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sabato 13 marzo 2010
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CLIMA E AMBIENTE
Kyoto: scontro tra politica e scienza e tanta disinformazione

Siamo spesso bombardati dalla Televisione e dai giornali dal rifiuto di alcuni stati di ratificare gli accordi di Kyoto, che prevedono di ridurre l’immissione di anidride carbonica e di altri prodotti da parte dell’industria per abbassare l’inquinamento dell’atmosfera, per evitarne il surriscaldamento!

Pochissimi parlano della necessità di ridurre l’immissione dei gas nocivi nell’aria per salvaguardare la salute degli abitanti.

Perché l’argomento più dibattuto è il surriscaldamento dell’atmosfera e non la salute degli uomini? Per rispondere a questa domanda vorremo fare alcune considerazioni.

La stampa apertamente parla di opposizione da parte dell’industria ad intervenire sugli impianti, dati gli elevati costi necessari per ridurre l’inquinamento, tesi appoggiata da alcuni governi, in cambio di sostegni più o meno ufficialmente prodigati in recenti campagne elettorali da parte di organizzazioni industriali.

Ma veramente ci sarà questo surriscaldamento dell’atmosfera? La verità è che nessuno lo sa!

Sempre, quando si parla di fenomeni riguardanti la Fisica terrestre, dalla meteorologia alla ionizzazione della stratosfera, gli scienziati si sono sempre divisi su tante ipotesi, perché i dati disponibili sono insufficienti per enunciare una tesi inoppugnabile. Basta pensare che dopo oltre un secolo di misurazioni dei vari parametri meteorologici, non si è ancora in condizioni di fare delle previsioni sul tempo aldilà dei 3-4 giorni, quindi immaginate se si è in condizioni di fare delle previsioni sulle variazioni del clima tra qualche decennio. Basta tener presente che nella storia della terra, cioè per miliardi di anni, vi è stata sempre un’alternanza di periodi freddi con periodi caldi, senza che si possa invocare l’inquinamento legato ad attività umane (vedi: "Alluvioni, tornadi, nubifragi, ondate di caldo o freddo ... perchè chiamare calamità gli eventi naturali?).

La durata dei vari cicli varia da milioni di anni a un decennio e non si trova una spiegazione plausibile sulle ragioni che portano ad un innalzamento o abbassamento della temperatura: vari sono i fattori che dovrebbero intervenire nel fenomeno, compresi quelli astronomici.

L’argomento dominante nelle discussioni è l’effetto serra, caratterizzato da un aumento della temperatura legato all’aumento di anidride carbonica causato dagli insediamenti umani. L’uomo della strada è convinto che l’effetto serra sia legato esclusivamente all’inquinamento, senza riflettere che la Terra è una grande serra che permette lo sviluppo della vita così come la conosciamo. Senza dubbio l’aumento dell’anidride carbonica ha il suo effetto sull’innalzamento della temperatura (a proposito circolano i dati più disparati sulla sua variazione), ma l’incremento di essa è di particolare consistenza in corrispondenza degli insediamenti umani ed industriali e, argomento tabù, un apporto non trascurabile è quello dovuto agli aerei per tutta una serie di gas inquinanti, in particolare l’ozono.

Come si vede le polemiche si svolgono quasi sempre sui possibili cambiamenti del clima a lunga scadenza, attribuendo all’inquinamento la totalità delle variazioni dei parametri che lo determinano, non potendo distinguere l’apporto legato alle attività umane da quella che potrebbe essere la naturale evoluzione del clima, come si è sempre verificato nel passato.

Allora perché si parla solo di pericoli legati alle variazioni del clima e non ci si allarma per la salute delle popolazioni?

Visti gli interessi legati alla lotta all’inquinamento, è preferibile affrontare l’aspetto climatico, perché permette di trascinare per decenni la discussione e giustificare la non presa di provvedimenti drastici a breve scadenza, vista anche l’incertezza delle teorie alla base delle teorie sulle variazioni climatiche.

Affrontare le conseguenze dell’immissione di gas nocivi alla salute delle popolazioni, specie in corrispondenza di insediamenti ad alta densità, comporterebbe l’intervento dei governi in forma drastica e non proporre ridicole riduzioni del 5-10% dei gas, ma la loro quasi eliminazione nel giro di pochi anni.

Ma immaginate un’immediata e drastica eliminazione di impianti industriali inquinanti e la riduzione dei mezzi di trasporto dal motociclo all’aereo?

Forse è troppo tardi per far marcia indietro. Bisognava riflettere sul problema fin dall’inizio dell’industrializzazione e della motorizzazione, senza considerare dei visionari quei pochi che all’inizio mettevano sull’avviso l’umanità.

Ma come dimenticare il profitto?

Dott. Pio Petrocchi

Dedicato a Pio Petrocchi
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