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domenica 14 marzo 2010
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CLIMA E AMBIENTE
Dopo tanto freddo ... finalmente arriva un po' di caldo

Parleremo dell'andamento della Temperatura partendo da 10.000 anni a.C. Perché questo limite che tutto sommato, rapportato alla presenza dell’uomo sulla Terra, è ben piccola cosa? Forse è difficile ricostruire le variazioni di temperatura nelle epoche anteriori? Non basterebbe risalire di due o tre mila anni per sapere le "regole", ammesso che vi siano, con cui è variato il clima nel passato, in modo da poter, nei limiti del possibile, vedere cosa ci aspetta in un prossimo futuro e tranquillizzare coloro che gridano "non ha mai fatto tanto caldo come quest’anno" o coloro che esasperando gli "effetti serra" preannunciano scioglimento dei ghiacciai e conseguenti inondazioni.

La scelta di un periodo di dodicimila anni è stata fatta perché connesso con un grande evento climatico: la fine dell’Era glaciale, avvenuta dopo oltre 850.000 anni di gelo instauratosi con alterne fasi, nell’emisfero settentrionale, in particolare in Europa.

Non è stata l’unica glaciazione nella storia della Terra, ma senza dubbio la più importante per l’umanità, poiché è durante questo periodo (Era Quaternaria) si è avuta la comparsa dell’Homo sapiens e, cosa più affascinante, la selezione per arrivare all’Uomo moderno.

Prima di affrontare l’esame dell’andamento delle temperature nei vari periodi va tenuto presente che esiste una sostanziale differenza tra "andamenti meteorologici" e "andamenti climatici", mentre spesso e volentieri si fa una gran confusione tra le due entità. Infatti le variazioni registrate nell’ambito di pochi decenni autorizzano solo considerazioni di carattere meteorologico, anche se mettono in risalto escursioni di diversi gradi. In questi casi non si può parlare di variazioni climatiche e tanto meno azzardare previsioni sul clima anche a breve distanza.

Perché si possa invece parlare di escursioni e previsioni climatiche bisogna essere in presenza di osservazioni dirette o indirette relative a diversi decenni, prendendo in considerazione le variazioni delle temperature medie. Importanti cambiamenti climatici avvengono, per quanto riguarda la temperatura, con variazioni di 3 o 4 gradi.

Va decisamente precisato che le variazioni delle temperature non sono gli unici parametri da prendere in considerazione per accertare e valutare cambiamenti sia meteorologici sia climatici.

Naturalmente il clima in questi ultimi 12.000 anni ha subito diverse oscillazioni che ci permettono di suddividere il tempo trascorso in diversi periodi, caratterizzati da climi caldi alternati a ritorni di climi gelidi. Questi periodi possono definirsi solo a posteriori, tanto che è difficile definire se oggi stiamo attraversando un'escursione del clima di tipo glaciale o interglaciale.

Nelle grandi linee l’andamento del clima passato si può dividere nei seguenti periodi:

  • il periodo più caldo vissuto dall’umanità è quello compreso tra il 10.000 e il 1.000 a.C. con il culmine tra il 5° e il 4° millennio a.C. Durante quest’epoca si sono sorte e sviluppate le Grandi Antiche Civiltà;

  • un secondo periodo relativamente mite, separato da una breve fase rigida dal precedente, si è avuto tra la fine del 1° millennio a.C. e il 1400 d.C., che ha interessato principalmente il Medioevo;
  • con il 1400 vi è stato un ritorno del gelo in tutta l’Europa con influenza sulle latitudini più meridionali. Questa fase è stata definita "La piccola era glaciale" che si ritiene terminata con la fine del 1800, ma non è escluso che perduri tuttora.

Prima di conversare sui diversi periodi sarà opportuno, almeno nelle grandi linee, far delle considerazioni sulle variazioni climatiche e delle conseguenze che possono essersi verificate nei riguardi dell’Uomo e delle sue attività.

Come indicato nella scheda Era Glaciale, tra i 10.000 e 9.000 anni a.C. l’uomo nell’Emisfero settentrionale usciva da condizioni di vita difficili, oltre che per ragioni climatiche, anche perché i mezzi di difesa e gli utensili per le necessità primarie erano veramente rozzi e di limitata efficacia.

In coincidenza con il graduale riscaldamento che andava instaurandosi nell’emisfero settentrionale si ha la prima e forse la più importante Rivoluzione dell’Umanità, infatti nell’Evoluzione dell’Umanità altri fattori oltre a quelli climatici sono stati determinanti, ma se si considera che durante la glaciazione l’uomo del Paleolitico viveva solo grazie alla caccia e alla raccolta dei prodotti vegetali che spontaneamente crescevano nelle zone più favorite, è solo con il cambiamento climatico che gli uomini scoprirono e perfezionarono due attività veramente rivoluzionarie: l’agricoltura e l’allevamento degli animali.

Millennio dopo millennio la temperatura andò sempre più crescendo fino a raggiungere il culmine durante il sesto millennio A.C., accompagnata da un altro fenomeno climatico non meno importante: aumento dell’umidità tale da mantenere l’equilibrio di tutti gli altri fattori che hanno sempre caratterizzato il sistema ecologico di questa Grande Serra che è il Globo terrestre. L’effetto serra, oggi citato spesso a sproposito e per demonizzarlo, è legato all’ecosistema che fin dai tempi più remoti si è instaurato sulla Terra e che permette ancora oggi lo sviluppo e la sopravvivenza del regno vegetale ed animale compreso l’uomo.

Con l’aumento della temperatura si ha un aumento dell’evaporazione e di conseguenza sale il tasso di umidità, per cui si intensificano le precipitazioni. Ovviamente si ha un incremento delle acque dei fiumi, la cui portata risente anche del disgelo dei ghiacciai, con conseguente possibile, ma non certo, innalzamento del livello dei mari, come si sostiene oggigiorno da coloro che formulano catastrofiche previsioni per un futuro più o meno immediato.

Anche in questo caso la natura per mantenere un certo equilibrio si avvale di effetti di segno contrario, in modo da avere delle compensazioni tra i fenomeni nel risultato finale. Infatti l’innalzamento del livello del mare non è in relazione alle precipitazioni, in quanto si ha un equilibrio tra evaporazione e precipitazioni, ma è legato al disgelo dei ghiacciai quindi una maggiore presenza di acqua nei bacini. Tuttavia non sempre si è rilevato un innalzamento del livello marino proporzionato al volume del ghiaccio disciolto in quanto vi sono dei fattori tali da ridurre o annullare l’entità dell’innalzamento. Innanzi tutto in geologia non sempre è possibile stabilire in caso di ingressione del mare sulla terra ferma se la causa sia stata l’innalzamento del livello del mare o piuttosto un abbassamento della regione, come pure nel caso di ritiro delle acque del mare potrebbe essere dovuto ad un effettivo ritiro delle acque, per effetto dell’evaporazione o minori precipitazioni, o piuttosto ad un sollevamento della terra ferma. In molti casi è la concomitanza dei due fenomeni a determinare l’effetto finale.

Entrando in considerazioni più dettagliate per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai, va notato quanto segue:

  • le terre su cui insistono enormi masse di ghiaccio sono sottoposte a pressioni considerevoli che con lo scioglimento del ghiaccio vengono a ridursi notevolmente, per cui esse si sollevano anche di diverse decine di metri. Tutte le coste del mediterraneo sono caratterizzate da spianate molto al disopra dell’attuale livello marino, comunemente classificati "terrazzi marini";
  • altro argomento addotto da chi paventa l’innalzamento del mare fino al punto di sommergere estese terre, è quello dello scioglimento degli iceberg alle latitudini settentrionali. Senza dubbio un loro apporto potrà essere dato, ma tenuto conto che la quasi totalità del volume dell’iceberg, essendo già sommersa nel mare, concorre a determinare il livello del mare prima dello scioglimento. Altro fattore importante è che il volume dell’acqua risultante dal disgelo rappresenta l'85 % del volume dell’iceberg, quindi ci sarà un esiguo contributo all’innalzamento del livello dovuto alla parte emersa pari a 1/10 dell’intero iceberg;
  • un eventuale aumento considerevole delle acque marine provocherà movimenti di subsidenza dei fondi del mare, la cui entità dipende da tanti fattori legati alla geologia della zona, ma che in ogni caso costituisce un elemento compensativo ad eventuali aumenti dei livelli marini;
  • certamente quelle aree costiere e fluviali, che l’intervento dell’uomo per ragioni sociali od economiche ha decisamente modificato con opere di bonifiche o d'infrastrutture, non sempre rispettando l’assetto ambientale risultato da equilibri raggiunti in tanti millenni, potranno facilmente essere di nuovo coperte dalle acque marine o salmastre. Certo che questa prospettiva non potrà far piacere ai discendenti di coloro che tanti decenni fa avevano bonificato zone paludose come la pianura Pontina, il Polesine, etc., ma non si dovrà imprecare contro la Natura, perché sono state ripristinate condizioni preesistenti all’intervento dell’uomo come pure non si deve cercare un alibi nell’inquinamento, perché sono eventi che si sono verificati per centinaia di milioni di anni, quando non c’era nessuna attività ad inquinare la Natura.

Dott. Pio Petrocchi

Dedicato a Pio Petrocchi
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