento spetta ai parenti delle vittime.

Per ironia della sorte la Sentenza è stata emessa il 2 novembre, in coincidenza con la Commemorazione dei Defunti, cioè nel giorno in cui più vivo è il dolore per i parenti delle vittime. Non è difficile immaginare con quale strazio e rabbia nel cuore tanti genitori, mogli e figli si siano recati quel giorno ai Cimiteri per deporre i fiori sulle tombe dei loro cari.

Non siamo esperti di Giustizia e quindi non siamo in condizione di criticare le decisioni del Tribunale, anche perché, come si raccomanda sempre in casi analoghi, bisogna attendere le motivazioni della sentenza, che purtroppo arriveranno tra parecchio tempo, quando l’opinione pubblica l’avrà per buona parte dimenticata, eccetto i parenti delle vittime.

Ma per l’uomo della strada è spontaneo porsi delle domande dettate dal buon senso, perché, se il Tribunale non ha individuato i responsabili di tante morte, il fatto rimane intero nella sua tragicità.

  • Perché gli imputati erano solo i dirigenti della Società che gestiva e gestisce tuttora gli impianti e non la Società stessa?
  • Se, come sostengono i difensori degli imputati, le conclusioni del processo non potevano essere diverse perché al tempo dell’inquinamento le nozioni sulla tossicità dei prodotti lavorati erano molto vaghe e per di più la legislazione in fatto di ambiente era carente di norme tassative, tanto che solo nel 1973 si è provveduto alle prime bonifiche, ma allora per quali ragioni dopo lunghe e approfondite indagini gli imputati sono stati rinviati a giudizio? La carenza di nozioni sulla tossicità e la mancanza di una legislazione ambientale efficiente, dovevano essere, a maggior ragione, note all’inizio delle fasi procedurali. Ma in ogni caso è possibile in Italia emettere sostanze senza accertarsi se sono più o meno tossiche, aspettando di vedere che effetto avrà sulla popolazione e su chi lavora negli impianti? Non vi è stata forse incoscienza in coloro che, nel progettare gli impianti, avrebbero dovuto già in fase di progettazione accertarsi in laboratorio se le sostanze messe avrebbero avuto effetto nocivo sugli esseri viventi e sull’ambiente?
  • Se la Società degli impianti di Porto Marghera ritiene di non essere responsabile di quanto accaduto, per quale ragione all’inizio del processo ha versato ad una parte dei parenti delle vittime ben 73 miliardi?
  • Perché lo Stato si era costituito parte civile con la richiesta strabiliante di 71.000 miliardi di lire, se non vi erano fondate ragioni per intentare un processo che andava avanti da tre anni e mezzo? Perché prima della sentenza ha stipulato con l’Azienda un accordo in base al quale quest’ultima dovrà provvedere alla bonifica di alcuni siti, spendendo la somma di soli 550 miliardi? Con il suo comportamento lo Stato ha dato l’impressione di essere vicino ai parenti delle vittime, rafforzando in loro la convinzione che erano valide le loro richieste di giustizia, per poi tirarsi fuori all’ultimo momento, stipulando l’accordo per la bonifica di una sola parte del territorio.

Tutti protagonisti della tragedia preannunciano di ricorrere in appello, cominciando dal Comune di Venezia, mentre le varie Associazioni ambientalistiche gridano allo scandalo. L’esperienza ci dice che tra polemiche e rinvii si andrà avanti per anni, e speriamo di sbagliarci, ma ci auguriamo che la sentenza del Tribunale di Venezia non rappresenti un precedente per le inchieste sugli impianti di Mantova e Brindisi

Dott. Pio Petrocchi

Dedicato a Pio Petrocchi
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