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domenica 14 marzo 2010
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CLIMA E AMBIENTE
Il clima: le cose che non ci dicono

Nel primo numero di Elicriso è apparso l'articolo "Non ha mai fatto tanto caldo come quest'anno" scritto con lo scopo di richiamare l'attenzione del lettore su come tanti luoghi comuni influenzano le nostre convinzioni, enfatizzate dai mass media, quando invece sarebbe più saggio mettere in evidenza il limite delle nostre conoscenze.

Per gli addetti ai lavori tanti fenomeni sono ovvi, tanto che non ritengono necessario spiegarne i meccanismi, in particolare il rapporto causa-effetto e, cosa molto importante, i limiti della loro attendibilità. Ma per l'uomo della strada dove finiscono le certezze e dove cominciano le supposizioni? Come può valutare i valori dei fattori meteorologici senza che qualcuno gli spieghi nelle grandi linee la natura di quei fenomeni di cui si sta parlando?

Non sarebbe opportuno, per rendere più intelligibile quanto accade intorno a lui, che gli venga esposto il contesto, sia nello spazio sia nel tempo passato, in cui tanti fenomeni si evolvono continuamente? Perché farlo vivere alla giornata dandogli quel tanto d'informazioni sufficienti a fargli scegliere l'abbigliamento più consono al tempo previsto per le prossime 24 ore? Perché i mass media, specie la televisione, non sacrificano una piccola frazione dello spazio che dedicano alla cronaca nera o rosa, ai film scarsamente seguiti, per dedicarsi ad un programma istruttivo sulla meteorologia, anche con intenti pedagogici?

Se ci fosse una cultura meteorologica più diffusa ci sarebbe una maggiore partecipazione e presa di coscienza per la tutela dell'ambiente e le conseguenze dell'inquinamento.

Prima di porci tanti interrogativi cercheremo, per i non addetti ai lavori, di trattare il numero maggiore di elementi che concorrono a caratterizzare il tempo meteorologico e il clima. Ovviamente non mancheranno riferimenti all'ambiente ed alle calamità naturali, cercando di individuare come l'uomo potrebbe intervenire per migliorare le condizioni dell'uno e contenere i danni delle altre.

Onde evitare di essere accusati di sottovalutare il problema dell'inquinamento o, ancora più grave, di fatalismo, vogliamo chiarire che nel trattare gli argomenti sarà nostra cura tenere ben presenti i seguenti criteri:

  • cercheremo, nel limite del possibile, di separare le cause e gli effetti legati a fattori locali, precisando dove comincia l'eccezionalità di certi valori rispetto al passato e sottolineando i danni provocati dall'inquinamento come effetto immediato per chi vive nelle zone ad alto rischio, evitando di legare effetti locali a fenomeni rilevabili nell'ambito terrestre e nella stratosfera. Ad es. il gridare che l'emissione di componenti della combustione di carburanti concorre ad allargare il " Buco nell'ozono " a 15-20.000 km sopra l'Antartide non riteniamo che sia molto efficace per sensibilizzare gli abitanti di tante aree a rischio. Infatti non molti sanno dove si trovi l'Antartide, o comunque, è talmente lontana per cui la maggioranza è scettica sulle eventuali conseguenze nefaste del fenomeno alle nostre latitudini. Forse sarebbe più efficace, per sensibilizzare l'opinione pubblica, mostrare una documentazione medica comprensibile all'uomo della strada circa gli immediati effetti dell'inquinamento sulla salute, a livello di quartiere senza scomodare il Polo Sud;
  • per quando riguarda le evoluzioni del tempo e del clima a più vasto raggio esse verranno possibilmente inquadrate in un contesto più o meno esteso nel passato, onde poter capire se si è in presenza veramente di eventi eccezionali o piuttosto di manifestazioni che rientrano nella norma e in certi casi prevedibili.

Perché tenere separati gli eventi a limitato raggio, sia nello spazio sia nel tempo, da quelli che coinvolgono il globo terrestre? La ragione è molto semplice. Il mescolare i due tipi di eventi, come spesso fanno i mezzi di comunicazione, serve solo a creare confusione e, il più delle volte, inutili ed esagerati allarmismi, mescolano cause ed effetti tipici del tempo meteorologico con quelli del clima. Infatti sono sufficienti pochi gradi di temperatura per 3-4 giorni per far gridare che il clima non è più quello di una volta e che è colpa "dell'effetto serra", demonizzando un sistema ecologico, senza riflettere che il nostro ecosistema si è instaurato sulla terra fin dai suoi primordi, cioè da quando si è venuta delineando un'atmosfera anche se con gli stessi componenti che caratterizzano l'attuale atmosfera.

Inoltre riteniamo utile sottolineare e mettere in evidenza che i dati provenienti dal monitoraggio dell'ambiente (dati meteorologici, composizione dell'aria come anidride carbonica, ozono, composti dell'azoto, etc.) non sono effettuati uniformemente sul territorio nazionale, ma sono ovviamente in prevalenza riferiti a centri con elevata densità di popolazione e/o altamente industrializzati.

Questa situazione va sempre tenuta presente prima di generalizzare dati locali per non arrivare a conclusioni errate. Infatti dato che l'uomo è la principale causa, attraverso le sue attività dell'inquinamento dell'aria, terreno e acque, sorge spontaneo domandarsi come è distribuita sul territorio la popolazione?

E qui sorge una prima perplessità: il 31% risiede nei capoluoghi di provincia

ma, dato più importante, esso occupa solo il 6 % del territorio nazionale.

Alla luce di questi dati e considerato che il monitoraggio dell'inquinamento è effettuato prevalentemente nei grandi centri, sorge spontanea la domanda: è lecito estrapolare i dati a tutto il territorio e per poi trarne delle conclusioni più o meno corrispondenti alla realtà, partendo da dati così limitati nello spazio?

Se ad esempio si osserva la tavola allegata, in cui sono riportati alcuni dati delle Provincie di Milano e Lodi.

Si vede che i componenti atmosferici che mostrano valori più elevati sia come frequenza sia percentuale, sono in corrispondenza di stazioni di rilevamento concentrate in aree più ristrette rispetto all’intera superficie delle due provincie. Probabilmente subentra anche una non uniforme densità delle stazioni di rilevamento, dovuta al fatto che esistono zone con scarsi insediamenti. Tuttavia sarebbe veramente indispensabile un’uniformità nella rete di monitoraggio per avere una precisa documentazione sulla distribuzione dell’inquinamento e ricavarne così delle conclusioni a livello se non nazionale almeno macroregionale.

Cercheremo nel prossimo futuro di elaborare dati ad ampio respiro con l’aiuto delle varie Provincie od altri enti, auspicando la stessa cortese e sollecita collaborazione avuta dalla Provincia di Milano.

Nel prossimo numero di Elicriso passeremo in rassegna l’esame dei vari componenti dell’atmosfera e i loro limiti di tolleranza.

Dott. Pio Petrocchi

Dedicato a Pio Petrocchi
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