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CLIMA E AMBIENTE
COP15, Copenaghen, dicembre 2009: le conclusioni

A dicembre 2009, a Copenaghen, si è tenuta la 15esima Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici chiamata Cop15 dove i rappresentanti di 193 nazioni, hanno discusso e deciso sul futuro del nostro pianeta.

Cerchiamo di far capire a chi per la prima volta affronta questo argomento, quale è il problema.

Di cosa stiamo parlando? 

Nel lontano 1992 a Rio de Janeiro, si tenne la prima Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nella quale si prese formalmente atto che l'innalzamento delle temperature nel nostro pianeta era causato dall'inquinamento atmosferico dovuto principalmente all'aumento dei gas serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo) prodotti dalle industrie, dal riscaldamento, dalle automobili, ecc. e si invitavano formalmente tutti gli Stati del mondo, in modo particolare quelli industrializzati, a ridurre le proprie emissioni.

Dal 1992 le varie nazioni si sono incontrate periodicamente, nelle cosiddette Conferenza delle Parti (COP),  per discutere sui risultati che si stavano ottenendo e fare il punto della situazione.

Nella COP3 svoltasi a Kyoto a dicembre del 1997  in Giappone, è stato adottato il famoso Protocollo di Kyoto che stabiliva le azioni legalmente vincolanti che i Paesi sviluppati dovevano intraprendere vale a dire ridurre le loro emissioni di almeno il 5% (rispetto ai valori del 1990) entro il 2012 (per maggiori chiarimenti leggi l'articolo "Seal the deal and set things in motion -Sigliamo un accordo e mettiamolo in atto").


Nota 1 

Nella  Conferenza di Bali, la roadmap, svoltasi a dicembre del 2007 (COP13),  le nazioni riunite avevano deciso che all'incontro di Copenaghen del 2009 si sarebbe raggiunto un accordo vincolante da parte di tutte le nazioni in continuazione del protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012.

Cosa si doveva decidere nella COP15 del 7-18 dicembre di Copenaghen sui cambiamenti climatici? 

Scopo della conferenza era quello di definire un accordo mondiale, legalmente vincolante  onnicomprensivo sui cambiamenti climatici per il periodo successivo al 2012 al fine di evitare l'aumento della temperatura media globale di oltre 2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali. Per raggiungere questo obiettivo i paesi industrializzati (primo fra tutti gli USA che non aveva ratificato il protocollo di Kyoto e uno dei maggiori responsabili assieme alla Cina delle emissioni dei gas serra), dovrebbero ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e fornire il supporto finanziario necessario ai paesi in via di sviluppo per intraprendere un percorso di energia pulita, per proteggere le foreste tropicali e adattarsi agli impatti del cambiamento climatico che, purtroppo, sono ormai inevitabili.  Ogni accordo doveva essere sancito in un trattato giuridicamente vincolante. 

 

Cosa hanno deciso?

Hanno deciso che devono prendere una decisione.  Infatti si è trattato di un accordo inesistente, niente di vincolante né a livello politico né a livello legale.  Le decisioni prese stabiliscono solo che non si deve superare la soglia di 2°C come aumento massimo delle temperature ma non si parla di come questo debba avvenire.  Tutto è stato rimandato alla prossima conferenza sul clima che si terrà a novembre 2010 in Messico mentre è stata rinviata a febbraio 2010 la notifica delle misure da adottare per ridurre le emissioni di gas serra nel periodo 2012-2020.


Nota 2 

Solo i fondi da stanziare ai paesi in via di sviluppo perchè incrementino le tecnologie a basso impatto ambientale sono stati definiti come cifra globale. In pratica i paesi in via di sviluppo dovranno ricevere 30 miliardi di dollari tra il 2010-2012 fino ad arrivare a 100 miliardi di dollari entro il 2020 (le cifre però sono ancora da suddividere tra i diversi paesi). 

Kumi Naidoo il Direttore Esecutivo di Greenpeace International afferma riguardo "all'accordo" raggiunto "non è minimamente giusto, ambizioso e vincolante, dunque il lavoro dei capi di Stato non è ancora finito. Oggi i leader hanno fallito nel salvare il Pianeta da cambiamenti climatici catastrofici: con l'attuale testo il mondo andrà incontro a un aumento di °C che mina l'esistenza stessa della nostra civiltà».

Perchè non è stato stipulato nessun accordo?

Prendere delle decisioni su questioni che toccano gli interessi di pochi gruppi di interesse economico a livello mondiale non è certo una cosa che le principali nazioni industrializzate possano fare a cuor leggere.

I Paesi più poveri che avrebbero voluto far valere il principio delle ?responsabilità comuni ma differenziate? in quanto sono i  Paesi industrializzati ad essere i responsabili della situazione attuale e quindi sono quelli che maggiormente si devono impegnare nella riduzione delle emissioni, sono stati ben poco ascoltati.

Apisai Ielemia, primo ministro del piccolo stato di Tuvalo che vanta appena 9900 abitanti e che rischia di scomparire a causa dei cambiamenti climatici dice che il futuro del suo piccolo stato non è in vendita. Venezuela, Cuba, Costa Rica, Bolivia, Nicaragua sono sulla stessa lunghezza d'onda.

 

Forse aveva ragione Sarkozy, il presidente francese, quando affermava "Il testo dell'accordo non è perfetto (...) E' però il migliore accordo possibile oggi. (...) Se non ci fosse stato un accordo, due Paesi importanti come Cina e India sarebbero stati liberati da ogni tipo di contratto, così come gli Stati Uniti, che non figurano nel protocollo di Kyoto".

Il presidente di turno della UE Reinfeldt ha affermato che gli impegni raccolti non consentiranno di mantenere l'aumento delle temperature al di sotto dei due gradi e che ora bisogna lavorare per garantire rapidamente un accordo legalmente vincolante. Ma come è possibile. Ci sono voluti due anni per preparare l'incontro di Copenhagen, due anni di fitte negoziazioni per arrivare ad avere il nulla tra le mani. Milioni di voci che chiedevano di intervenire non sono state ascoltate, ma la cosa più grave è che la voce più importante, quella del pianeta terra che gridava aiuto, non è stata ascoltata.

Una manciata di uomini hanno deciso che 6,7 miliardi di persone non avranno un futuro. Una manciata di uomini hanno deciso che 6,7 miliardi di persone non potranno più avere una casa. Se riflettete amici questa non è la cosa più grave: la cosa più grave è che 6,7 miliardi di persone hanno permesso a 193 persone di decidere del loro futuro.

Connie Hedegaard il presidente della COP15 aveva detto che se non si raggiungeva l'accordo del secolo, sarebbe stato il sistema democratico planetario a fallire. Ma mi chiedo, di quale democrazia parla, purtroppo forse di quella di 193 uomini che hanno venduto il futuro di 6,7 miliardi di persone per una manciata di pezzi di carta.

Greenpeace sta mobilitando milioni di persone perchè diventiamo tutti un unico coro ed un'unica voce. Chi ci rappresentava in quella grande aula non ha pensato ai nostri interessi e a quelli delle generazioni future. Facciamo allora sentire forte la nostra voce, non lasciamo che ci impediscano di avere un futuro e ricordiamoci sempre di una cosa: "la volontà politica è una risorsa rinnovabile" (Al Gore, Una scomoda verità) e siamo noi, la gente comune, che ha il potere di rinnovarla e quindi di decidere.

Dott.ssa Maria Giovanna Davoli

1 gennaio 2010


Fonti bibliografiche online

(en) IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change
(it) Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici
(en, es, fr ed altre) United Nations Climate Change Conference dec 7-dec 18 2009
(en) Department of Economic and Social Affairs Population Division
(en, fr, es) United Nations Framework Convention on Climate Change
(it) Il sole 24ore
(en) Greenpeace International
(it) Onu Italia

Note

(1) Immagine non soggetta a copyright: courtesy NASA
(2) Immagine non soggetta a copyright: courtesy U.S. Fish and Wildlife Service's National Digital Library
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